La cultura - si pensa spesso - deve innanzitutto affrontare i problemi più urgenti. Così ci troviamo ad
aver sempre in mano i secchi d'acqua, senza mai pensare a ciò che ha provocato l'incendio.
Ad esempio - ma è exemplum princeps - si continua a parlare della nostra appartenenza
all'"Occidente"; però si sa ben poco del significato autentico di questa parola. Notevole, comunque,
l'affermazione seguente: "La nostra civiltà occidentale è basata sulla scienza di Copernico, Galileo,
Keplero e Newton. Ma la scienza... è la continuazione della cosmologia dei Greci. È pertanto corretto
affermare che la nostra civiltà occidentale fu fondata dai Greci". A sostenerlo è Karl Popper, nel suo
libro Il mondo di Parmenide (Edizioni Piemme).
Popper è un epistemologo e un filosofo che i benpensanti considerano "culturalmente corretto".
Tuttavia, per lui, Parmenide sta alla radice e al centro del pensiero greco e dunque dell'intera civiltà
occidentale. Egli scrive addirittura che "grandi scienziati come Boltzmann, Minkowski, Weyl,
Schrödinger, Gödel e, soprattutto, Einstein hanno concepito le cose in modo similare a Parmenide e
si sono espressi in termini singolarmente simili". E che cosa afferma Parmenide? Afferma - secondo
Popper - che non esiste alcun mutamento; che il Tutto, cioè l'"Essere", è eterno e immutabile; che
quindi il divenire del mondo è una gigantesca illusione; e sono illusioni anche i colori, i suoni, le
forme, le qualità e la molteplicità delle cose.
Non è immaginabile una dottrina più paradossale. Aristotele scrive che, "stando ai ragionamenti, pare
che queste", indicate da Parmenide, "debbano essere le conseguenze, ma stando alle cose è
pressoché follia pensare in questo modo". Eppure Platone riconosce che Parmenide è "venerando e
terribile", e insieme a tutta la filosofia greca, Aristotele incluso, si impegna a fondo per salvare il
mondo dall'annientamento a cui viene spinto dal pensiero di Parmenide.
Per Hegel, Parmenide scopre la categoria fondamentale del sapere: l'"Essere". Ed è ancora
Parmenide a stare al centro del pensiero di Heidegger. Ma Popper preferisce considerare la presenza
decisiva di Parmenide nel sapere scientifico.
Il mio pensiero filosofico è spesso chiamato "neoparmenidismo". Un'espressione impropria. E a volte
viene ricondotto alla teoria einsteiniana della relatività, cioè a qualcosa da cui è invece
essenzialmente lontano. Eppure Parmenide è qualcosa di unico nella storia dell'uomo. Per un verso
egli ha aperto la strada del nichilismo dell'Occidente, ossia ha pensato che le cose sono nulla. Anzi è
rimasto l'unico ad affermarlo in modo esplicito. Per altro verso egli ha indicato un sentiero
abissalmente diverso da quello percorso dall'Occidente: il sentiero dove si giunge a scorgere che ogni
istante è eterno, che eterna è ogni cosa, ogni relazione, ogni qualità, ogni situazione.
Che cosa può sapere di tutto questo la "nostra" cultura? L'Occidente ha voltato le spalle a
Parmenide avvertendo soltanto, più o meno confusamente, che la sua grandezza è simile a quella
dell'apocalisse, da cui tutti vogliono salvarsi ma che nessuno, fuggendo, può perdere di vista. Anche
per Popper la grandezza di Parmenide ha unicamente questo carattere profondamente negativo. A
suo avviso è stato per confutare la grandiosa follia della dottrina parmenidea che è sorto l'atomismo
greco, cioè la teoria scientifica fondamentale da cui è scaturita l'intera scienza occidentale e lo
stesso parmenidismo degli scienziati contemporanei summenzionati: ai quali, dunque, Popper si
oppone, riproponendo rispetto ad essi l'atteggiamento assunto dall'atomismo nei confronti di
Parmenide.
Limitatamente a questo versante negativo, e nonostante l'arbitrarietà dell'interpretazione, Popper non
è però fuori strada quando parla della visione "pessimistica" di Parmenide e scrive che per il grande
Greco la luce, il cambiamento, il movimento, il non essere, il calore, la giovinezza, l'amore, la
bellezza, la poesia sono tutte illusioni; e che invece "la gelida verità" è la morte, ossia la notte,
l'oscurità, l'immobilità e la pesantezza eterna della materia. Tutto l'Essere è come la luna, che è una
massa oscura e senza mutamento, il cui crescere e calare sono dovuti al gioco illusorio della luce del
sole. Non è fuori strada questo discorso di Popper, se si avverte che nel pensiero di Parmenide tutte
le cose sono nulla, sì che ad essere eterno e immutabile rimane soltanto quel puro "Essere" che,
come pura luce, acceca ed è cieco.
Eppure come rimane lontano, anche Popper, dalla splendente profondità di questo pensiero che
lascia dietro di sé ogni altra sapienza dell'Occidente e dell'Oriente! |