MA GARIN NON HA DIMENTICATO I SUOI MAESTRI| Lo storico della filosofia era stato accusato di aver «rimosso» Gentile |
| Il «Corriere« di ieri l'altro ha pubblicato la notizia di una polemica dell'«Avvenire» nei
confronti di Eugenio Garin accusato questa volta di avere dimenticato Giovanni
Gentile prediletto in gioventù. Garin, al contrario, è stato sempre fedele a Gentile e
alla sua memoria rammaricandosi del silenzio e dell'ostracismo caduto su di lui dopo la
seconda guerra mondiale. Garin, tra l'altro, ha curato nel 1991 per Garzanti il grande
volume delle «Opere filosofiche» di Gentile e ha scritto un saggio introduttivo ampio e
di notevole impegno in cui manifesta tutto il suo interesse ed esprime il debito culturale
che sente di avere con il filosofo di cui parla con affetto e con rispetto. Quanto
all'intervista che ho fatto quest'estate a Garin, suscitatrice di tante polemiche, il tema
era il Novecento e non la biografia dello studioso che è sempre stato chiaro
nell'indicare la linea dei suoi maestri, da Vico a Marx a Croce a Gramsci. Il riferimento
al «Manifesto del Partito comunista» di Marx e Engels, che ha scandalizzato in modo
davvero gratuito alcuni professori, voleva soltanto sottolineare «anche criticamente» il
fervore di idee del secolo passato rispetto al presente. Garin lamentava la mancanza di
una discussione approfondita su quell'opera uscita 150 anni fa che ha avuto
importanza nella storia del mondo. Anche buona parte di coloro che hanno criticato
Garin, dimentichi che la libertà della cultura è assoluta, così come la manifestazione
del pensiero, più che discutere di Marx ed Engels hanno personalizzato la questione.
Sono purtroppo spuntati antichi risentimenti e le frustrazioni di chi è ancora convinto
che l'egemonia culturale in Italia in questo mezzo secolo sia stata appannaggio della
sinistra. Un'indicazione bibliografica, vista l'ignoranza diffusa. In occasione del
centocinquantesimo anniversario, il «Manifesto del Partito comunista» è stato
pubblicato da Rizzoli con un'introduzione di Eric J. Hobsbawm e dagli Editori Riuniti,
con una nota di Renato Zangheri. |