RASSEGNA STAMPA

14 GENNAIO 1999
Flamigni: l'avrei fatto anch'io, ora la legge
Il professor Carlo Flamigni, esperto di riproduzione assistita, "laico allo stato brado" (la definizione è sua) già in forze nel Comitato di bioetica dell'era Bompiani, da Bologna si stupisce che in Italia ancora ci si stupisca: "Manca la legge e ci saranno tante altre prime volte. Per noi medici il codice deontologico, dove è vietato l'uso di gameti congelati dopo la morte del coniuge, è l'unico riferimento. Principio discutibile. Visto che la legge non decolla, noi vogliamo il regolamento del ministero preparato dall'ex ministro della sanità Guzzanti. Il ministro Bindi ce l'ha nel cassetto e non lo tira fuori per suoi motivi religiosi".
Lei avrebbe accettato di fecondare una vedova?
"Avrei chiesto autorizzazione all'Ordine e al giudice come è successo a Palermo".
Ma se fosse stato libero di decidere?
"Io penso che, se una donna arriva a tanto, è perché sa di poter crescere bene suo figlio. Le statistiche americane dei bambini che vengono abbandonati dai padri dopo averli conosciuti, sono terrificanti. Che sia un solo genitore ad educare non è l'ideale ma non è indispensabile averne per forza due. Siamo nel Duemila, c'è la tendenza all'apertura della famiglia. E poi stiamo parlando di una donna che viene fecondata col seme del marito, non con un seme donato. Il bambino nascerà in un contesto affettivo e familiare favorevole".
La legge che sta per essere discussa in Parlamento le piace?
"Non esattamente, è una mediazione e come tale scontenta tutti. Però penso che sia logico rinunciare tutti a qualcosa per raggiungere un obiettivo comune. La chiarezza, una volta per tutte".
Funziona la tecnica del congelamento degli ovociti che lei sta attuando nel suo centro?
"Sì, ma alla Chiesa non va bene neppure questo. Credo che saranno sempre contrari a tutto ciò che nella riproduzione non è naturale".
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vedi anche
Procreazione assistita