Parte da lontano Paolo Flores d'Arcais nel suo libro «L'individuo libertario», appena pubblicato da
Einaudi. «L'uomo - scrive proprio nelle ultime righe del saggio - è l'animale che rifiuta la morte. Perché
alla morte non possiamo dare un senso. Possiamo perciò provare a dare un senso alla vita».
Filosofo del disincanto e politico del rigore civile, Flores d'Arcais, direttore di «MicroMega», polemista
senza peli sulla lingua contro i falsi liberali, contro i garantisti per motivi abbietti, contro i compagni di
strada dell'illegalità, tenta in questo libro una difficile sfida, quella di dimostrare con naturalezza che la
questione filosofica - la metafisica, l'etica - non è questione diversa dalla politica, ma un magma
organico vicendevolmente nutrito.
In questi suoi percorsi di filosofia morale e politica, Flores riesce così a collegare l'origine e la fine
dell'uomo e Mani pulite, l'uomo e la natura, la sua essenza - l'io, il noi, il tu - il rispetto della regola, la
democrazia incompiuta e la macchina dei partiti che schiaccia gli individui, nel sistema
liberaldemocratico, unico modello senza antagonismi esistente dopo il crollo del Muro di Berlino
dell'89, orizzonte insuperabile ma imperfetto della civile convivenza.
Perché Flores parte da lontano in fascinose pagine sull'origine e la fine del mondo? Sappiamo tutto, quel che siamo, da dove veniamo: il nulla e il mistero. Sappiamo che «un errore dell'amanuense
genetico rese mostruoso di una nuova corteccia il cervello di una scimmia, e che agli ormai trenta
miliardi dei suoi neuroni e al quasi miliardo di miliardi delle sue sinapsi sarebbe stato dato un giorno il
nome di "anima"». Entro cinque miliardi di anni il nostro sole crollerà per sempre, scrive Flores.
Sua convinzione è che l'etica, abbandonata la religione e la metafisica che tutto spiegano, deve farsi
politica della «democrazia radicale, politica libertaria e libertaria eguaglianza». La politica della
democrazia presa sul serio, che rispetta se stessa, che non bara al gioco, che rispetta i cittadini. Il suo libro diventa così un catalogo della libertà e anche della critica contro chi, in nome del proprio interesse particolare, fa di tutto per impedire il gioco dialettico della democrazia.
Che cosa sono oggi i partiti? Flores dimostra che tendono a uniformarsi («Le pratiche di governo di
destra e sinistra si assomigliano sempre più, e sotto entrambe le etichette quasi nulla cambia per i
cittadini sempre più esclusi dalla politica, e che la politica ricambiano perciò con la disaffezione»). La
politica è diventata quasi esclusivamente politica-spettacolo, dominata da personaggi autoritari. I
politici di mestiere hanno riconquistato i loro poteri, con i medesimi vizi dei padri. La partitocrazia, la
videocrazia, la lobbycrazia sono dominanti, piccoli gruppi oligarchici decidono per tutti in modo
impudico e questo crea conseguenze gravi nella comunità: la rassegnazione, il disagio, la
frustrazione, l'apatìa, il conformismo, il rifiuto che porta al non voto. «La democrazia sottratta», scrive Flores, una campana a morto per la democrazia.
In una società in violenta trasformazione come la nostra sono saltati i luoghi della mediazione, i ponti
gettati dalle sezioni dei partiti e dei sindacati, i luoghi della partecipazione reale.
Negli anni Ottanta è saltata anche la fabbrica, che era un luogo dell'elaborazione democratica, e sembra ora che l'unica compensazione siano i talk-show serali diventati il luogo della politica.
La democrazia trasparente, il controllo degli eletti, l'imparzialità del giornalismo, sono altri temi che
stanno a cuore a Flores. «MicroMega», per anni, ebbe come sottotitolo della rivista: «Le ragioni della
sinistra». Il tema seguita a stare a cuore a Flores che ha sempre come stelle fisse le figure di
Hannah Arendt e di Albert Camus. In fondo, sostiene, sinistra vuol dire coerenza con i valori della libertà, dell'uguaglianza, della fratellanza. Atteggiamento più impegnativo di ogni logica rivoluzionaria.
La sinistra ha la responsabilità delle riforme. «Sarà perciò responsabile delle mancate riforme». A sinistra, dice anche, c'è poco di nuovo da dire, ma quasi tutto da fare.
Ma forse il tema che Flores sente in modo angosciante perché lo considera un presupposto di ogni
cambiamento è quello della legalità. La sinistra non pare che si sia impegnata su questo quando ha
vinto le elezioni. Dalla Bicamerale al procuratore Caselli lasciato solo e ora, dopo infiniti tentativi,
tirato via da quella sede incendiaria. La sinistra dovrebbe auspicare, non tollerare, scrive Flores, una
stampa libera e critica, una magistratura indipendente, soggetta solo alla legge e quindi scomoda: «La legalità è il potere dei senza potere e perfino il loro bene materiale per eccellenza».
È necessario un potere neutro, «autonomo dalla politica, dunque dalla sovranità, dunque dal principio di maggioranza».
«L'individuo libertario» è un libro importante, appassionato e critico. Sembra il libro di un dissidente in
patria che invita a discutere davvero, in nome del bene collettivo. |