Il volto di Dio le pupille di Buddha| Anticipiamo qui parte del colloquio
con il grande storico dell'arte
che "la Repubblica of the Arts"
metterà in rete a partire da lunedì |
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| James Putnam è uno dei curatori della sezione egizia del British Museum di Londra, specializzato in scultura antica. Per la Repubblica of the Arts, che sarà on line da lunedì, ha realizzato un'intervista con Ernst H. Gombrich, uno dei più importanti storici d'arte del mondo, che qui in parte riproduciamo. |
Il rapporto tra l'idea e la sua rappresentazione, che sin dalla preistoria è stata intrecciata con credenze religiose, è uno dei problemi più scottanti delle arti visive. Ed è un tema che Ernst H. Gombrich ha studiato e approfondito a lungo. E' da questo complesso rapporto che nel Cristianesimo è nata l'idea di raffigurare Dio padre come un uomo vecchio con la barba. Ma è soltanto un'idea, errata, come spiega lo stesso Gombrich nel corso di questa intervista avvenuta nella sua abitazione, a Londra.
Gombrich sostiene che la "radice dell'intera questione" è nel decalogo, i Dieci Comandamenti: "Non si dovrebbe scolpire per se stessi un idolo perché Dio non può e non dovrebbe essere rappresentato e non dovrebbe neanche essere nominato".
| Partiamo da questo. Le credenze contro le immagini sono forti in molte religioni. Perché? |
"Nel complesso il divieto sulle immagini che esiste nell'Islamismo e nel Giudaismo ha a che fare con l'opinione che la rappresentazione del sacro in immagini costituisce una profanazione. Vi è un passaggio del Corano che afferma che l'autore dell'immagine sarà punito più duramente di altri. Dio dirà loro: ora date vita a queste cose che avete creato e siccome loro non potranno farlo saranno dannati. Io penso che la tradizione del divieto delle immagini da parte del Giudaismo e dell'Islamismo ci porti al nocciolo dell'arte religiosa. Si può riflettere su questo e anche naturalmente sul problema del perché l'arte a Bisanzio, dopo il grande intermezzo iconoclastico, sia stata limitata da così tanti tabù. La raffigurazione pittorica era permessa entro regole molto severe ma la scultura monumentale fu vietata del tutto perché si avvicinava troppo alla realtà. Questi problemi hanno un'enorme influenza su secoli di rappresentazione di immagini; l'arte religiosa in Inghilterra e nei Paesi Bassi durante il XVI secolo è stata distrutta perché suggeriva idolatria".
| Anche se potrebbe apparire semplicistico, vi sono delle enormi implicazioni politiche: il controllo degli interessi riguardo a questo tipo di immagini doveva rimanere nelle mani del clero. A volte i sovrani stessi agivano come sacerdoti, come i faraoni dell'antico Egitto. Cosa ne pensa? |
"Mi viene in mente un resoconto di Erodoto, che scrisse sull'Egitto nel 450 a.C., basando il suo racconto su informazioni fornitegli da sacerdoti. In un passaggio riguardante una divinità egizia, egli parla della distinzione fra come una divinità venga convenzionalmente rappresentata e come si crede che essa sia veramente. Quindi allo stesso modo, Dio Padre non è in realtà un uomo vecchio con la barba lunga come viene tradizionalmente rappresentato nelle immagini cristiane".
| E' per questo che la Chiesa è stata sempre molto apprensiva verso la raffigurazione di immagini religiose. Qual era la dottrina? |
"Certamente. Come ci risulta dai Padri della Chiesa, Gregorio il Grande, in un testo famoso, sosteneva una tesi che divenne la difesa delle immagini contro il movimento iconoclastico nell'Est. Voglio anche ricordarle ciò che sembrerebbe un passaggio cruciale nel Paradiso di Dante (Canto 4, versi 42-46), in cui afferma che l'intelletto non può afferrare la vera natura di Dio senza il sensuale, o la mente può solo afferrare la parte sensuale che l'intelletto può allora elaborare così come è. Fra i teologi è conosciuta come la dottrina dell'adattamento che ci permette di parlare della mano di Dio senza implicare che Dio abbia delle mani reali. Ciò ha permesso la rappresentazione di Dio Padre con mani e piedi. Furono mosse delle accuse contro gli artisti che crearono tali immagini e che poi si difesero con questa dottrina".
| Vi è questa paura di violare la prerogativa della divinità come unico creatore. Nei suoi scritti anche lei fa riferimento a quello che chiama potere di Pigmalione o la credenza primordiale nella proprietà magica di una immagine o effigie. Quest'idea è chiaramente illustrata dall'antica parola egizia per scultore, sankh, che significa colui che dà la vita ad un'immagine o che la anima. Secondo lei questo concetto è ancora valido? |
"Mio figlio, il quale è un professore di sanscrito a Oxford, mi ha raccontato di essere stato testimone della consacrazione di un'immagine di Buddha, nello Sri Lanka. Quando l'artista lo scolpisce, è solamente un Buddha di pietra, diviene qualcos'altro quando l'artista posiziona le pupille negli occhi. Questa viene considerata un'azione talmente sacra che lui stesso non ha il permesso di guardare, lo fa utilizzando uno specchio sopra la sua spalla. E' una storia molto interessante. Così, in un certo senso, questo gesto di dare la vita, o se si preferisce la magia, probabilmente è esistito in molti culti, perché le figure sia del Cristo sia del Buddha non venivano inizialmente rappresentate, per molto tempo furono sostituite da simboli, l'agnello o la croce per quanto riguarda Cristo. Certamente, la crocifissione fu solo rappresentata nel quarto secolo. E' particolarmente intrigante per quanto concerne Buddha, perché, come tutti i buddisti sanno, Buddha è entrato nel Nirvana e non esiste più; nonostante ciò, i fedeli pregano alla sua immagine o gli donano fiori. Io sono sicuro che tali contraddizioni pervadono tutte le fedi".
| Cerimonie come questa, per rendere la sacralità delle immagini, esistono in tutte le religioni... |
"Sì, esiste ed esisteva una cerimonia speciale per abbigliare le statue religiose. Prima di ciò nelle botteghe venivano considerate solo pietra. Nella Chiesa Cattolica, ad esempio, esiste una formula speciale per la benedizione della pala d'altare. Qualche anno fa ho partecipato alla festa del "Volto Santo" a Lucca. Questo è un crocifisso del XII secolo dotato di un grande potere miracoloso e durante la festa si svolge una grande processione, la chiesa è affollata di fedeli che si avvicinano all'immagine. Di fronte all'immagine siede il prete a cui i fedeli consegnano i loro gioielli e lui si gira, tocca i piedi del crocifisso e li restituisce ai proprietari in cambio di una piccola somma di denaro. Quindi sono stati investiti con il "mana", o magia dell'immagine sacra, in cambio di una donazione in lire su un piatto di argento. Ciò costituisce un fatto estremamente interessante ma anche molto complesso, perché sono sicuro che, se si interrogasse il vescovo di Lucca, lui affermerebbe che è una credenza popolare a cui non bisogna credere". |