RASSEGNA STAMPA

13 FEBBRAIO 1999
MASSIMO BALDINI
Escono le lettere di Wittgenstein ai familiari
Vostro fratello Ludwig in cerca della verità
Ludwig Wittgenstein, "Vostro fratello Ludwig", Archinto, Pagine 244. Lire 38.000
Il 26 aprile del 1889 nasceva nei pressi di Vienna Ludwig Wittgenstein: era l'ottavo e ultimo figlio dell'industriale Karl Wittgenstein e di sua moglie Leopoldine. Crebbe in un ambiente ricco e colto. Studiò a casa propria sino all'età di quattordici anni, quindi a Linz e a Berlino. Nel 1908 si iscrisse alla facoltà di ingegneria dell'Università di Manchester. Nel 1911 interruppe questi studi e andò a Cambridge dove fu allievo di Russell, di cui divenne ben presto amico intimo. "Soleva venirmi a trovare - ha scritto Russell ricordando quegli anni - ogni sera a mezzanotte; si metteva a camminare su e giù per la stanza, come una belva in gabbia, e durava così per tre ore di fila in silenzio agitato. Una volta gli chiesi: "Stai pensando alla logica o ai tuoi peccati?". "A entrambi", rispose e continuò il suo andirivieni. Non osavo accennare al fatto che era ora di andare a letto, perché sembrava probabile, a lui come a me, che se mi avesse lasciato si sarebbe ucciso". Wittgenstein è stato uno dei più grandi filosofi del Novecento, un autore che con le sue opere ha influenzato importanti correnti filosofiche dal neopositivismo alla filosofia analitica. Di questo filosofo, complesso e affascinante, sono appena uscite in libreria le lettere ( Vostro Fratello Ludwig) che egli si scambiò, tra il 1908 e il 1951, quindi solo a pochi giorni prima della morte, con i fratelli e le sorelle. Da queste lettere si coglie come egli valutava il suo contributo alla filosofia ("Nella tua ultima lettera - egli osserva in un biglietto che nel 1934 indirizza alla sorella Helene - scrivi che sono un grande filosofo. Certo, lo sono, e tuttavia da te non voglio sentirlo dire. Chiamami ricercatore della verità e sarò contento. Certo, hai ragione, ogni vanità mi è estranea e persino la venerazione idolatrante dei miei allievi nulla può contro l'inflessibilità della mia autocritica"). Ma in esse è possibile anche venire a conoscenza di ciò che faceva per riuscire a pensare in modo creativo ("Non riesco a lavorare bene. Quindi, dopo lunghi ripensamenti, ho deciso di prendermi otto giorni di vacanza che voglio usare per fare una lunga camminata, in modo da stancarmi fisicamente e impedirmi in questo modo di pensare in maniera meccanica"). Il carteggio comprende lettere di Paul, Max, Hermine ed Helene Wittgenstein anche se la parte più cospicua è quella della sorella Margarete. È dalle sue lettere che si apprende dell'interesse di Ludwig (chiamato affettuosamente Luki, ma anche Lukas e Lukerl) per le opere di Kierkegaard e di Dostoévskij, del suo vivo desiderio di diventare "una persona perbene", delle sue inquietudini, del suo sforzarsi di essere "un uomo di James", di voler cioè essere un uomo religioso (saintly) e il riferimento esplicito è all'opera La varietà dell'esperienza religiosa di William James che Ludwig lesse con grande interesse durante la prima guerra mondiale. Wittgenstein, come scrive Brian McGuinnes, "nutrì per l'intera vita un profondo interesse per la religione". Tra i suoi appunti si possono leggere pensieri del tipo: "Credere in un Dio vuol dire comprendere la questione del senso della vita. Credere in un Dio vuol dire vedere che i fatti del mondo non son poi tutto. Credere in un Dio vuol dire che la vita ha un senso". Oppure: "Pregare è pensare al senso della vita". Wittgenstein, ha scritto Norman Malcolm, non aderì, pur essendo stato battezzato secondo il rito cattolico, a "un credo religioso, egli però "era portato dal suo stesso carattere a dalle sue esperienze a comprendere il concetto di un Dio che giudica e redime". Tuttavia, "gli ripugnava ogni concezione cosmologica della divinità derivata dalle nozioni di causa o di infinito; lo spazientivano le "prove" dell'esistenza di Dio e i tentativi di dare alla religione un fondamento razionale. Una volta quando gli citai un'osservazione di Kierkegaard: "Come può essere che Cristo non esista, se io so che mi ha salvato?", Wittgenstein esclamò: "Vedi! Non si tratta di provare un bel nulla". Disapprovava gli scritti teologici del cardinale Newman, che lesse attentamente durante l'ultimo anno di insegnamento a Cambridge, ma venerava le opere di sant'Agostino (...) Stimava anche Kierkegaard, e ne parlava, con espressioni quasi di timore reverenziale, come di un uomo "realmente religioso"".
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