| Cura Folkman: sì alla sperimentazione umana | Il National Cancer Institute degli Stati Uniti ha dato il via libera alla sperimentazione clinica della cura anti-tumore proposta da Judah Folkman. Aprendo una nuova fase nella messa a punto di una nuova terapia contro li cancro. E chiudendo una polemica che, coltivata sopratutto sui mass media, rischiava di avere profonde ripercussioni sul modo stesso di fare ricerca scientifica nel, delicatissimo, settore della biomedicina.
Tutto nasce un anno fa, quando, a inizio maggio, il New York Times annuncia che un ricercatore dell'Università di Harvard, a Boston, riusciva a curare topini di laboratorio ammalati di cancro grazie a due molecole, l'angiostatina e l'endostatina, capaci dì "affamare le cellule tumorali, togliendo loro la possibilità di attingere al sangue e ai suoi nutrienti. In termini più rigorosi, le molecole inibivano lo sviluppo dei vasi capillari nei tessuti cancerosi. Malgrado Judah Folkman invitasse alla prudenza, sottolineando più e più volte, che la ricerca era ancora a uno stadio preliminare e che, comunque, ciò che si verifica nel corpicini o dei topolini di laboratorio spesso non si verifica nel corpo degli uomini, i giornali di tutto il mondo alimentarono la speranza che finalmente, si fosse giunti in prossimità della vittoria definitiva nella pluridecennale battaglia contro quello che una volta veniva chiamato il "male incurabile".
Quasi a voler dimostrare quanto fondata fosse la prudenza di Judah Folkman, ecco che intervengono i primi problemi. I risultati conseguiti non sembrano riproducibili nei laboratori del National Cancer Institute, la massima autorità americana in campo oncologico. E, quindi, il passaggio successivo (e, certo, non definitivo) della ricerca, la sperimentazione sull'uomo, che appunto deve essere autorizzata, in tutte le sue complesse fasi, dall'Istituto, viene messa in dubbio. Tanto basta al Wall Street Journal per insinuare, con un articolo del 12 novembre scorso, che in realtà Folkman quegli sbalorditivi risultati da laboratorio in realtà non li ha mai ottenuti. Il ricercatore né è talmente amareggiato che, si dice, sta per pubblicare su una delle più prestigiose riviste scientifiche, l'inglese Nature, un articolo di ritrattazione. Probabilmente non è vero. Anzi, Judah Folkman suggerisce la causa del possibile errore e invita gli esperti del National Cancer Institute a venire a Boston e a effettuuare gli esperimenti con le sue due molecole. Detto, fatto. A Boston, con le giuste sostanze, i risultati di Folkman risultano ripetibili.
Ed è su questa base che il National Cancer Institute ha dato, direttamente, il suo assenso all'inizio della sperimentazione clinica sull'uomo. E, indirettamente, ha ammonito i mezzi di comunicazione di massa a evitare, in materia di ricerca scientifica, sia i toni trionfalistici che quelli irridenti, Entrambi sono imprudenti. Ed entrambi, spesso si vendicano. Il guaio è che non si limitano a esporre il giornale che li brandisce a una cattiva figura. Ma accendono e spengono speranze nella gente ammalata e nei loro familiari. Insomma, incidono ferite che non si rimarginano. |