| Alterità e cristiani, dagli antichi a
oggi | Il tema dell'alterità risulta centrale nell'attuale dibattito filosofico ed esprime
pienamente le ricchezze e le con-
traddizioni del pensiero contemporaneo, in bilico costante tra bisogno di
apertura e paura nei confronti dell'altro. Lo ha ben compreso Gennaro Cicchese, il quale, nel suo recente, denso saggio "I percorsi dell'altro"(Città
Nuova), propone un'ampia e approfondita disamina del concetto di alterità, a
partire da un fecondo tentativo di determinare lo "status" dell'alterità nella
cultura contemporanea, che viene sviluppato nella prima parte. Il libro viene
presentato giovedì 14 alle 17.30 all'Università Lateranense (Roma, piazza San
Giovanni in Laterano 4), da
Aniceto Molinari, Emilio Baccarini, Edda Ducci,
Piero Coda, Leonardo Messinese. Il segmento centrale dello scritto di
Cicchese è occupato da un'ampia ricostruzione della storia del concetto di
alterità dall'antichità fino ai nostri giorni, ottenuta facendo riferimento ad
alcuni maggiori pensatori che, nel corso dei secoli, si sono occupati di questo
argomento. La terza e conclusiva sezione del volume è dedicata a una
riformulazione del concetto di alterità in chiave eterocentrica e personalistica.
I grandi interrogativi che stanno all'origine dell'indagine di Cicchese sono tra i
più vivamente presenti alla coscienza dell'uomo e della cultura di oggi: chi è
l'altro? Perché l'eclissi dell'idea cristiana di prossimo nella Modernità? Perché
anche tu (altro), e non soltanto io? Dinanzi a tali interrogativi, l'autore si è
posto una meta, come si legge nell'introduzione: "L'obiettivo è di chiarire
l'idea di alterità e approfondire i rapporti con l'altro uomo. Un'intuizione
molto semplice ha guidato la nostra indagine: è inconcepibile l'esistenza di
qualche cosa che non è in relazione. Ciò s'applica in maniera particolare
all'uomo. In prospettiva ontologica e antropologica, infatti, non esiste un
concetto d'alterità disgiunto dall'uomo. L'essere uomo, nella sua più radicale
accezione, è essere in relazione col Dio personale (alterità fondamentale), ma
anche con altro da sé ("aliud") e altra persona ("alius"), rimanendo se stesso
("ipse"). L'uomo è, infatti, una "struttura relazionale aperta"". Ma, infine,
può esservi soluzione positiva alla questione dell'alterità? Cicchese risponde
affermativamente: "Dall'indagine è emerso che il pensiero cristiano pone, in
maniera nuova e originale, il problema dell'altro. Ci pare che tale pensiero
segni un punto di non ritorno, un momento insuperato dell'antropologia.
Probabilmente solo nella linea della persona e della prossimità si può dare una
risposta definitiva al problema dell'alterità... Una corretta impostazione del
tema dell'alterità esige... la solidarietà tra gli uomini e la comunione tra i
popoli... Tuttavia per entrare nella vita di ciascun prossimo bisognerà passare
attraverso colui che è prossimo a tutti e più prossimo a ciascuno di loro:
Cristo Gesù". |