RASSEGNA STAMPA

12 FEBBRAIO 1999
IAIA VANTAGGIATO
I MODELLI PARENTALI NELL'ANTICO E NEL NUOVO TESTAMENTO
LA FAMIGLIA NON E' IL VERBO
Divieto della fecondazione eterologa, paternità certe e legami di sangue. Il fronte cattolico si rinsalda intorno a un modello di famiglia che non sembra ispirarsi alla Bibbia. Ne parliamo con Shalom Bahbout, Piero Pratesi, Giovanni Franzoni e Giorgio Girardet
Non si può certo pretendere che un leghista come Alessandro Cè - intabarrato nella sua camicia verde a difesa del suo piccolo territorio - possa comprendere la storia di un popolo nomade come quello ebraico né interessano i modelli parentali cui deve essersi finora ispirato. Dai cattolici, però, che con lui hanno firmato i famigerati emendamenti che vietano la fecondazione eterologa e impediscono alle coppie di fatto l'accesso alle tecniche di procreazione assistita ci si sarebbe aspettati un maggiore rigore esegetico. Dell'Antico e del Nuovo Testamento e delle "famiglie" di cui, in essi, si narra. Famiglie allargate, veri e propri clan assai poco riconoscibili dal punto di vista sociale nei quali i legami di sangue vengono ignorati in nome della continuità e della procreazione: "Dal pensiero biblico - afferma il rabbino Shalom Bahbout, docente di fisica medica alla Sapienza di Roma - affiora un'immagine ampia di famiglia, un'immagine che richiama la solidarietà, l'amicizia, la complementarietà di intenti. Lot, nipote di Abramo, viene chiamato 'fratello' e lo stesso Elieser, che di Abramo era il servo, viene designato suo erede finché non nasce Isacco. Lo stesso istituto del levirato - quello per cui una vedova senza figli poteva unirsi senza il consolidamento matrimoniale al fratello del marito scomparso - andava incontro all'esigenza di non interrompere i legami familiari, di mantenere procreazione e continuità come punti centrali". Esemplare, nonché pruriginosa per qualche cattolico poco avvezzo alla lettura della Torà e certo sconosciuta a quanti hanno votato l'emendamento contro l'inseminazione eterologa, è la storia di Lot riportata in Genesi: "La nascita dei due figli di Lot, Moav ('figlio del padre') e Ammon ('figlio del popolo') costituisce - secondo Bahbout - lo spunto da cui possiamo partire. Dopo la distruzione di Sodoma e Gomorra, le figlie di Lot credono che una pioggia di fuoco abbia distrutto il mondo e perché le nascite possano continuare, ubriacano il padre e si fanno inseminare. Così nascono Moav e Ammon". E' difficile da digerire un incesto biblico "ma - precisa Bahbaout - oltre al fatto che non c'è incesto né adulterio (categorie morali, non biologiche) senza rapporto sessuale, per garantire la continuità in situazioni 'eccezionali' come quella narrata, persino l'incesto si può rischiare; in linea di principio, nessuna strada bisogna escludere per arrivare alla procreazione. Con questo non intendo dire che non debbano esserci delle regole ma su tali questioni non si può fare una legge generale che sia valida per tutti. Ciò che conta è la disponibilità a ascoltare chi ha questo problema specifico e valutare caso per caso". Nel nostro sacro emiciclo, purtroppo, rabbini non ne siedono ma voci lucide e autorevoli si levano anche da parte cattolica. Piero Pratesi - giornalista dell'Avvenire, de Il popolo e di Paese Sera - dice: "I cardini della famiglia sono nell'interpretazione che Gesù dà del racconto di creazione: della legge mosaica del ripudio, Gesù disse che era stata data per la durezza di cuore mentre il principio da seguire era l'amore costante che fa di due persone una carne sola. Lo stesso Gesù ammette una diversità tra la legge - mediazione tra princîpi e storia - e il principio stesso che interpella le coscienze. Lo stesso Paolo parla dell'amore sponsale come segno del rapporto tra Cristo e la chiesa: ciò su cui si fonda la famiglia è il principio dell'amore di Cristo con l'umanità fedele riunita nella chiesa. E tutto ciò non ha a che fare con la legge canonica né con quella civile". Che i cattolici, tuttavia, continuano a voler dettare anche a rischio di cadere in contraddizione: se ciò che conta sono i legami di sangue, che farne dei bambini in adozione o affidamento? "Anche la chiesa - prosegue Pratesi - è una struttura umana, ha una sua laicità ineludibile e, quindi, entra in rapporto con le strutture della società. Ma sia in relazione ai mutamenti tecnico-scientifici che a quelli del costume, il pensiero cristiano-cattolico non ha ancora intrapreso una riflessione sull'idea di natura. I nuovi e complicati parametri proposti dalla bioetica andrebbero discussi più razionalmente ma lo sforzo di introdurre elementi politici - altro non è questo fronte compatto che ai cattolici viene richiesto di costruire su scuola, contraccezione e procreazione - turba ogni discussione razionale". Un affondo talmente violento e anacronistico, questo cattolico, da insinuare il dubbio che la Chiesa, oltre che giubilare, in questo momento tenda a vacillare. "Di fronte ai mutamenti - sostiene ancora Pratesi - la chiesa è troppo spesso tentata di affidare alla legge dello stato la protezione di regole, princîpi e comportamenti che non è in grado di far seguire dagli stessi fedeli. E proprio per la fase di debolezza che il suo pensiero attraversa, non è in grado di fornire le ragioni dei comportamenti che predica aldilà dell'obbedienza". Di tutto questo sorride Giovanni Franzoni, ex abate benedettino della basilica di San Paolo fuori le mura, sospeso a divinis nel '74, per avere sostenuto la libertà di voto nel referendum sul divorzio e ridotto allo stato laicale nel '76 per aver annunciato che avrebbe votato Pci: "E' lo stesso termine 'eterologa' a essere usato in modo improprio. Eterologa è la fecondazione con il seme di un'altra specie o di una divinità o di dio. In questo senso, il primo figlio nato da una fecondazione eterologa è Gesù Cristo. In realtà, ciò che si vuole affermare è la questione della fedeltà maritale, del patto sponsale; una questione che, se considerata dentro la mentalità cattolica ha un suo senso, altrimenti no. Se per motivi medici due coniugi decidono di ricorrere al seme di un altro, è una questione morale che riguarda solo loro. Non c'è violazione del patto sponsale. Quanto al figlio, non sarà certo un seme a fargli riconoscere il padre. Del resto, se ripercorriamo le mitologie antiche, l'interesse verso la 'certezza' del padre non esiste. Al contrario i grandi profeti nascono quasi sempre in situazioni strane; la madre di Gedeone era una prostituta, chi era il padre? gli eroi, i semidei nascono da coppie non immediatamente riconoscibili. Anche nella nascita di Isacco c'entra la divinità: dio fece per Sara quello che le aveva promesso. Ciò che non si riesce ad accettare è che sia la donna a dare all'uomo questo frutto, talvolta in circostanze eccezionali, con il segno della divinità e simbolicamente indipendenti da qualsiasi segno di virilità. E' una mitema, questo, che viaggia nell'antichità ma che può viaggiare anche oggi; nonostante gli uomini cerchino, a tutti i costi, una rivalsa. Così ora si imposta una legge sulla 'certezza' del dna maschile, una caccia al tesoro. La vera maternità e la vera paternità nascono dal rapporto affettivo, dal crescere insieme; qualsiasi tecnica può essere applicata purché sia al servizio della libertà e della vita. E purché non sia affidata né al privato né al mercato". La questione non è marginale e la spiega assai bene Giorgio Girardet, pastore e docente presso la facoltà valdese di teologia: "Noi abbiamo pubblicato un documento in cui distinguiamo il matrimonio dalla famiglia. Teoricamente la nostra posizione non è distante da quella cattolica involutasi, però, sul piano pratico. Il matrimonio è un'istituzione della società che, di per sé, non è cristiana. Non esiste un matrimonio cristiano ma un modo cristiano di viverlo. E, nell'ambito dell'evoluzione del costume matrimoniale, è l'etica della persona che va adattata alle nuove condizioni. Le famiglie di cui si parla nella Bibbia hanno poco in comune con la nostra famiglia piccolo-borghese. Nelle società patriarcali dell'Antico Testamento, la famiglia era ampia, poligama. Nel Nuovo Testamento, la famiglia è la casa, luogo comune in cui i coniugi vivono e convivono con altri nuclei, domestici, servi e schiavi: la famiglia è un'unità sociale anche di produzione e di consumo. Ma come dalla lettura del Nuovo Testamento non possiamo trarre una santificazione della schiavitù, così non possiamo trarne una santificazione della famiglia. Anche il tema dei legami di sangue è un fenomeno molto antico ma - come la monogamia e l'adulterio - il suo vero scopo è assicurare l'erede. Insomma, più che il matrimonio, si difende il patrimonio". E se le finanziassimo queste benedette scuole cattoliche così da permettere ai (deputati) cattolici di rimettersi a studiare?
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vedi anche
La legge sulla fecondazione