| Pareyson, l'ateismo scosso dalla tragedia |
| Luigi Pareyson , "Kierkegaard e Pascal", Mursia. Pagine 284. Lire 38.000 | "Quando nel novembre 1964 Luigi Pareyson (1918-1991) succedette al maestro
Augusto Guzzo sulla cattedra di filosofia teoretica dell'Università di Torino, assunse,
com'era tradizione, anche l'incarico dell'insegnamento di filosofia morale. Tra i corsi
che si susseguirono per un decennio, oltre a quelli dedicati a Dostoévskij (le cui
dispense sono state raccolte in volume, assieme ad altri celebri saggi dostoévskijani,
presso Einaudi nel 1993) ricorrono frequentemente quelli su Kierkegaard, che
assieme al corso su Pascal vengono ora pubblicati in un unico volume delle Opere
complete, curato da Sergio Givone, intitolato Kierkegaard e Pascal.
Secondo Pareyson Pascal, Kierkegaard e Dostoévskij costituiscono una linea
tragicamente dialettica, paradossale, incarnata esistenzialmente del pensiero
cristiano, capace al tempo stesso di aprire l'etica al suo imprescindibile punto focale,
cioè la religione, e di alimentare la riflessione teoretica con questioni che altrimenti la
filosofia, da sola, non saprebbe pensare altrettanto profondamente, né forse
interrogare: il perché dell'essere e dell'esistenza del singolo, della sofferenza e del
male, la realtà del bene e della libertà, l'esperienza di Dio.
Negli anni Sessanta e Settanta, in un clima culturale assolutamente ostile alla
religione, in particolare se avvicinata alla filosofia, Pareyson approfondisce il
progetto e la scelta già formulati in Esistenza e persona del 1950 (riedito nel 1985
dal melangolo): si tratta di scegliere tra fine o ritrovamento del cristianesimo, tra
ateismo o assunzione esistenziale e pensante della fede cristiana dopo e attraverso lo
stesso nichilismo. L'alternativa aperta dalla fine del razionalismo metafisico hegeliano
- il quale riteneva di poter definitamente identificare, seppur dialetticamente, realtà e
razionalità -, decretata e riconosciuta a tutti i livelli, è quella tra Kierkegaard e
Feuerbach, tra scelta soggettiva della fede e riconduzione di ogni trascendenza
all'uomo e alla sua materiale sensibilità. Tuttavia l'opzione per il cristianesimo di
Kierkegaard - e anche per quello di Pascal o di Dostoévskij - è una scelta che, in
quanto esistenzialmente vissuta e finitamente pensata, contempla in se,
comprendendone le ragioni e patendone gli interrogativi, l'opposta alternativa. Il
cristianesimo paradossale, tragico, inquieto di questi pensatori assume seriamente in
sé il dubbio, l'angoscia, l'ateismo. La scelta opposta è invece escludente, limitante,
unilaterale: quindi filosoficamente ed esistenzialmente su di un piano qualitativo
inferiore.
Si può dire che Kierkegaard stia all'origine del pensiero di Pareyson: sicuramente
per quanto riguarda i suoi inizi esistenzialisti e personalistici, ma anche, come
testimoniano questi ricchissimi e significativi corsi, per l'elaborazione della sua
filosofia ermeneutica, approfondita poi negli anni ottanta in una ontologia della libertà
originaria. Nel suo cammino filosofico Pareyson non fa che pensare nelle sue
conseguenze estreme la concezione kierkegaardiana del singolo come coincidenza
paradossale di esistenza e trascendenza, autorelazione ed eterorelazione, assunzione
finita di colpevolezza e amore di Dio.
Non soltanto nei due pensatori più cari all'ultimo Pareyson, Schelling e Dostoévskij,
ma anche in Kierkegaard e Pascal vanno quindi riattinte le fonti per comprendere la
portata al tempo stesso etica, teoretica e religiosa della sua concezione di un Dio
dialettico, che nel Cristo sulla croce ha l'approfondimento più vero e abissale del
domandare assoluto della filosofia e della finita scelta esistenziale che è ogni singolo
uomo. |