RASSEGNA STAMPA

20 DICEMBRE 1998
VITTORIO POSSENTI
Tra nulla e metafisica
I percorsi della terza navigazione
Un tentativo di rispondere alla domanda "che cos'è il nichilismo?"
L'editore Armando di Roma pubblica in questi giorni il volume di Vittorio Possenti "Terza navigazione. Nichilismo e metafisica" (pagg. 416, L. 38.000).
Ne proponiamo alcuni stralci tratti dalla Introduzione.
In questo volume si tratta del nichilismo tanto quanto della metafisica entro due cammini: quello verso la conoscenza dell'essere e quello verso il nichilismo (itinerarium mentis in esse; itinerarium mentis in nihilismum). La critica e l'abbandono del nichilismo teoretico e la ripresa postmoderna della filosofia dell'essere si corrispondono punto a punto in un intreccio difficilmente separabile. L'intento della ricerca non è nutrito di preoccupazioni morali sul negativo esito etico del nichilismo; piuttosto dalle intime perplessità sollevate dal carattere antirealistico e perciò infine teoreticamente più o meno nichilistico di molte scuole filosofiche moderne: la tradizione del realismo, che pur ha percorso alquanto esilmente la filosofia moderna per tanti riguardi platonizzante, idealistica, positivistica, nominalistica, potrebbe forse costituire il miglior reagente speculativo per pensare a fondo la questione del nichilismo.
Nella vicenda speculativa dai Greci sino all'incirca ad Hegel prevalse l'idea che la ragione potesse per l'essenziale conoscere l'ordinamento del reale. Da circa due secoli questo assunto si è trovato contestate in modo sempre più netto entro una crisi che ha coinvolto soprattutto la ragione speculativa. E' venuta mutando l'idea di ragione che, persa la sua unità, si è pluralizzata in ragion pratica, ragione tecnica, ermeneutica, utilitaria. L'uomo cerca di sopravvivere e trarre vantaggio dal mondo in cui sta, assoggettandolo e dominandolo. Un mondo che al di là delle possibilità messe a disposizione dalla tecnica, gli rimane opaco e infine incomprensibile; e col mondo l'uomo stesso.
Il mutamento del senso della ragione e dell'essere va considerato definitivo? Questo sarebbe possibile se la storia fosse un argomento e la successione degli eventi dello spirito rivestisse un valore assiologico: ma pochi lo concederebbero. L'affermazione moderna dell'ateismo è ormai per tanta parte alle nostre spalle, e ciò che ne ha preso il posto, la presente metafisica della finitezza che si impone asetticamente di stare al solo finito senza mai oltrepassarlo, potrebbe non avere lunga durata. Nella sempre risorgente
quest of being il soggetto interrogante ricerca un senso dell'intero, che può certo comportare cura per il frammento senza però esaurirsi in esso.
Che cosa c'è dopo la metafisica? Taluni ritengono che non sia possibile offrire una risposta all'interrogativo, e forse sono i più. Altri, sostenendo che dopo la metafisica ,vi saranno filosofi di vario stile e genere ma non in senso proprio filosofia, spostano la risposta dall'oggetto al soggetto filosofante.
Altri ancora, pur prendendo sul serio la domanda, pensano che dopo la metafisica c'è ancora la metafisica - certo ripensata, rinnovata, riconquistata -, perché il linguaggio fondamentale dell'esistenza è metafisico. Ovviamente alla varietà delle risposte corrispondono diversi modi dì prospettare il futuro della filosofia, quello del nichilismo e i loro rapporti. Entro il quadro di un discorso sul nichilismo, la cosa da noi cercata è una scienza teoretica dell'essere, legata ad una filosofia conoscitiva capace di esprimersi ai suoi vari livelli.
"Infralle cose grandi che infra noi si trovano, l'essere del nulla è grandissima". Con questa annotazione Leonardo sollevava la domanda sulla natura del nulla, un problema tra i massimi nella vicenda della filosofia: quel niente di cui appunto si dice che rappresenta la cosa più nulla, eleva un problema che non può venir evitato dal pensiero essenziale. Esso conduce a riflettere sul rapporto del nulla con l'essere, riguardo al quale Leibniz sollevò la celebre domanda, poi ripresa a vario titolo da Schelling, Bergson ed Heidegger:"Pourquoi y a-t-il plutót quelque chose que rien?", aggiungendo sorprendentemente: "car le rien est plus simple et plus facile que quelque chose".
Non sono questi gli interrogativi (e neppure quello se esista una potenza del niente), che intendiamo mettere a tema nel presente saggio. Il filosofo farà bene a sostare per cercare di venire a capo della domanda: "che cosa è nichilismo?", senza correre troppo presto ad alquanto retoriche elucubrazioni sulla potenza del nulla e sull'esperionza del nulla, dì cui da un certo momento in avanti una parte della filosofia europea ha abusato, impiegando l'idea di nulla come una metafora o un'allusione a qualcosa d'altro invece che come sinonimo del
nihil absolutum. E farà anche bene a non lasciare da parte un'altra fondamentale questione, che accompagna come un'ombra l'inchiesta sul nichilismo: è questo (come pensa Heidegger) il destino inevitabile del pensiero occidentale, nato dai Greci? 0 invece è l'esito di una deviazione dall'essere e dal logos, ossia un momento di caduta e di declino? Due tesi, come ben si comprende, fra loro lontanissime. Per tentare di venire a capo delle due questioni sull'essenza e il futuro del nichilismo, la filosofia si trova ad un crocevia decisivo in cui le sue forze sono tese al più alto grado e il suo compito sfidato radicalmente.
La molteplicità dei moduli e dei contenuti con cui viene inteso il nichilismo si mostra insoddisfacente e spinge ad andare più in profondità nel determinarne la natura: noi qui lo considereremo non in primo luogo come evento proteiforme e complesso della vita dello spirito, dove si annodano esperienze come la notte della verità, la disperazione, la tensione di una volontà malata, ma soprattutto come un evento di origine speculativa. Il primo più largo senso trova nel secondo una parziale origine, a un dipresso come il relativismo morale trova una sua base in quello intellettuale: non vorrei però suggerire l'identità di nichilismo e relativismo.
Anticipiamo con la massima brevità l'elemento speculativo attorno a cui si dispone, nella parte critica come in quella solutiva, il nostro tentativo: l'essenza del nichilismo e il suo largo accadere possono esser compresi a partire dall'essenza della conoscenza e dai concetti reggenti della metafisica. Nichilismo non è per noi in primo luogo l'evento per cui i valori supremi si svalorizzano, l'annuncio che "Dio è morto", o che il vivere è privo di senso (certo tutti questi eventi rivestono alto rilievo), ma l'oblio dell'essere, la rottura del rapporto intenzionale immediato tra pensiero ed essere, e l'avvento al suo posto di forme di rappresentazione dell'ente, quali accadono nel corso della rnetafisica moderna nella volontà rappresentante del soggetto trascendentale e in quella strumentale-oggettivante della tecnica: per vie differenti esse concepiscono l'essere come un oggetto cosale perfettamente contrapposto al pensiero. Nel nichilismo compiuto accadrebbe dunque un oscuramento dell'essere in totalità, e conseguentemente della verità dell'essere, in rapporto ad un'opzione antirealistica. Sì, sussistono molti motivi per ritenere fondato tale assunto, in base al quale il discorso nichilista non potrebbe più legittimarsi se non ricorrendo a motivazioni storiche invece che ad argomenti, ossia facendo appello al fatto che gli eventi portano in una certa direzione.
Se la questione della metafisica è come è, quella dell'essere, di essa nel nichilismo compiuto non ne è più nulla. Usciti dalla conoscenza della metafisica, non si è più in grado di pensare l'essere e la sua natura. Ne consegue che il superamento del nichilismo quale vittoria sulla dimenticanza dell'essere accade coi/nel ritorno all'essere e all metafisica. In ciò la nostra diagnosi si distacca consapevolmente da quella dì Heidegger, per il quale nichilismo e metafisica procedono appaiati, onde il superamento del primo esige quello della seconda ed il compito preliminare del pensiero sembra essere quello di una distruzione del contenuto dell'ontologia. Se ne distacca a tal punto che un filo conduttore del volume consiste nell'assunto seguente: nella vicenda del pensiero occidentale da Greci a noi si è verificata una ulteriore navigazione - la terza navigazione, appunto - dopo la seconda sperimentata da Platone (cfr. il
Fedone), intesa come una più alta concezione dell'essere e di Dio. La terza navigazione stabilisce un guadagno di prim'ordine in filosofia in certo modo un acquisto per sempre.
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vedi anche
Metafisica