| Nessuno sa dove abita la mente. C'è ancora spazio per Ulisse nella ricerca umana dei perché più vicini all'infinito.
Lo afferma a chiare lettere, ma con l'umiltà e la perseveranza indomabile che contraddistingue il suo fare elegante di scienziata, Rita Levi Montalcini, in questo suo "La galassia mente" che esce ora per Baldini & Castoldi.
Ultima fatica del Nobel (1986) per la Medicina, cui non sembra importare l'età (e allora perché ricordarla ?), il volume è un rigoroso (ma più che accessibile), interessante, importante saggio, che riprende le fila delle ricerche che l'hanno resa famosa : come ad esempio la scoperta del NGF, e cioè il Nerve Growth Factor, fattore specifico di crescita neuronale.
Si parla di neuroni, però, quindi di cervello, ma in quanto fonte del pensiero. E dunque, pur nel rigore esatto dell'esposizione, le citazioni continue di studiosi, e l'indispensabile glossario in calce alla pubblicazione, quel che si legge ha il sapore più di un libro che di una tesi.
Denso anche di brani filosofici, come di cenni poetici (soprattutto Dante, Eliot, Pascal), si racconta infatti di un desiderio. L'inesatto (eppure perfetto) che si fa tentativo di scienza, l'infinito che cerca i propri contorni. Perché, speculare e simmetrico, il pensiero proietta lontano anni luce l'ombra della propria esistenza. E allora, come in un privato Big Bang, occorre indagarne nella cerebrale preistoria le possibili origini.
Per questo il volume inizia da qui. Sola vaga certezza, tra le cellule neuronali raccontate dal mare e dai fossili. Tra celenterati e octopus, le tracce di una genesi con i suoi primi sviluppi. E l'elogio degli invertebrati, verrebbe da dire, per la forza semplice e vincente delle loro risposte, elementari ma sufficienti anche oggi a sopravvivere nel proprio ambiente.
Ma il capitolo uomo è altra cosa, sebbene qualcosa somigli e derivi anche da lì. Perché è come se qualcosa, ancora qualcosa, fosse rimasto, dopo il terremoto Darwin, rivoluzione copernicana che rese l'uomo (così coma Galilei la terra) pianeta satellite e figlio di un dio minore.
Qualcosa come un margine altro, dopo il sorriso che lo discende dagli scimpanzè. L'autrice immagina metafore dipinte per chiarire l'idea : quel pensiero che stacca l'uomo da ogni altra specie, è un poco come lo spazio necessario a costruire le cattedrali ; ponendo la cupola sul basamento quadrato, restano solidi, sfuggenti e necessari, i pennacchi che la sostengono. I confini della mente sono lì, prossimi e ignoti come quei contorni.
Eppure nessuno sa dove abita il pensiero. Nella galassia neuronale sconfinata del cervello è di casa l'infinito. Levi Montalcini parla questa volta di una scacchiera per somigliare il numero astronomico di mosse, di interazioni possibili fra le componenti dei sistemi cerebrali. Ne spiega ciò che si sa : numeri, meccanismi, apprendimento. Sottolinea il marcatore-parola, il confine-linguaggio quale segno umano e solo umano di conoscenza. Conoscenza e coscienza, anche in senso etico : ciò che è bene e ciò che è male, è l'altra unicità, l'altro confine d'arbitrio che all'autrice, in questa che definisce una - perdente - partita a scacchi con Dio, piace sottolineare ("Se la completa conoscenza è preclusa, la rivelazione elargita dalla grazia divina offrirà l'ambito premio"). Unicità che fa il paio con il gioco di specchi del nostro cervello : l'unico ad avere coscienza di sé. L'unico a consentirci di pensare al pensiero, e tentare di sondarlo, schiuderlo, scoprirlo.
"L'uomo è l'essere più debole della natura - ricorda la Levi con Pascal - Ma quand'anche l'universo lo schiacciasse, l'uomo sarebbe più nobile di ciò che lo uccide, perché sa di morire e del vantaggio che ha su di lui, l'universo non sa niente."
L'universo non sa, e la galassia mente continuamente vuole sapere. Ma... :
"Nonostante i formidabili sviluppi delle nuove tecnologie - scrive la Montalcini - non si conoscono a tutt'oggi né la sede né la natura della mente. Il fenomeno mente si può identificare nella risultante di infiniti processi che danno origine al pensiero. Questo a sua volta manifesta in forma unitaria e lineare, quale la linea luminosa che attraversa gli spazi concentrici o diffusi degli stati mentali."
E' ancora questa la linea all'orizzonte di Ulisse. |