RASSEGNA STAMPA

28 FEBBRAIO 1999
FRANCESCO COMINA
BOBBIO RACCONTA I VECCHI DEL 2000
"Non so come sarà il futuro Mi accontento di essere un testimone"
"La saggezza degli anziani? Cancellata dalla rapidità dei cambiamenti"
Ha 89 anni Norberto Bobbio, uno dei pensatori italiani più noti di questo secolo. Da qualche tempo parla e scrive da "vecchio", senza nessuna remora. I ricordi del passato emergono continuamente anche nel suo scritto sulla vecchiaia (De Senectute, Einaudi 1996).E di ricordi Norberto Bobbio ne ha tanti: ricordi di un secolo, fra guerre, dittature, carestie, grandiose conquiste giuridiche, successi personali, svilimenti, perdite di amici, compagni, orizzonti, incomprensioni.
Professor Bobbio, il 1999 è l'anno dedicato all'anziano. Per una casualità interessante noi ci troviamo a celebrare quest'anno la fine del secolo e l'inizio del nuovo Millennio. Che percezione ha di questo secolo che si chiude
"Il Novecento è stato un secolo drammatico, che ha conosciuto due guerre mondiali. La prima, agli esordi, fu una guerra che ha visto coinvolte le più civili nazioni del mondo. La tregua di vent'anni (sono pochi vent'anni!) è stata funestata da regimi dittatoriali. Pensiamo a che cosa è stato il fascismo e cosa il nazismo e cosa ancora è stata l'Unione sovietica. E poi la Seconda guerra mondiale, la più sanguinosa della storia, che ha lasciato a terra oltre cinquanta milioni di morti. La Seconda guerra mondiale si è conclusa con le bombe su Hiroshima e Nagasaki, bombe che oggi sono considerate "bombette", rispetto a quelle che giacciono negli arsenali delle superpotenze, capaci di sterminare più volte l'intera umanità. Pensare a ciò che è accaduto e a quello che potrebbe accadere è terrificante. Però non c'è mai solo il male da una parte e il bene dall'altra. La storia umana continua a procedere fra male e bene. In questo secolo ci sono stati progressi enormi, soprattutto per quanto riguarda la salute degli uomini, per cui io, che sono sempre stato una persona cagionevole, ho il privilegio di andare verso i novant'anni, grazie ai progressi della medicina. Questo per dire anche gli aspetti positivi del nostro secolo. Dal punto di vista del mio temperamento io mi sento più pessimista che ottimista, però faccio mia una recente osservazione del Papa: l'importanza che ha assunto nella politica mondiale, il problema del riconoscimento della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Indubbiamente questa è stata una delle grandi scoperte della cultura per quanto riguarda la convivenza pacifica fra gli uomini. Come sarà, allora, il prossimo millennio? Sarà quello della guerra sterminatrice, oppure quello della maggiore e più perfezionata garanzia dei diritti umani? Io non sono in grado di rispondere a questa domanda".
Però esiste la responsabilità individuale...
"Certo, la responsabilità è di tutti, soprattutto di coloro che hanno funzioni dirigenti, sia nel campo materiale, sia in quello spirituale".
Come si pone la sua esperienza della vecchiaia?
"Siccome io ho una tendenza a vedere le cose più verso il lato negativo, che in quello positivo, quando ho scritto il De Senectute ho considerato questa materia soprattutto nel suo aspetto negativo. La vecchiaia è il momento in cui tutto si affievolisce. Si accorciano le prospettive di futuro e accorciandosi queste prospettive uno si rivolge soprattutto a rimuginare sul passato. Fra le tre dimensioni del tempo, quella che viene a contare di più è quella del passato. Il vecchio non si proietta tanto verso il futuro, quanto si riversa sul passato. Per esprimere questo stato d'animo con una parola, potrei parlare di "melanconia". La mia vecchiaia è una vecchiaia melanconica. Mi volto e vedo il passato che non torna più, vedo tutte le persone care che mi hanno circondato e che mi hanno voluto bene e non ci sono più, guardo i tanti progetti che non sono riuscito a realizzare e che non ho più il tempo di realizzare. Emerge un senso di rallentamento, di una vita che si vive al rallentatore. Quello che io riuscivo a fare negli anni della maturità, ora non lo faccio più o se riesco lo faccio con grande lentezza e con insoddisfazione, perché mi rendo conto che non mi riesce bene. Scrivo una lettera e poi, alla fine, quando la rileggo, dico: "Una volta la scrivevo meglio!"".
Che considerazione presta, secondo Lei, la nostra società riguardo ai vecchi?
"La mia impressione è che una società che si sviluppa così rapidamente non è certo una civiltà che possa comprendere i vecchi. Il vecchio, che una volta era considerato un sapiente e che raccoglieva la sapienza del gruppo, oggi è messo ai margini. Assistiamo ad un processo di emarginazione dei vecchi. Tempo fa ho letto il resoconto di una ricerca fatta sull'atteggiamento dei giovani nei confronti dei vecchi ed emergeva un risultato veramente sconfortante e deprimente. I vecchi sono considerati brontoloni, sono coloro che credono di sapere ma non sanno nulla di ciò che sta succedendo, bisognerebbe confinarli in una specie di isola e lasciarli morire in pace perché non possono più dare nulla. Ecco, a me pare che ciò possa considerarsi una tendenza prevalente dei giovani nei confronti dei vecchi. La cosiddetta saggezza del vecchio si trasforma in un'abissale ignoranza davanti a quella che è la realtà del mondo che cambia in fretta
Molte persone anziane vivono sole. Che influenza ha, secondo lei, la televisione sul modo di vivere la vecchiaia?
Questa è una domanda difficile. So che nelle comunità degli anziani spesso, per tenerli tranquilli, li si mette davanti alla televisione. È un modo per preservare l'anziano dalla noia, dal taedium vitae. Non ho elementi per dire che effetto la televisione può avere sull'aspetto spirituale della vita, ma è difficile che essa possa avere un incidenza molto benefica dal momento che gli spettacoli televisivi sono, per lo più, piuttosto banali e miseri".
Lei ora si appresta a partecipare a questo scivolamento nel Millennio prossimo. Con quali attese, con quali speranze, con quali entusiasmi accoglie il futuro che viene?
"Il miglioramento dell'umanità dipende dal miglioramento dei singoli uomini, uno per uno. Non si può prevedere se gli uomini miglioreranno dal punto di vista dei costumi, dal punto di vista della moralità, dei rapporti sociali. So soltanto che l'umanità progredirà solo se la maggior parte degli uomini progrediranno. Non so se questa ipotesi si avvererà o se prevarrà il contrario. Sarebbe un atto di eccessivo orgoglio, da parte mia, dare ragione all'una o all'altra ipotesi di futuro. Io sono soltanto uno spettatore, fin quando sarò in vita, di ciò che vedo".
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