RASSEGNA STAMPA

8 MAGGIO 1999
ENRICO BERTI
Una riflessione di Nagel per superare il relativismo
Cercasi logos comune
Una difesa della ragione come punto di vista universale, quindi come mezzo attuale per attingere la verità
Thomas Nagel, "L'ultima parola", Feltrinelli, Pagine 224. Lire 32.000
La lettura dell'ultimo libro di Thomas Nagel, L'ultima parola. Contro il relativismo, conferma un'impressione già provata più volte, cioè che oggi la filosofia analitica non può più essere considerata nemica della metafisica e dei valori assoluti, come lo era al tempo del neopositivismo, ma spesso ne è invece una preziosa alleata. In quest'opera infatti uno dei maggiori filosofi analitici americani sviluppa una serie di argomenti veramente poderosi contro il relativismo (come recita il sottotitolo aggiunto nella versione italiana), i quali vengono indirettamente a confermare una concezione della realtà di tipo realistico, oggettivistico e forse anche metafisico.
L'unico suo difetto, che però è tale solo per l'ambiente culturale italiano, è di presentarsi come espressione di una filosofia «razionalistica», termine che in italiano ha assunto un significato deteriore, perché fa pensare a un'assolutizzazione della ragione che ignora i limiti di questa, mentre nell'accettazione di Nagel esso significa semplicemente difesa della ragione, di una ragione intesa come punto di vista universale. Come si legge infatti a pagina 13, «ragionare significa pensare in modi che chiunque dovrebbe poter riconoscere autonomamente come correnti», per cui la ragione è il logos, quel logos per primo Eraclito chiamò «comune», cioè discorso che accomuna, che permette di comunicare, di vivere tutti nello stesso mondo, come accade a quanti sono svegli, e non ciascuno in un suo mondo particolare, come accade a coloro che sognano. La negazione di questa ragione, cioè il relativismo, o soggettivismo, sia teoretico che morale, viene considerato da Nagel come espressione della pigrizia intellettuale della cultura contemporanea, come impedimento ad ogni discussione seria, come autocontraddizione e vacuità. Forse è un po' eccessivo classificare sotto l'etichetta di relativisti pensatori come Hume e Kant (il Kant «teoretico»), Quine e Goodman, Putnam, Williams e Rorty. Alcuni di essi, infatti, lo sono solo sotto certi aspetti, mentre altri, come Putnam, hanno recentemente abbandonato le posizioni relativistiche. Contro il relativismo Nagel ripropone come sempre valida, malgrado l'accusa di formalismo rivoltale da Heidegger, la confutazione classica, secondo la quale il relativismo, applicato a se stesso, si autodistrugge. Ma oltre a questo egli porta anche numerosi altri argomenti, tra i quali è particolarmente interessante quello secondo cui il pensiero non può essere compreso dall'esterno e quindi non può essere interamente ricondotto a spiegazioni di tipo psicologico, sociologico o antropologico, perché queste a loro volta sono soggette alle leggi del pensiero, cioè della logica, che sono innegabili. Oltre alla logica, e al linguaggio, di cui mostra il carattere irriducibilmente intenzionale e quindi il necessario collegamento col pensiero, Nagel difende, contro gli attacchi del relativismo, sia la scienza che l'etica.
Chiunque faccia un'autentica esperienza di ricerca scientifica, egli osserva, sa che per mezzo di essa non si impone nessuno ordine soggettivo al mondo, ma si cerca di scoprire un ordine non fatto da noi. E chiunque discuta di etica, osserva ugualmente Nagel, non si limita ad esprimere semplici desideri, ma cerca delle giustificazioni, delle regioni condivisibili universalmente. Un altro tema di particolare interesse, nel libro in questione, è la trattazione del naturalismo evoluzionistico, cioè del tentativo di spiegare la logica e l'etica per mezzo dell'evoluzionismo darwiniano. Contro di esso l'autore fa valere l'argomento sopra esposto, secondo cui il pensiero non può essere spiegato dall'esterno, per cui «l'ultima parola», in definitiva, spetta all'epistemologia, cioè ad una teoria razionale della conoscenza, il che spiega il titolo del libro. Ma è interessante soprattutto l'osservazione che l'evoluzionismo spesso è accolto per timore che l'unica alternativa ad esso sia la religione, verso la quale anche persone intelligenti nutrono una vera e propria paura, al punto da sperare, o volere, che Dio non esista. Secondo Nagel, invece, esistono anche altre alternative al naturalismo evoluzionistico, che rimangono sul piano della razionalità.
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vedi anche
Il mondo dell'uomo