RASSEGNA STAMPA

15 OTTOBRE 1998
SERGIO RICOSSA
UN NOBEL MOLTO SOCIALE
Amartya Sen premio per l'economia
L'economista Amartya Sen è talmente noto agli addetti ai lavori che la notizia della sua vittoria del Nobel è giunta a molti come una sorpresa. «Ma come, non lo aveva già vinto?». No, non ancora, anche se forse ìn futuro a Stoccolma decideranno di assegnarlo, il premio, due o tre volte alla stessa persona, per mancanza di candidati nuovi. La velocità con la quale sì distribuiscono i Nobel per l'economia (uno o due ogni anno) è di molto superiore alla velocità con cui progredisce la scienza economica. E ciò anche perché, in fondo, l'economia non è affatto una scienza, o non è una scienza come le altre, e quindi è difficile stabilire quando progredisce davvero. Non vi sono, in economia, scoperte come il Viagra o i raggi X. Ci sono al massimo dieci economisti al secolo, che dicono davvero qualcosa di importante, di memorabile, di «classico».
Gli altri economista formano una massa enorme che studiosi indistinguibili dalla quale massa a Stoccolma si sceglie secondo criteri piuttosto banali e discutibili. Il premiato deve essere molto letto, e dunque deve scrivere in inglese e azzeccare qualche best-seller. Amartya Sen è indiano di origine, ma ovviamente scrive in inglese. Il candidato deve inoltre essere ostico alla lettura, abbastanza difficile da parere vero scienziato, ma non troppo difficile troppo difficile da respingere i lettori non specializzati. Amartya Sen, dopo saggi anche matematici, cioè repellenti, si è buttato sulle discussioni di carattere etico (l'etica in economia) più appetibili e più digeribili; perché materia di etica crediamo tutti dì essere competenti.
A Stoccolma si crede poi doveroso scegliere un anno a destra, un anno a sinistra, scartando gli estremisti dell'economia. I giudici premiano la ragionevolezza, benché in economia uno studioso ragionevole possa dire l'esatto contrario di quel che sostiene un altro studioso ragionevole. Abbiamo visto infatti premiare coi Nobel economisti che sostengono teorie che si contraddicono. Nelle vere scienze è difficile sostenere che il sistema copernicano e il sistema tolemaico sono entrambi veri e premiabili. In materia economica, invece, si può fare qualcosa di analogo senza scandalizzare nessuno. Figuriamoci, poi, quando l'economia devia verso l'etica, i sentimenti morali.
Ecco: a proposito di Amartya Sen possiamo aggiungere che egli è di «buoni sentimenti», abbastanza «sociale» e al tempo stesso abbastanza tollerante dell'individualismo, di una certa dose di mercato, eccetera. Conclusione: in economia siamo allo stadio di quando la medicina curava con la triaca massima. Non sapendo quale sostanze facessero bene alla salute, si mescolava di tutto un po', e buona fortuna!
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