RASSEGNA STAMPA

27 APRILE 1999
PIETRO PAGLIARO
La metafisica e le contraddizioni della realtà
Virgilio Melchiorre, "La via analogica", Edizioni Vita e Pensiero, pagine 322, lire 52.000
Un'ambiguità di fondo attraversa lo scenario della filosofia contemporanea: da una parte, non si può dire che la ricerca abbia cessato di essere una ricerca metafisica, intendendo con questo termine l'accesso ad un senso che trascende le sfere delle singole scienze e dell'esperienza fenomenica, dall'altra parte, anche dove ne venga posta la domanda, l'approdo ad un senso ultimo resta poi negato. Come può riproporsí allora la domanda metafisica, se la sua stessa legittimità è contestata? Siamo nella contraddizione o nella non ancora vinta nostalgia degli dei fuggiti? Ci troviamo di fronte a un'insuperabile "impasse" o siamo ad una svolta che attende una più corretta posizione del problema? Sono le domande da cui muove la ricerca di Virgilio Melchiorre, uno dei più profondi e rigorosi pensatori cattolici di questo secolo, che nel suo ultimo libro, "La via analogica", libro che si può considerare un po' il suo "Discorso sul metodo", prospetta una nuova risposta a quella che a prima vista potrebbe apparire come una insanabile aporia.
Il percorso di Melchiorre, docente di filosofia morale all'Università Cattolica di Milano, non è lontano per certi versi da quelli di Apel e di Levinas, in quanto si mira sempre a fondare la soggettività nello spazio originario della comunicazione, del rapporto con l'"altro", piuttosto che sulla singolarità erratica dell'"ego" cartesiano. Ma l'originalità del filosofo italiano consiste nell'aver fornito a quella dimensione etica una base teoretica radicata in una tradizione che da Aristotele arriva, "via" Kant e Hegel, alla fenomenologia dì Husserl e di Merleau-Ponty; e, cosa altrettanto interessante, nel non aver mai sottratto all'"io" (o se si preftrisce alla "coscienza"> le sue costitutive imbricazioni corporee e simboliche ed "esistenziali".
La strategia scelta da Melchiorre per un nuova accesso alla metafisica comincia dunque dalla ricerca di "percorsi fondativi", senza venir meno all'impianto trascendentale della modernità, per intenderci: sulla linea Cartesio-Kant-Husserl, combinata con l'apertura dell'ermeneutica contemporanea, ma evitando dì quest'ultima i rischi che comporta una lettura "debole" dell'interpretazione (come sarebbero, secondo l'autore, gli sviluppi ermeneutici di Vattimo e di Carlo Sini). Come può dunque rivelarsi decisiva, in questa operazione, la questione dell'analogia, non solo per il problema della conoscenza, ma altresì come luogo strategico per la domanda antropologica (che cos'è l'uomo?) e per la domanda metafisica sul senso ultimo della realtà? Nella filosofia contemporanea è emersa per lo più la convinzione che le analogie siano nient'altro che proiezioni antropomorfiche o mere pulsioni dì un senso che continua a sfuggire. L'ipotesi di Melchiorre è invece che il necessario riferimento ad un senso ultimo costituisca, per usare il lessico kantiano, una"regola immanente": se tutto rinvia ad una matrice costitutiva, allora tutto ciò che è ne partecipa, e quindi, pur nella sua finitezza, quanto appare è una "parola" del fondamento.
Il "passaggio" metafisico dell'analogia viene cercato esplorando la "regione" fenomenologica del linguaggio simbolico. Già Cassirer aveva definito l'uomo come "animale simbolico", ma aveva poi finito per ridurre il simbolismo alla sfera astratta della logica. Nella prospettiva aperta da Melchiorre le forme simboliche vengono considerate anche nella loro valenza ontologica, come modalità primarie e costitutive del linguaggio umano. Ora, le relazioni tra la dimensione semantica del linguaggio (le metafore poetiche o quelle che dicono il "sacro") e la dimensione metafisica del linguaggio si danno sempre all'interno dì un contesto storico, nella molteplicità delle lingue e delle tradizioni, e dunque l'interscambio simbolico segnato dall'analogia avviene sempre in una dimensione esistenziale ed etica, in una nuova "dialettica" (non più quella del conflitto hegeliano) dello sguardo e del riconoscimento: "il volto dell'uomo può darsi come lo spazio privilegiato della mediazione significativa.. L'etica dei volti e il gioco del loro riconoscimento come il campo vivente di ogni simbolismo analogico". (Nel capitolo più bello, "Il volto d'altri", che conclude la parte dei "percorsi fondativi", sì connette anche il tema etico del "rispetto" allo sguardo, al "respicere" ... ).
In tempi di riemergenti fondamentalismi e integralismi, la direzione di ricerca avviata da questo filosofo sembra concepita, al di là degli specifici e rilevanti obiettivi teoretici; per aprire nuovi spazi di "dialogo" non tanto sul fronte dell'abbastanza futile contenzioso tra "analitici" e "continentali", quanto soprattutto sulla nuova "frontiera" dei rapporti interculturali e interreligiosi.
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Metafisica