L'equità spontanea? È una chimeraLa globalizzazione pone nuove domande all'etica del mercato. Un'analisi di Marzano |
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| Ferruccio Marzano, "Economia ed etica: due mondi a confronto", Editrice Ave, Pagine 366. Lire 40.000 | Il cruciale problema dei rapporti tra etica ed economia è un topos classico del
pensiero economico e morale degli ultimi 150 anni, pur con notevoli alti e bassi. Ma
anche quando è stata negata la connessione tra morale ed economia, e l'economista
è stato pensato solo come un tecnico che si accontenta di approntare mezzi per fini
stabiliti da altri, il problema rimaneva acuto. Dire che non c'è un rapporto tra le due
discipline è una soluzione, ossia l'esito di un cammino costellato di assunti e
interpretazioni sia dell'economia come dell'etica.
Per la verità la questione del rapporto tra economia ed etica si è posta sin dai tempi
più antichi: si pensi alle opere pratiche di Aristotele, alla trattatistica medievale, alle
questioni sul prestito ad interesse. È diventata però scottante più di recente con
l'immenso sviluppo della produzione e del mercato capitalistici, e con il non lontano
approdo ad un sistema economico mondiale, globalizzato, interconnesso, che nel
suo torrente universale trascina blocchi assai eterogenei di culture, paesi e tradizioni.
Affronta questo temibile e insieme essenziale problema Ferruccio Marzano
economista dell'università di Roma, calando la questione teorica entro una serie di
problemi realissimi, circolanti nella situazione contemporanea a livello nazionale e
mondiale: la globalizzazione dell'economia; il problema occupazionale; lo stato
sociale; il terzo settore; economia ed etica nella finanza; l'esplosiva questione del
debito estero dei Paesi poveri, e così via. Si tratta di un insieme di prospettive tra
loro collegate, e sostenute da un'intuizione tenacemente perseguita e dichiarata in
premessa: "I saggi qui raccolti costituiscono un tentativo di coniugare proposizioni
dell'analisi economica, nella specie di una certa impostazione teorica, con aspetti e
principi etici, in particolare di una specifica visione morale della realtà".
Pochi pensano che l'immenso cosmo dell'attività economica contemporanea possa
venire pensato con la categoria dell'ordine spontaneo evolutivo, retto da alcune
regole astratte e privo di interventi modificanti, e in ultima istanza governato dalle
preferenze degli individui. Più diffusa è l'idea che si debba ricorrere a variabili
esterne all'ordine evolutivo spontaneo; tra le quali appunto i valori. Questi nessuno li
va a cercare, perchè si presentano da soli con le loro domande. A questo punto,
come è facile immaginare, si scatena la competizione perchè i valori e le etiche
disponibili sono molteplici e spesso tra loro in conflitto. Avremo perciò, come
sottolinea Marzano, posizioni morali di tipo contrattualistico, utilitaristico, libertario,
comunitario, religioso e numerose altre ancora. Nel confronto dialettico che si
instaura nella vita pratica come in dottrina l'autore assegna la palma al quadro di
valori morali e antropologici che emergono dalla dottrina sociale della Chiesa e, per
usare un termine ancora abbastanza comprensibile, dal personalismo comunitario.
Morale dunque non relativistica, aperta all'altro, lontana dall'utilitarismo e
dall'individualismo morali centrati sul self-interest; e invece morale del bene
comune, della solidarietà e sussidiarietà, della giustizia, della coniugazione tra equità
ed efficienza.
Questa costellazione di valori, legata ad una altrettanto ricca visione antropologica,
consente di elaborare in teoria e nelle scelte pratiche la differenza tra una crescita
puramente quantitativa, misurata in termini di mero reddito, e lo sviluppo, concetto
assai più ricco e polivalente, inteso con connotazioni a più livelli che inglobano la
cultura, il linguaggio, le istituzioni politiche e sociali. Nella scelta per lo sviluppo
invece che soltanto che la crescita e il reddito, si incontra una prospettiva molto
vicina a quella da Paolo VI sviluppata nell'enciclica Populorum Progressio, e
legata all'idea dello sviluppo integrale di tutto l'uomo in ogni sua dimensione e di tutti
gli uomini. |