RASSEGNA STAMPA

GIUGNO 1999
PAOLO GALEOTTI
Cosmología darwiniana
In che razza di universo viviamo
LEE SMOLIN, "La vita del cosmo", ed. orig. 1997, trad. dall'inglese di Pier Daniele Napolitani, pp. 448, Lit 42.000, Einaudi, Torino 1998
Sapevate che la fisica newtoniana, a parte la legge di gravitazione, è ormai un relitto démodé della scienza ottocentesca? Che l'universo non è infinito e neppure eterno? Che la vita sulla Terra è resa possibile dalle reazioni nucleari che avvengono sui miliardi di stelle sperdute nel buio profondo del cosmo? Se non irnmaginavate nulla di tutto ciò, questo libro è per voi.
Premetto subito che la lettura non è sempre agevole, nonostante lo stile piano ed efficace dell'opera. L'argomento è di quelli ostici e, talvolta, può rivelarsi indigeribile anche per persone di buona cultura che non abbiano però la passione della fisica. Preziosissimo risulta pertanto il glossario finale, che consiglio vivamente di leggere e memorizzare prima di attaccare il testo. In effetti, negli ultimi vent'anni la fisica teorica ha compiuto incredibili passi avanti nella comprensione dell'universo, e sta ora cercando di dare un senso alle mille scoperte (neutrini, bosoni, buchi neri, quark) che sono sbocciate all'improvviso, come una lussureggiante foresta tra le pietre scalzate di un antico tempio. Dare un senso significa soprattutto, per i fisici di oggi, fornire una nuova poderosa visione unitaria e globale della natura che metta insieme la teoria della relatività einsteiniana con la meccanica quantistica.
Sorge spontanea la domanda: in che razza di universo ci troveremo a vivere una volta che questa rivoluzione sarà conclusa? L'autore, un brillante e autorevolissimo fisico americano con un passato sessantottino, si propone con il suo libro di darci una risposta, ma attenzione, ricordate le slogan "la fantasia al potere"? Ecco, molto di ciò che viene presentato nel testo è decisamente una speculazione o, se volete, una fantasia. Dunque il lettore non ha fra le mani, a rigor di termini, un libro scientifico, ma un'affascinante esposizione di nuove idee e ipotesi che non sono state ancora sufficientemente sperimentate. Tra tutte queste 'fantasie', che sono poi ipotesi alternative razionali e ragionevoli (per quanto ne sappiamo oggi sull'universo potrebbero essere anche vere), quella che personalmente mi ha intrigato di più - sono un biologo evoluzionista - è il tentativo di utilizzare la teoria dell'evoluzione biologica elaborata da Charles Darwin come strumento di base per costruire una nuova onnicomprensiva teoria cosmologica. Smolin parte da una scoperta fondamentale avvenuta nel secolo che sta per finire. Il fatto (vero!) è che l'universo che vediamo intorno a noi non è eterno. E nemmeno statico. E' nato un certo numero - finito - di anni fa, in uno stato diverso (il cosiddetto Bing Bang) e si è evoluto nel tempo fino a raggiungere il suo stato presente. Sembra che l'universo sia' appena appena più vecchio delle stelle e delle galassie che contiene, e la sua storia non è nemmeno molto più antica di quella della vita sulla Terra. Una novità sconvolgente e, come ovvio, il dischiudersi di scenari vertiginosi di possibilità fino ad ora inimmaginabili. Se l'universo si evolve è chiaro che deve avere avuto un'origine e che quindi avrà anche una fine; dunque non è eterno, ma sarà prima o poi soppiantato da un altro, diverso universo. E potremmo anche chiederci, andando a ritroso, che cosa sia esistito prima di questo universo. Ecco il punto forte: gli universi, secondo la 'fantasia' di Smolin, nascono dal collasso di un precedente universo in un buco nero e competono tra di loro in una sorta di cosmica lotta per la sopravvivenza, dove solo il più adatto, l'universo più ricco e più vario, quello con più stelle e buchi neri, alla fine vince perché ha la capacità di lasciare molti più discendenti di altri universi. Esattamente come accade per gli organismi viventi. Il nostro universo è dunque probabilmente figlio di uno di questi universi "vincenti" e pertanto è solo un membro tipico di una grande progenie di universi.
Di questo universo relazionale in continuo cambiamento noi umani siamo parte assolutamente integrante come le galassie, i soli, i pianeti e tutto il resto del grande armamentario cosmico, e con tutto interagiamo cambiando continuamente. Niente a che vedere con le pesantezze dei trascorsi aneliti alla conoscenza assoluta, à la Nietzsche, in cui il mondo è schiacciato sotto ii peso dell'impossibilità del nuovo. Questa nuova concezione dell'universo è invece leggera come la luce, perché ciò che Darwin ci ha dato, e che possiamo aspirare a generalizzare al cosmo intero, è un modo di pensare al mondo che è sì scientifico e meccanicistico, ma è un modo in cui il verificarsi del nuovo, la continua nascita del nuovo può essere finalmente compresa. Non ha veramente più senso guardare all'universo come a uno statico buio "fuori" da noi, creato da un divino Pilota che, imposto un ordine al caos, ne è rimasto poi fuori a osservare e prescrivere. Tutto l'Essere è nelle relazioni complesse fra le cose reali, sensibili. Tutta l'utopia possibile sta in ciò che possiamo fare con le nostre mani. Insomma: Dio è morto, Nietzsche è morto, ma Darwin è vivo e lotta insieme a noi.
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