RASSEGNA STAMPA


18 APRILE 1999

ARMANDO MASSARENTI

La filosofia? Fatevela da voi

Nigel Warburn, "Il primo libro di filosofia", Einaudi, Torino 1999, pagg. 212, L. 26.000.

Di fronte alle domande che Nigel Warburton, nell’introduzione a Il primo libro di filosofia, appena uscito per Einaudi, elenca per convincerci di quanto la filosofia sia vicina alla vita, sembra di sentire l’eco delle parole che Peter Handke, dodici anni fa, aveva scritto per Il cielo sopra Berlino di Wenders: "Quando il bambino era bambino recitava la voce fuori campo era il tempo di queste domande: perché io sono io, e perché non sei tu; perché sono qui, e perché non sono lì; quando comincia il tempo, e dove finisce lo spazio; la vita sotto il sole è forse solo un sogno? C’è veramente il male? E gente veramente cattiva? Come può essere che io, che sono io, non c’ero, e che un giorno io, che sono io, non sarò più quello che sono?".
Ai ragazzini si sono rivolti spesso negli ultimi anni, con risultati diseguali, filosofi e divulgatori. Il caso più interessante resta forse Il mondo di Sofia di Jostein Gaarder (Longanesi), cui si richiama Aristotele e il dinosauro, a giorni in libreria sempre per Einaudi, che è un assai meno riuscito scambio epistolare tra Nora K. (una ragazzina che ha letto il romanzo di Gaarder) e l’hegeliano Vittorio Hösle, del cui paternalismo si sente la presenza fin dal sottotitolo: La filosofia spiegata a una ragazzina. Meglio allora la soluzione di Warburton, che, rinunciando a ogni velleità letteraria, parla direttamente a chiunque sia interessato all’argomento. Adatto sia a corsi di filosofia del primo anno, sia alla lettura di chi voglia farsi un’idea dei problemi filosofici, e a chi voglia prendere sul serio l’idea dell’insegnamento "per problemi" nella scuola secondaria, il libro di Warburton affronta in sette brevi capitoli tutti i temi canonici della filosofia: le dimostrazioni dell’esistenza di Dio (e le loro, ancor più significative, confutazioni); le teorie morali e le diverse giustificazioni per punire i criminali; le questioni politiche della democrazia e della libertà; i problemi dell’esistenza del mondo esterno, dell’induzione, del metodo scientifico, la relazione tra mente e cervello, la definizione dell’arte. In Hösle permane il compiacimento di una filosofia che affronta "i grandi problemi", elevata e difficile. Per Warburton, certo, essa richiede un alto livello di astrazione, ed è dunque "difficile"; ma questo vale per tutte le occupazioni intellettuali, dalla fisica alla critica letteraria, dalla matematica alla storia. Inoltre, basterebbe che i filosofi evitassero di parlare "un linguaggio tutto loro" per rendere chiaro a tutti che la filosofia è molto meno difficile di quanto si pensi.

Non è difficile, ma richiede il mantenimento di una certa forma mentis; che è forse proprio

quella del bambino che si fa sentire ogni volta che ci poniamo quelle domande. Tra le risposte,

però, sono ben poche quelle che funzionano: di Dio non riusciamo a dimostrare l’esistenza (e se

ci riuscissimo, spiega Warburton, dovremmo rinunciare ad attribuirgli infinita bontà,

onniscienza, onnipotenza e infallibilità); le varie teorie morali (soprattutto se applicate a

problemi specifici, come l’eutanasia) sembrano fatte apposta per indicare i limiti e le

contraddizioni l’una dell’altra; su libertà e democrazia proliferano i paradossi; confutare lo

scettico che nega la possibilità di dimostrare l’esistenza del mondo

esterno è arduo (l’unica cosa di cui non possiamo fare a meno, a quanto pare, è di fidarci della

nostra memoria: altrimenti non potremmo neppure parlare e argomentare, né potrebbe farlo lo

scettico); la scienza non ha risolto del tutto il problema dell’induzione; in filosofia della

mente il dualismo mente-corpo appare difficile da difendere, ma le difficoltà non

mancano neppure per le teorie alternative; quanto all’arte, si provi a

dimostrare che l’originale di un quadro ha più valore di una sua copia perfetta! Uno dei pregi

maggiori di Warburton è la capacità di offrire per ogni problema varie soluzioni plausibili e,

con eguale chiarezza, i mezzi per demolirle. Niente funziona, ma alcune soluzioni appariranno

molto più plausibili di altre. La scatola degli attrezzi per costruirne di migliori, o per

affinare quelle già esistenti, è a disposizione di tutti. Quello di Warburton è un invito al

dubbio, al rigore, e al fai da te. Volete avere una filosofia?**

Nessuno potrà farla per voi.

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