RASSEGNA STAMPA

7 FEBBRAIO 1999
MICHELE DE FRANCESCO
Legrenzi: le ragioni della psicologia
Paolo Legrenzi, "Come funziona la mente", Laterza, Roma-Bari 1998, pagg. 134, L. 15.000; "La felicità", Il Mulino, Bologna 1998, pagg. 128, L.12.000
Dopo aver affrontato in La felicità il tema dei rapporti tra emozioni e cognizione - e in particolare lo studio dei meccanismi cognitivi che, come insidiose trappole nascoste in noi stessi, ci inibiscono la felicità - con questo Come funziona la niente Paolo Legrenzi sembra voler completare l'opera, passando dalle passioni alle ragioni, e fornendo al lettore un agile volume di introduzione ai processi mentali che sono alla base del pensiero umano. Nello stesso tempo, il testo è un'appassionata difesa delle ragioni della psicologia sperimentale nei confronti tanto nei tentativi di filosofia e intelligenza artificiale di interpretare i nostri processi di pensiero sul modello del calcoli logici, tanto di quello della biologia di ridurre lo studio della mente allo studio del cervello. Per Legrenzi (che non sarà seguito in questo da tutti i neuroscienziati, e nemmeno da tutti i filosofi, ina che difende con molto vigore le proprie tesi) la vera rivoluzione della scienza della mente di questo secolo è una concezione dell'intelligenza umana che "potesse venire affrontata prescindendo completamente dalle sue corrispondenze biologiche" e nondimeno permettesse la scoperta di leggi e modelli capaci di spiegare il comportamento degli agenti.
Se tradizionalmente è l'epistemologia a individuare schemi di deduzione, ragionamento, decisione che dovrebbero guidare gli individui nelle proprie attività, decenni di risultati sperimentali mostrano che queste classificazioni vengono scompaginate quando si guarda a come davvero gli esseri umani ragionano: "la nostra mente funziona in modi molto diversi da quelli che si erano ipotizzati a "tavolino"". Alla dimostrazione di questo cruciale assunto sono dedicati i primi tre capitoli del testo, dove si presentano alcuni dei classici esperimenti volti a mostrare l'esistenza di violazioni sistematiche delle regole logiche di ragionamento, attraverso una serie di riflessioni che preparano inoltre la strada alla necessità per spiegare l'azione del passaggio dalla razionalità individuale alla razionalità strategica (che tiene conto della presenza di altri soggetti). Idea che emerge nel capitolo 4, dedicato alla spiegazione delle cause di un evento (vengono selezionate solo quelle pertinenti ai fini dell'informazione giudicata rilevante a fini comunicativi) e soprattutto nei capitoli 5, 6 e 7 dove con un crescendo di audacia teorica - la cui responsabilità lasciamo volentieri all'autore - sono discussi i temi delle molestie sessuali alla luce della teoria della comunicazione di Sperber e Wilson, le basi cognitive dell'omertà (in relazione al caso del DC9 precipitato presso Ustica), la crisi superata dal governo Prodi nel 1997, in termini di rapporto tra mente collettiva e mente individuale (peccato ci sia stato negato dalla precoce uscita del libro l'esame di un tentativo - verosimilmente titanico - di incanalare in schemi razionali l'ultima crisi di governo).
La natura quotidiana e comune di questi esempi non deve ingannare, anche se semplice nel linguaggio e ammirevole per chiarezza il testo ha alle spalle una notevole impalcatura teorica. In particolare Legrenzi utilizza e sviluppa il concetto di razionalità limitata introdotto da Herbert Simon, integrandolo con la teoria dei modelli mentali di Johnson-Laird. L'idea base è che per un agente limitato da vincoli di attenzione, di memoria (di lavoro e a lungo termine) di coerenza nelle conoscenze sia razionale accontentarsi di prestazioni cognitive soddisfacenti anche se non perfette. In termini di modelli mentali ciò significa che le nostre rappresentazioni degli eventi sono spesso imprecise, e che compito dello psicologo è descrivere "l'incompletezza dei nostri modi di rappresentarci le informazioni". Il risultato è una visione della psicologia basata su un metodo e uno stile d'indagine lontani dalla biologia e dall'intelligenza artificiale (anche se ovviamente confrontabile con esse).
Certo, molte cose devono aggiungersi alla mente cognitiva come Legrenzi la concepisce perché ci si avvicini a un'immagine ragionevolmente completa del nostro animo ("la mente non è tutto il nostro animo", è del resto un'affermazione che l'autore pone nella prima pagina del suo testo). Si pensi alle già citate "passioni", alla dimensione della soggettività (e del "provare qualcosa" ad essere noi stessi), o anche quella "individualità essenziale" che per Roberta De Monticelli (La conoscenza personale, Guerini, 1998) è caratteristica irriducibile del soggetto di esperienza. Quello che questo piacevole e istruttivo saggio mette in luce, tuttavia, è quanto vi sia da imparare su noi stessi seguendo, per gli umili sentieri della scienza sperimentale, le vicende della "mente cognitiva" ovvero di quel pezzo di noi stessi che non è più biologia e non è ancora persona.
Se è difficile per il filosofo esimersi dal porsi la questione ulteriore sulla relazione (ontologica ed epistemologica) tra questi tre differenti livelli esplicativi di ciò che per motivi e in sensi diversi ci si ostina a chiamare "mente", mi sembra indubbio che è proprio grazie al tipo di ricerche a cui il volume vuole introdurci che tale problema ha qualche possibilità di essere formulato in un modo concettualmente adeguato.
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vedi anche
Il mondo dell'uomo