Il ritorno di UnamunoE Don Chisciotte cavalcò contro il Dio dei libri Un solitario messo al bando dalla Chiesa e in sospetto presso i laici |
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| MIGUEL DE UNAMUNO , "Del sentimento tragico della vita", Editore Piemme, pagine 312, lire 28.000 | Torna dopo tanto tempo uno dei grandi libri di Miguel de Unamuno, "Del sentimento tragico della vita
degli uomini e dei popoli", uscito nel 1912.
Va detto subito che il tempo (più di ottant'anni) non ha intaccato l'immagine rara e alta del testo e
però il libro può essere una scoperta per chi fino adesso l'ha ignorato e per chi da tempo lo aveva
accantonato considerandolo un punto scontato, quindi da non affrontare, di riferimento per la cultura
del Novecento, meglio ancora un testo capitale nell'ambito della meditazione poetica.
La nuova edizione italiana si giova della presentazione di un professore spagnolo dell'università di San
Sebastiano, Fernando Savater, e di una dotta introduzione di Armando Savignano.
Visto a tanta distanza di tempo in rapporto ai temi e alle contraddizioni che hanno segnato un secolo
così ricco di proposte e di rifiuti, di speranze e di delusioni, Unamuno si distingue per l'indipendenza e
per il coraggio dimostrato, prima, nel silenzio e nella distrazione quasi generale in Spagna e fuori di
Spagna e poi all'inizio della guerra civile, questa volta in maniera tragica perché lo scrittore morì
sentendo passare sotto le sue finestre le truppe naziste.
Tuttora ci appare un solitario, un fuorilegge, messo al bando dalla Chiesa e tenuto in sospetto dalla
cultura moderna di vocazione laica.
Non basta, Unamuno è stato un protagonista, il grande attore che sta in mezzo alla scena del
mondo, apparentemente certo e pago della sua verità ma in realtà tormentato e aggredito da una
lunga catena di dubbi. Una sorta di Dio condannato a mettersi in discussione, a giustificarsi e, subito
dopo, a condannarsi.
Il suo regime naturale era quello del dialogo, riscontrabile nel sodalizio fra Don Chisciotte e Sancio
Pancia, tutti e due impegnati nello scandagliare le due realtà: quella visibile e quella ben più chiusa
delle cose che noi non vediamo.
Il libro riflette come meglio non si potrebbe questo fiume di dialettica, questo modo di vivere e di
scrivere allo stesso tempo, ugualmente importanti e ugualmente condannati dalla vanità dell'intero
mondo. Da un altro punto di vista, il libro ci offre un esempio di dialogo perfetto fra poesia e filosofia.
Un dialogo che si risolve sempre con la vittoria della poesia.
In questo "tornado" di idee e di interrogazioni Unamuno convoca le mille voci che gli arrivavano dalle
sue sterminate e liberissime letture.
A ben guardare già l'uso che lo scrittore fa di queste citazioni può essere interpretato come il miglior
sistema per entrare nel fuoco delle sue passioni. Del resto proprio la passione è ciò che lo distingue
dagli altri pensatori, soprattutto dal suo amico-nemico Ortega y Gasset.
Se ci potessimo servire di un'immagine dovremmo dire che Unamuno è un Don Chisciotte che non
presuppone nessun rogo ultimo delle carte e però procede sempre per dottrine, ben sapendo che
proprio le dottrine contengono grandi bugie e tante falsità. Il Don Chisciotte di Salamanca, secondo
una famosa definizione, o il rettore a vita di quella famosa università, infatti continuò fino all'ultimo a
sentirsi investito da questo bisogno di resurrezione e di riscatto.
Se si concorda con questa ipotesi, Unamuno adopera i libri, perfino i suoi testi sacri - dice Nietzsche,
Kierkegaard - partendo lancia in resta come fossero altrettanti mulini a vento. Sa che nessun
conclave di voci subisce e accetta il suo spirito polemico e tuttavia apre diversi crediti di verità, certo
che da quel combattimento non uscirà nulla di utile né di sfruttabile.
E qui sta la seconda chiave della lettura del libro che è tutto il contrario di un trattato o di un testo
filosofico: qualcosa che non rientra nelle nostre abitudini, nelle regole che dispongono la nostra vita di
lettori.
Ma il suo vero dialogante, il suo antagonista è Dio e qui ci soccorre uno dei tanti aneddoti che hanno
illustrato la sua vita: Unamuno che si sporge dentro un pozzo e urla la parola Dio aspettando che
l'eco gli restituisca l'altra parola che ha veramente condizionato la sua esistenza: "Io". |