Se Di Bella supera Einstein| In Italia regna un'ignoranza diffusa per ciò che riguarda la scienza, nella società e fra i politici |
| Ai ragazzi delle scuole di ogni ordine e grado che hanno visitato il Museo della Scienza e della Tecnica di Milano (ben novantamila, nell'ultima parte del '98) è stato proposto un test. Una delle domande era: "Chi è, secondo voi, il più importante scienziato del secolo ventesimo?" La risposta è stata: "Il professor Di Bella". Non dunque Einstein, Marconi o Fermi, ma Di Bella. C'è da mettersi le mani nei capelli. Un tale stravolgimento di valori non ce l'aspettavamo, neppure alla luce di fatti recenti.
Da dove viene tanta ignoranza? Per cercarne la ragione occorre allargare il discorso al rapporto che è andato instaurandosi in questi anni tra la nostra società - la società italiana, perché altrove è diverso - e il sapere scientifico. Non parliamo ovviamente del sapere in senso alto, specialistico, ma di quel tanto di conoscenza delle cose scientifiche e tecniche che ogni cittadino dovrebbe avere per vivere consapevolmente nel mondo moderno. In questa luce, la risposta delle scolaresche milanesi non appare come una curiosità da "Io, speriamo che me la cavo" ma come la tessera di un mosaico, come un dato di un quadro generale che forse dobbiamo deciderci a giudicare preoccupante.
Vediamolo dunque, questo quadro. Innanzitutto, il caso Di Bella. Benché fenomeni di infatuazione per cure alternative si siano verificati anche in altre nazioni, in nessuna era mai accaduto che politici, assessori alla sanità, magistrati rendessero obbligatoria la prescrizione a spese dello Stato di una terapia ancora da verificare. Solo ignorando che cos'è l'oncologia, la ricerca farmacologica, il modo stesso di funzionare della scienza si poteva giungere a una decisione tanto aberrante. In fondo, scambiando Di Bella per un grande scienziato i giovani visitatori del Museo non hanno fatto altro che recidivare nel peccato di ignoranza da altri ben più colpevolmente commesso.
Del quadro fa poi parte la paura delle biotecnologie (con le sue appendici bioterroristiche), una paura che nasce anch'essa dall'ignoranza e che sta allontanando l'Italia dal gruppo delle nazioni progredite. Hanno cominciato i senatori votando all'inizio dell'anno scorso un ordine del giorno che è un catalogo di luoghi comuni, di demenzialità surreali intorno al mostro che esce dalla provetta, la produzione di replicanti maligni eccetera; e ha continuato il governo a fine gennaio impugnando la direttiva europea sulla brevettabilità delle biotecnologie. In mezzo ci sono episodi più folcloristici ma non meno significativi quali gli show contro la nuova biologia di Dario Fo e
Beppe Grillo, che tanta presa hanno sul pubblico.
Quale fosse l'orientamento del governo si poteva in verità dedurre dal fatto che l'on. D'Alema, nei cui discorsi la parola "scienza" risuona raramente, alla vigilia del mandato avesse scelto come occasione per occuparsi di biotecnologie la presentazione del libro di Jeremy Rifkin che è severo critico della manipolazione genetica. Intendiamoci: sulla produzione degli Ogm o Organismi Geneticamente Manipolati occorre sorvegliare. Ma le censure di Rifkin si applicano a uno stadio di sviluppo di tale tecnica ben più complesso e avanzato quale quello raggiunto da Stati Uniti e Giappone. In Italia questa scienza è ancora bambina, e prima di comprimerla bisognerebbe lasciarla crescere almeno un po'.
La direttiva sulla brevettabilità è stata approvata dal parlamento europeo a larga maggioranza dopo un dibattito durato una decina d'anni. Ora l'Italia, unica (con l'Olanda) tra i paesi dell'Unione, chiede alla Corte di giustizia delle Comunità di riesaminarla, "per completarne le disposizioni sotto il profilo della tutela dei diritti alla vita, alla salute e alla protezione della natura e dell'ambiente". Arriva insomma l'Italia, che non ha mai affrontato il problema con una seria discussione parlamentare, a mettere in riga tedeschi, inglesi e francesi che invece di biotecnologie si sono occupati a fondo.
Ecco che ritorna il tema della scienza come parte della cultura generale. Un tema di non poco momento, basti pensare che gli italiani potrebbero un giorno venir chiamati a decidere per referendum sugli Ogm, come a suo tempo lo furono sull'energia nucleare. Un tema che coinvolge la scuola, i mezzi di divulgazione e gli stessi scienziati, in genere insofferenti al contatto col pubblico. A proposito: non potrebbe darsi che il Nobel Dulbecco, accingendosi a comparire sul palcoscenico di Sanremo, non sia stato preso, invece che da un folle raptus, da una giusta intuizione? |