RASSEGNA STAMPA

13 FEBBRAIO 1999
FRANCESCO TOMATIS
Pareyson, l'ateismo scosso dalla tragedia
Gli studi su Pascal e Kierkegaard
Luigi Pareyson , "Kierkegaard e Pascal", Mursia. Pagine 284. Lire 38.000
"Quando nel novembre 1964 Luigi Pareyson (1918-1991) succedette al maestro Augusto Guzzo sulla cattedra di filosofia teoretica dell'Università di Torino, assunse, com'era tradizione, anche l'incarico dell'insegnamento di filosofia morale. Tra i corsi che si susseguirono per un decennio, oltre a quelli dedicati a Dostoévskij (le cui dispense sono state raccolte in volume, assieme ad altri celebri saggi dostoévskijani, presso Einaudi nel 1993) ricorrono frequentemente quelli su Kierkegaard, che assieme al corso su Pascal vengono ora pubblicati in un unico volume delle Opere complete, curato da Sergio Givone, intitolato Kierkegaard e Pascal. Secondo Pareyson Pascal, Kierkegaard e Dostoévskij costituiscono una linea tragicamente dialettica, paradossale, incarnata esistenzialmente del pensiero cristiano, capace al tempo stesso di aprire l'etica al suo imprescindibile punto focale, cioè la religione, e di alimentare la riflessione teoretica con questioni che altrimenti la filosofia, da sola, non saprebbe pensare altrettanto profondamente, né forse interrogare: il perché dell'essere e dell'esistenza del singolo, della sofferenza e del male, la realtà del bene e della libertà, l'esperienza di Dio. Negli anni Sessanta e Settanta, in un clima culturale assolutamente ostile alla religione, in particolare se avvicinata alla filosofia, Pareyson approfondisce il progetto e la scelta già formulati in Esistenza e persona del 1950 (riedito nel 1985 dal melangolo): si tratta di scegliere tra fine o ritrovamento del cristianesimo, tra ateismo o assunzione esistenziale e pensante della fede cristiana dopo e attraverso lo stesso nichilismo. L'alternativa aperta dalla fine del razionalismo metafisico hegeliano - il quale riteneva di poter definitamente identificare, seppur dialetticamente, realtà e razionalità -, decretata e riconosciuta a tutti i livelli, è quella tra Kierkegaard e Feuerbach, tra scelta soggettiva della fede e riconduzione di ogni trascendenza all'uomo e alla sua materiale sensibilità. Tuttavia l'opzione per il cristianesimo di Kierkegaard - e anche per quello di Pascal o di Dostoévskij - è una scelta che, in quanto esistenzialmente vissuta e finitamente pensata, contempla in se, comprendendone le ragioni e patendone gli interrogativi, l'opposta alternativa. Il cristianesimo paradossale, tragico, inquieto di questi pensatori assume seriamente in sé il dubbio, l'angoscia, l'ateismo. La scelta opposta è invece escludente, limitante, unilaterale: quindi filosoficamente ed esistenzialmente su di un piano qualitativo inferiore. Si può dire che Kierkegaard stia all'origine del pensiero di Pareyson: sicuramente per quanto riguarda i suoi inizi esistenzialisti e personalistici, ma anche, come testimoniano questi ricchissimi e significativi corsi, per l'elaborazione della sua filosofia ermeneutica, approfondita poi negli anni ottanta in una ontologia della libertà originaria. Nel suo cammino filosofico Pareyson non fa che pensare nelle sue conseguenze estreme la concezione kierkegaardiana del singolo come coincidenza paradossale di esistenza e trascendenza, autorelazione ed eterorelazione, assunzione finita di colpevolezza e amore di Dio. Non soltanto nei due pensatori più cari all'ultimo Pareyson, Schelling e Dostoévskij, ma anche in Kierkegaard e Pascal vanno quindi riattinte le fonti per comprendere la portata al tempo stesso etica, teoretica e religiosa della sua concezione di un Dio dialettico, che nel Cristo sulla croce ha l'approfondimento più vero e abissale del domandare assoluto della filosofia e della finita scelta esistenziale che è ogni singolo uomo.
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Filosofia e Religione