RASSEGNA STAMPA

4 APRILE 1999
DARIO ANTISERI
La grande Vienna di Popper
L'influenza di Karl Kraus e della scuola austriaca
Dal volume Karl Popper di Dario Antiseri (edito da Rubettino) anticipiamo parte del capitolo sulle radici viennesi pre-neopositiviste del pensiero del grande filosofo. Un filone di studio finora inesplorato.
Nel suo saggio Popper and the Vienna Circle Victor Kraft fa presente che Popper non appartenne al Circolo di Vienna e che non prese mai parte alle riunioni del Circolo, tuttavia, precisa Kraft, Popper «non può venir pensato al di fuori di esso». Kraft è, insomma, dell'avviso che «l'opera di Popper non può venir compresa nella sua genesi senza riferirsi al Circolo di Vienna». Popper fu critico nei confronti delle concezioni del Circolo. Ma, dice Kraft, non si trattò di un'opposizione insormontabile; c'era una base comune, erano i medesimi problemi affrontati: «i fondamenti della conoscenza empirica e il criterio di scientificità, e inoltre sia i circolisti che Popper avevano lo stesso atteggiamento di fondo: l'approccio empirico».
Kraft ammette, però - una cosa chiara sin dagli inizi -, e ciò è che le soluzioni offerte da Popper furono diverse da quelle dei neopositivisti. Popper aveva delle idee proprie. E qui io vorrei dire che la maggior parte di queste idee - delle idee che egli oppone ai neopositivisti Popper le aveva le aveva trovate negli insegnamenti di H. Gomperz e di K. Bühler, o erano rinvenibili soprattutto nella Vienna pre-neopositivistica. Così, per il suo antiinduttivismo, basterà menzionare la dottrina della scuola di Warzburg; ma soprattutto Mach, Kraft Hertz e Einstein . Sulla falsificabilità si erano espressi con tutta chiarezza non solo Einstein e Kraft, ma - prima di loro - Charles S. Peirce aveva usato sia il concetto sia il termine di «falsificabilità»; e, dopo di loro, sarà C.I. Lewis a parlare di «falsificabilità». Costui, nel 1929, in un libro dal titolo Mind and World-Order, aveva sostenuto che tutte le conoscenze scientifiche sono e restano incerte: ogni conoscenza empirica è soggetta alla prova dell'esperienza successiva - e questo vuol dire che l'esperienza futura la può invalidare. Prendiamo in considerazione, dice Lewis, le seguenti due proposizioni: 1. "Tutti i cigni sono uccelli"; 2. 'Tutti i cigni sono bianchi". Ebbene, «la prima proposizione non può essere falsificata da alcuna possibile esperienza perché la sua verità ha una garanzia puramente logica[...
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