Una riflessione di Nagel per superare il relativismoCercasi logos comune Una difesa della ragione come punto di vista universale, quindi come mezzo
attuale per attingere la verità |
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| Thomas Nagel, "L'ultima parola", Feltrinelli, Pagine 224. Lire 32.000 | La lettura dell'ultimo libro di Thomas Nagel, L'ultima parola. Contro il
relativismo, conferma un'impressione già provata più volte, cioè che oggi la filosofia
analitica non può più essere considerata nemica della metafisica e dei valori assoluti,
come lo era al tempo del neopositivismo, ma spesso ne è invece una preziosa
alleata. In quest'opera infatti uno dei maggiori filosofi analitici americani sviluppa una
serie di argomenti veramente poderosi contro il relativismo (come recita il sottotitolo
aggiunto nella versione italiana), i quali vengono indirettamente a confermare una
concezione della realtà di tipo realistico, oggettivistico e forse anche metafisico.
L'unico suo difetto, che però è tale solo per l'ambiente culturale italiano, è di
presentarsi come espressione di una filosofia «razionalistica», termine che in italiano
ha assunto un significato deteriore, perché fa pensare a un'assolutizzazione della
ragione che ignora i limiti di questa, mentre nell'accettazione di Nagel esso significa
semplicemente difesa della ragione, di una ragione intesa come punto di vista
universale.
Come si legge infatti a pagina 13, «ragionare significa pensare in modi che chiunque
dovrebbe poter riconoscere autonomamente come correnti», per cui la ragione è il
logos, quel logos per primo Eraclito chiamò «comune», cioè discorso che
accomuna, che permette di comunicare, di vivere tutti nello stesso mondo, come
accade a quanti sono svegli, e non ciascuno in un suo mondo particolare, come
accade a coloro che sognano. La negazione di questa ragione, cioè il relativismo, o
soggettivismo, sia teoretico che morale, viene considerato da Nagel come
espressione della pigrizia intellettuale della cultura contemporanea, come
impedimento ad ogni discussione seria, come autocontraddizione e vacuità. Forse è
un po' eccessivo classificare sotto l'etichetta di relativisti pensatori come Hume e
Kant (il Kant «teoretico»), Quine e Goodman, Putnam, Williams e Rorty. Alcuni di
essi, infatti, lo sono solo sotto certi aspetti, mentre altri, come Putnam, hanno
recentemente abbandonato le posizioni relativistiche.
Contro il relativismo Nagel ripropone come sempre valida, malgrado l'accusa di
formalismo rivoltale da Heidegger, la confutazione classica, secondo la quale il
relativismo, applicato a se stesso, si autodistrugge. Ma oltre a questo egli porta
anche numerosi altri argomenti, tra i quali è particolarmente interessante quello
secondo cui il pensiero non può essere compreso dall'esterno e quindi non può
essere interamente ricondotto a spiegazioni di tipo psicologico, sociologico o
antropologico, perché queste a loro volta sono soggette alle leggi del pensiero, cioè
della logica, che sono innegabili. Oltre alla logica, e al linguaggio, di cui mostra il
carattere irriducibilmente intenzionale e quindi il necessario collegamento col
pensiero, Nagel difende, contro gli attacchi del relativismo, sia la scienza che l'etica.
Chiunque faccia un'autentica esperienza di ricerca scientifica, egli osserva, sa che
per mezzo di essa non si impone nessuno ordine soggettivo al mondo, ma si cerca di
scoprire un ordine non fatto da noi. E chiunque discuta di etica, osserva ugualmente
Nagel, non si limita ad esprimere semplici desideri, ma cerca delle giustificazioni,
delle regioni condivisibili universalmente.
Un altro tema di particolare interesse, nel libro in questione, è la trattazione del
naturalismo evoluzionistico, cioè del tentativo di spiegare la logica e l'etica per
mezzo dell'evoluzionismo darwiniano. Contro di esso l'autore fa valere l'argomento
sopra esposto, secondo cui il pensiero non può essere spiegato dall'esterno, per cui
«l'ultima parola», in definitiva, spetta all'epistemologia, cioè ad una teoria razionale
della conoscenza, il che spiega il titolo del libro. Ma è interessante soprattutto
l'osservazione che l'evoluzionismo spesso è accolto per timore che l'unica alternativa
ad esso sia la religione, verso la quale anche persone intelligenti nutrono una vera e
propria paura, al punto da sperare, o volere, che Dio non esista. Secondo Nagel,
invece, esistono anche altre alternative al naturalismo evoluzionistico, che rimangono
sul piano della razionalità. |