| La questione filosofica della coscienza umana è stata liquidata dai filosofi analitici come un problema metafisico, ed in quanto tale, un mero gioco linguistico. La metafisica però, se pur trattata come un «residuo» logico-linguistico, è una questione che riaffiora inesorabilmente, ogni qualvolta ci si interroga su concetti essenziali dell'esistenza umana. E la riflessione sulla pensabilità della coscienza è uno dei nodi cruciali della fondazione filosofica. Fabrizio Desideri, ne «L'ascolto della coscienza» incentra la sua ricerca intellettuale sulle modalità di pensabilità della coscienza, per usare una terminologia kantiana. Ma l'autore non vuol esaurire la sua indagine in una impostazione metodologico-scientifica, poiché più che rispondere alla domanda su cosa sia la coscienza, egli vuole «interrogarla». Come interrogare ed ascoltare la coscienza, nell'era in cui si tenta dì riprodurla mediante l'intelligenza artificiale
Per rispondere a ciò, Desideri compie un «itinerarium mentìs in conscientiam», un percorso dentro l'idea di coscienza, che non è semplicemente la costruzione di un sistema bensì una ricerca problematica. E l'incipit del suo studio trova fondamento nell'idea che la proprietà più genuina ella coscienza risieda nella capacità di interrogarsi, nel «mettersi radicalmente in questione». Un'origine che collima solo in parte col «cogito ergo sum» cartesiano. Desideri inizia un percorso a ritroso da Wittgenstein alle pagine del «Carmide» di Platone per tornare alle teorie attuali di Daniel Dennett e John Searle. In sostanza emerge come dimensione autentica e costitutiva della coscienza, la figura dell'altro in sé. Ovvero la coscienza diviene un confine attivo fra mondo interno ed esterno dove risulta essenziale «l'istanza della voce».Così come essa viene formulata da Derrida, il segno «della struttura originariamente costitutiva». «Rispetto a questa risonanza, la coscienza vive nel dopo della risposta». La voce che chiede di essere ascoltata è all'origine stessa della coscienza. |