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Nietzsche spiegato anche ai profani |
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I saggi di Sossio Giametta |
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Sossio Giametta, "Saggi Nietzschiani", edizione "Città del Sole", dell'Istituto per gli Studi Filosofici di Napoli, pagine 322, lire 46.000 |
Di quell'équipe leggendaria che, sotto la direzione di Giorgio Colli e Mazzino Montinari si assunse il compito e la responsabilità di pubblicare per Adelphi l'edizione critica di tutte le opere di Federico Nietzsche, apparsa contemporaneamente sia in Italia che in Germania (ed. De Gruyter), facevano parte anche Marilù Pampaloni e Sossio Giametta, che collaborarono all'impresa con entusiasmo e dedizione. Italo Calvino chiamava i quattro componenti di questa équipe i "Nietzsche boys", e si son dati da fare i "Nietzsche boys", sgobbando come tedeschi per un decennio e più sui sacri testi, fino a portare a compimento un'operazione che i tedeschi stessi ancora non avevano tentato.
Quanti libri di Nietzsche ha tradotto il castoro Sossio Giametta per questa edizione? Non li ricordo tutti, ma sono parecchi, sette o otto almeno, e non si capisce come abbia fatto in così pochi anni. E quanti libri ha poi dedicato a Nietzsche? Uno di commento allo Zarathustra, un altro sugli interpreti di Nietzsche, un altro su Nietzsche poeta e moralista, nonché filosofo, uno intitolato Oltre il Nichilismo, e uno infine su Nietzsche, Goethe e Hölderlin. Il più recente, una raccolta di Saggi Nietzschiani mi dà occasione per questa breve nota (ed. "Città del Sole", dell'Istituto per gli Studi Filosofici di Napoli, pagine 322, lire 46.000).
Una vita intera, quella di Giametta, passata in stretto contatto col pensiero e l'opera del grande tedesco, di cui ha pesato, traducendolo, ogni frase, ogni parola. Questa assidua frequentazione, unita all'entusiasmo, ha determinato una singolare dimestichezza, una confidenza che si colloca al di fuori di quella distanza che di solito si stabilisce tra lo studioso e l'autore studiato, e ne ha spesso oltrepassato il limite. Questo può dar fastidio a qualcuno, ma è proprio la confidenza a stabilire una vicinanza così diretta e senza complessi, e a dar luogo a un così intrepido confronto col pensiero di Nietzsche, da rendere questi saggi una lettura insolita, non eccessivamente specialistica, e agevole per chi come me è poco portato all'approccio e al linguaggio strettamente filosofico. Se talvolta questo atteggiamento sembra troppo disinvolto o addirittura presuntuoso, anche Giametta potrebbe ripetere per scusarsi: "Vagliami il lungo studio e il grande amore / che m'ha fatto cercar lo tuo volume".
In realtà dietro tutta questa disinvoltura c'è non solo una devozione assoluta all'amato maestro, ma anche un metodo rigoroso e un apparato storico-critico che colloca Nietzsche nel suo contesto e in rapporto al suo tempo, evitando così quel tipo di falsificazione che vuole a ogni costo "attualizzare" Nietzsche e inserirlo abusivamente in contesti diversi da quello suo proprio.
Quali sono i punti essenziali cui fa riferimento Sossio Giametta in questi suoi Saggi Nietzschiani? Ne indicherò qualcuno: il primo e il più importante è quello di considerare Nietzsche non solo come filosofo ma come un artista nel senso più ampio, come un poeta. Di considerarlo, altresì, non tanto come un teorico ma come un moralista, cioè uno che parla in base all'esperienza; ed è dal moralista che nasce il filosofo per negare i fondamenti della filosofia praticata fino a quel momento. Il secondo punto è quello di considerare tutti i maggiori interpreti di Nietzsche (Heidegger , Jaspers, Bertram, Klossowski, Colli, Montinari, eccetera) come più attenti al proprio tempo e alla propria filosofia che a quella di Nietzsche, facendolo diventare un precursore di idee altrui e servendosene per legittimare le proprie. Il terzo punto è quello di considerare, conseguentemente, Nietzsche più un autore da commentare che da interpretare. Commentarlo alla lettera e dal punto di vista di un comune lettore, colto, intelligente e attento ai vari problemi, ma pur sempre guidato dal senso comune, da quella capacità di comprendere e conoscere che io ho chiamato "simpateia" e che Giametta chiama "affinità".
E si può capire da quanto ho detto come un simile atteggiamento così poco accademico e scevro da pregiudizi o da timidezze, trovi il mio consenso di lettore dilettante.
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