RASSEGNA STAMPA

30 MAGGIO 1999
UMBERTO BOTTAZZINI
Per un dialogo senza «limiti»
Carlo Maria Martini, «O_rizzonti e limiti della scienza. Decima cattedra dei non credenti», Cortina, Milano 1999, pagg. 158, L. 26.000.
Claude Allègre, «Dio e l’impresa scientifica. Il millenario conflitto tra religione e scienza», Cortina, Milano 1999, pagg. 218, L. 35.000.
Gli orizzonti sempre mobili della ricerca e i (presunti) limiti della scienza contemporanea. Questi sono i temi su cui si interroga il cardinale di Milano Carlo Maria Martini dalla «Cattedra dei non credenti», giunta ormai alla decima sessione. C’è «una ragione che fa da sfondo alla nostra ricerca anche se non sarà oggetto specifico delle nostre serate», scriveva il cardinale Martini sul Sole del 25 ottobre 98 presentando questa iniziativa. «La scienza solleva oggi interrogativi inquietanti di natura etica per le straordinarie prospettive che ha saputo aprirsi». Non c’è dubbio. Quanto «inquietanti» siano però poi le risposte a quegli interrogativi date da parte cattolica sul terreno politico lo mostra la cronaca parlamentare di questi giorni relativa alla legge sulla fecondazione assistita.
Al di là della contingenza politica, gli interventi tenuti da quella Cattedra sono stati raccolti per la prima volta in un volume che, per credenti e non credenti, è di sicuro interesse. «L’intento — dice il cardinale Martini nel preludio — è quello di dar voce al credente e al non credente che sono in noi e che, mossi dalla meraviglia di fronte ai tanti misteri dell’Universo, permettono di emergere alle domande profonde che spesso restano silenziosamente inerti nel fondo della coscienza». L’universo e il tempo, le origini della vita, l’intelligenza e le scienze cognitive, la filosofia e la teologia: questi gli argomenti affrontati da diversi specialisti nelle serate di discussione che hanno scandito l’attuale sessione della Cattedra. I vari interventi offrono al lettore occasione di un aggiornamento sullo stato della ricerca nei vari campi e, insieme, elementi di riflessione. Diverse sono le convinzioni filosofiche e religiose che traspaiono, e diverso è anche l’accento da essi posto sulle questioni che stanno più a cuore al cardinale, e che questi richiama nella discussione conclusiva che accompagna ogni sezione del volume.
Di fronte alle prospettive aperte dalla cosmologia, alla possibilità di più (se non addirittura infiniti) universi, di "immensi spazi" con possibili forme di vita, forse diverse forse simili alla nostra e, dentro di noi, all’esplorazione del cervello e della mente, qual è il posto riservato alla fede e a Dio? Quali sono i rapporti tra scienza e teologia?
Certo, a differenza della fede, la scienza non è il terreno della certezza assoluta. «Le vittorie in questa impresa, afferma il cosmologo Francesco Bertola, non sono altro che la rimessa in discussione di quello che, prima, si teneva per certo. Proprio quando crediamo di essere giunti a un punto indubitabile, ci accorgiamo che la verità è diversa, e per questo siamo costretti ad andare oltre». Ma proprio in questa continua tensione verso un orizzonte conoscitivo che si rivela mobile e si sposta sempre oltre risiede il fascino straordinario della ricerca scientifica.
Gli orizzonti della scienza sembrano sconfinati, afferma il cardinale Martini. «Nello stesso tempo emergono i limiti» della scienza. «Ci sono barriere che sembrano invalicabili anche concettualmente, per non parlare dei limiti etici. Penso a domande fondamentali come quelle sull’origine e la durata dell’Universo, la comparsa della vita».
In realtà, più che di "limiti", che rivelano una modalità di approccio estranea alla scienza e ai suoi metodi, si può parlare di questioni alle quali la scienza non ha ancora trovato una risposta e di questioni che esulano dal dominio della scienza per appartenere piuttosto al terreno delle scelte e delle convinzioni filosofiche o religiose personali. Come riconosce per esempio Boncinelli, la teoria darwiniana dell’evoluzione «spiega molte cose ma non tutte». In particolare «lo scienziato, se onesto, deve riconoscere di comprendere piuttosto bene quanto è successo tra seicento milioni e quaranta-cinquantamila anni fa, ma deve confessare che gli sfuggono il prima e il dopo». D’altra parte, afferma Bertola, «la scienza come insieme di acquisizioni incontra di continuo degli ostacoli, ma non porrei un limite ai desideri e agli sforzi degli scienziati, pur riservandomi di vederne i risultati - anche se, lo ribadisco, nel caso di ipotesi molto ardite e speculative, queste verranno magari tra secoli».
Del resto, il carattere storico è un aspetto peculiare della conoscenza scientifica. E sul terreno storico si è dispiegato il confronto tra l’ansia di conoscenza scientifica e le esigenze di carattere religioso. «C’è anche una seconda ragione che direi storica e che giustifica i lavori di questa cattedra», riconosceva il cardinale Martini in sede di presentazione.
«È la presa di coscienza dei difficili rapporti tra ragione scientifica e coscienza credente», a illuminare quei «difficili rapporti», o meglio, «il millenario conflitto tra religione e scienza» contribuisce il volume di Claude Allègre, che si raccomanda non solo come una lettura preliminare agli interventi dalla Cattedra di Martini. Il libro ripercorre quel «millenario conflitto» attraverso le vicende di Galileo e della faticosa affermazione dell’eliocentrismo, degli ostacoli frapposti dalle credenze religiose alla geologia (la questione dell’età della Terra) e alla biologia (la teoria dell’evoluzione darwiniana, che solo recentemente il Papa ha riconosciuto essere «più che un’ipotesi»).
Perché si chiede Allègre, di fronte alle manifestazioni di ostilità delle religioni cristiane «è proprio in Occidente, nel campo della cristianità, che la scienza moderna si è sviluppata?». La risposta, basata sul confronto tra la scienza e le religioni dell’Occidente, dell’India e della Cina, offre non solo una chiave di lettura dei rapporti fra scienza e sacro, ma anche delle modalità dello sviluppo scientifico. Per quanto possa apparire sorprendente, dice Allègre, le ragioni sono legate «al contenuto e alla forma stessa del messaggio delle religioni del Libro», alla sua interpretazione (la nascita delle università), alla competizione fra le diverse religioni del Libro.
Indirettamente, le conclusioni di Allègre rispondono anche alle domande del cardinale Martini. «Il campo dell’impresa scientifica e la sua sfera d’azione sono per essenza totalmente distinti dal religioso», anzi la scienza si è affermata nonostante gli ostacoli frapposti dal mondo della religione. Se la scienza può contribuire alla «ricerca di senso» che tutte le società reclamano, essa «abbandona il ruolo che le è proprio quando lascia credere di poter avere adesso, o in futuro, la risposta alle grandi domande» sul senso della vita e dell’Universo. Qui, per sua propria natura, la scienza non ha nulla da dire.
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