RASSEGNA STAMPA

18 MARZO 1999
r.c.
Nietzsche, rilanciato in Italia
Cacciari - il Superuomo della tecnica
Vattimo: un ideale di tolleranza
Per me non è ancora venuto il tempo, ci sono uomini che nascono postumi, Nietzsche ne era sempre stato convinto, e lo scrisse con formulare concisione nella sua autobiografia Ecce homo, completata a Torino nel 1888. Fu buon profeta. Alle ambiguità sparse nella sua opera caotica e asistematica si sommarono da subito le manipolazioni a cui la sorella Elisabeth Förster Nietzsche e il discepolo Peter Gast piegarono gli appunti stesi forsennatamente dal filosofo negli ultimi anni, per intervalla insaniae. E' soprattutto a questa operazione che si agganciò lo sfruttamento in chiave hitleriana del nietzscheanesimo. Ma che una lettura non nazista fosse possibile è dimostrato già negli Anni 30 dagli studi di Jaspers e di Löwith, e poi da quelli di Heidegger, la cui interpretazione è divenuta il punto di riferimento obbligato, in tempi più recenti, per la cosiddetta Nietzsche-renaissance.
Nel definitivo sdoganamento del filosofo e delle sue idee più scabrose (la volontà di potenza, il Superuomo) la cultura italiana ha dato un contributo molto importante:. non solo con la monumentale edizione critica dell'opera omnia condotta a partire dagli Anni 60 da Colli e Montinari (quest'ultimo un comunista militante), ma anche con il lavoro interpretativo di pensatori come Massimo Cacciari e come Gianni Vattimo, che vi ha agganciato il suo "pensiero debole". Lungi dallo scorgervi implicazioni politiche, Cacciari ha identificato la volontà di potenza con il culmine del razionalismo tecnico-scientifico moderno, e il Superuomo come l'individuo capace di innalzarsi interiormente al livello delle sue effettive capacità tecniche di dominio del mondo. Mentre Vattimo ha suggerito che l'Uebermensch nietzscheano, più che Superuomo, sia meglio traducibile con Oltreuomo, in quanto non rappresenta una forma di umanità potenziata ma qualche cosa che si colloca al di là di ogni esperienza umana precedente. E ha attirato l'attenzione su un appunto del 1887 in cui Nietzsche spiegava come tutti i valori siano in realtà interpretazioni, imposizioni della volontà di potenza. Ma nella lotta fra le interpretazioni, scriveva, alla fine non vinceranno i più violenti, bensì "ì più moderati, quelli che non hanno bisogno di principi estremi". Conclusione di Vattimo: "Può darsi che, proprio attraverso il vertiginoso ."politeismo dei valori" dentro cui si getta la società della comunicazione generalizzata, si possa ritrovare, magari addirittura rafforzato, qualche tratto dell'antico ideale della saggezza: la moderazione, il distacco tollerante, e soprattutto un grande senso dell'ironia".
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Storia della filosofia