RASSEGNA STAMPA

26 APRILE 1999
PIETRO GRECO
La forma della mente. Oltre i confini della biologia
Mauro Mancia, "Coscienza sogno memoria", Editore Borla, pagine 175, Lire 30.000
Richard Wrangham, antropologo ad Harvard, ne è convinto. E' da quando ha iniziato a cucinare e ad apprezzare, in particolare, la bontà delle patate, delle carote, delle rape e di una miriade di altri tuberi cotti alla brace, che "homo habilis" ha iniziato, 1,8 milioni di anni fa ad aumentare le dimensioni del suo cervello e a diminuire quelle dei suoi denti, a modificare ì rapporti tra gli arti e a stabilizzare quelli tra maschi e femmine. Insomma a diventare, nel corpo e nella mente, un uomo quasi moderno. A diventare "homo erectus".
L'ipotesi dell'evoluzione culinaria di Richard Wrangham, esposta in un articolo apparso sulla rivista scientifica "Current Antropology", ha suscitato un certo scetticismo tra i suoi colleghi Tuttavia, essa ha almeno un merito: mette in evidenza l'intreccio inestricabile e determinante dei caratteri darwiniani e lamarckiani o, se volete, di "natura e cultura" che hanno concorso insieme alla singolare evoluzione della specie "homo". E della sua mente.
Negli ultimi anni, la mente dell'uomo ha cessato di essere un "problema intrattabile" ed è diventata oggetto dì concreta e seria indagine scientifica. A tutt'oggi sappiamo ancora poco, molto poco, del "sistema mente", il sistema di gran lunga più complesso dell'universo conosciuto. Gli approcci alla soluzione del problema sono molti e, spesso, molto distanti tra loro. Per alcuni la mente, altro non è che il cervello. Un complicato insieme di neuroni (circa 100 miliardi) e di collegamenti tra neuroni (una decina di milioni di miliardi) organizzati in circuiti secondo regole e schemi scritti nei geni del Dna. Insomma, la mente è quasi tutta biologia.
Per altri la mente è sì, biologia, tuttavia sì sviluppa anche e forse soprattutto mediante il rapporto, storico, con l'ambiente. Altri ancora sostengono che la mente umana, la mente dì ogni uomo, è il prodotto di due diverse storie: la storia dell'individuo e del suo rapporto con l'ambiente e la storia, evolutiva, dell'intera specie. Tutto questo è necessario, ma non è ancora sufficiente per spiegare l'origine e la natura della mente dell'uomo, sostiene Mauro Mancia, fisiologo e psicoanalista, nel libro "Coscienza sogno. memoria". La mente, scrive Mancia, ha solide relazioni con il cervello, cioè con la materia. Ma ha uno statuto epistemologico affatto diverso dal cervello. La mente non è (solo) materia. Ma è anche (e soprattutto) cultura. Non si tratta, sostiene Mancia, di riproporre un nuovo dualismo di tipo cartesiano. Ma occorre riconoscere che a spiegare la mente devono concorrere, necessariamente, altre competenze con altre chiavi di interpretazione. Ivi incluse, conclude Mancia, quelle di psicologi e psichiatri.
Noi non sappiamo se neuroscienze e psicoanalisi riusciranno a stabilire, prima o poi un contatto e a cooperare nello studio della mente dell'uomo. 0 se, al contrario, siano destinate a una perenne incomprensione e al conflitto. Tuttavia la tesi di fondo proposta da Mancia ha buone fondamenta. L'evoluzione della mente dell'uomo non è (solo) darwiniana. Ma è (anche e soprattutto) lamarckiana. L'uomo è, in qualche modo, artefice della sua mente. In pratica significa che nella storia (conosciuta) dell'universo vi sono due momenti in cui l'evoluzione della materia trascende se stessa e si dà una nuova organizzazione, con proprietà e leggi del tutto originali rispetto alla storia precedente. Il primo "trascendimento" avviene con la transizione dal non vivente al vivente, quando la materia assume proprietà e si dà leggi evolutive darwiniane, nuove rispetto a quelle puramente fisiche fino ad allora esistenti. Il secondo "trascendimento" avviene con la transizione dal biologico al culturale, con lo sviluppo della mente dell'uomo: quando la materia vivente cessa di avere solo proprietà e leggi evolutive darwiniste e assume anche proprietà e leggi evolutive lamarckiane.
Negli ultimi tempi i paleoantropologi hanno imparato ad articolare questa idea di Dobzhanesky. E stanno dimostrando come l'evoluzione culturale dell'uomo (e della mente) si fonda su tre caratteri principali interconnessi: la spiccata socialità, la capacità dì apprendere e di comunicare ad altri quello che si è imparato, l'autocoscienza e il libero arbitrio. Mentre impara a gestire società sempre più complesse, mentre allestisce una memoria collettiva sempre più vasta, mentre impara a esercitare libere scelte, l'uomo modifica la sua morfologia e il suo cervello. Insomma, continuamente "crea" la sua mente.
inizio pagina
vedi anche
Filosofia e scuola