L'UOMO? E' NATO COL LINGUAGGIONo ai contrasti tra fede ed evoluzione: parla l'antropologo Tattersall «Il processo ora
è finito. E non ci saranno più nuovi salti» «Non tocca alla scienza negare o provare che Dio esiste» |
| «La teoria dell'evoluzione e la fede religiosa non sono in contrasto, e non tocca alla scienza negare o confermare l'esistenza di Dio». Questa è solo una delle tante sfide lanciate da Ian Tattersall, con il suo libro appena uscito in Italia II cammino dell'uomo per l'editrice Garzanti (pagine 220, lire 34.000). Tattersall è il curatore del Dipartimento di antropologia dell'American Museum of Natural History di New York, e ha studiato l'evoluzione per tutta la vita. Ma una visita nelle caverne di Les Eyzies de Tayac, in Francia, ha cambiato il suo modo di guardare al proprio mestiere. Quei disegni fatti nella roccia di un luogo inarrivabile, infatti, dimostravano qualcosa in più della volontà di tramandare le avventure di caccia degli uomini vissuti 13.000 anni fa. Dipingere la morte era un modo di combatterla, rispondendo ad esigenze profonde che fanno la differenza fra noi, diventati umani, e gli altri animali rimasti come sono.
«L'homo sapiens - dice Tattersall - rappresenta una straordinaria accelerazione nella storia dell'evoluzione. Positiva o negativa che sia, a seconda delle opinioni, questa accelerazione ha comunque separato in modo definitivo gli uomini dagli animali».
| Perché è avvento questo balzo in avanti nel nostro sviluppo? |
«Vorrei avere una risposta sicura, ma non la possiede nessuno. L'ipotesi più probabile è che l'invenzione del linguaggio abbia innescato la trasformazione dalla quale sono nati gli uomini».
| E perché il linguaggio fu inventato proprio in quel momento? |
«Questa è un'altra domanda difficile. Di sicuro sappiamo che il nostro cervello era cresciuto, e si era potenziato al punto di acquistare gli strumenti necessari a creare simboli e manipolarli. Da questa abilità è nato il linguaggio, la volontà di comunicare e di razionalizzare. In questo passaggio c'è il segreto della nostra trasformazione in esseri umani, compresa l'attenzione per temi come la morale. Molte cose però, come la coscienza, restano inspiegabili utilizzando solo la teoria dell'evoluzione».
| Cosa deduce lei dall'impossibilità di spiegare la coscienza? |
«E' un problema simile a quello dell'esistenza di Dio. Per natura gli uomini hanno bisogno di spiegazioni, ma al mondo ci sono troppe domande alle quali non sappiamo rispondere. Quindi Dio, che è una percezione universale della società umana a tutte le latitudini, diventa un modo di spiegare le cose che non riusciamo a capire».
| Lei ha sottolineato l'inadeguatezza degli uomini nel descrivere Dio, citando il fatto che tutti gli abitanti della Terra scelgono un'immagine antropomorfica simile a quella della loro razza. Questa tendenza svaluta il concetto di Dio? |
«No. Prova semplicemente la nostra condizione imperfetta, che non ci permette di comprendere completamente Dio».
| Ma se Dio è uno strumento per rispondere agli interrogativi che non hanno spiegazione, qualcuno potrebbe obiettare che gli uomini lo hanno inventato solo per trovare rifugio dalle loro debolezze, come la morte... |
«No, è un problema molto più complesso. Non abbiamo inventato Dio, con l'intenzione di usarlo per spiegare cose incomprensibili. Dio soddisfa dei bisogni molto profondi della nostra psiche, che sono sempre esistiti negli esseri umani, dai quali nasce anche la nozione di fede».
| La presenza di questi bisogni, secondo lei, è una prova dell'esistenza di Dio? |
«E' ingiusto porre una domanda simile alla scienza, perché rispondere non fa parte dei suoi compiti. La scienza non cerca le prove di tesi precostituite, e non può dirci né se Dio esiste, né se non esiste».
| Di recente Giovanni Paolo II ha detto di considerare l'evoluzione qualcosa in più di una teoria. Lei cosa pensa di questa posizione presa dal Santo Padre? |
«E' una scelta molto illuminata, perché a questo punto ci sono così tante prove, nei fossili e nell'albero della vita, che rendono molto difficile negare l'evoluzione. Però il problema di cosa abbia messo in moto tale meccanismo resta aperto».
| Dunque è per questa incertezza di fondo, secondo lei, che non esiste contraddizione fra la fede e la teoria dell'evoluzione? |
«Noi sappiamo da dove veniamo, ma la scienza non è in grado di dire perché e come il processo sia cominciato. Non esiste alcuna prova scientifica capace di negare la possibilità che l'evoluzione sia stata lo svolgimento di un piano divino. Dio potrebbe aver dato l'input, lasciando poi che il suo progetto si sviluppasse secondo il cammino della nostra storia. E' una questione di fede, e ognuno è libero di credere o no. Di sicuro, però, la scienza non ha gli elementi per negare una simile ipotesi».
| Se gli uomini sono stati capaci di evolversi dai primati, non è possibile che altri animali riescano a seguire un percorso simile? |
«E' una cosa impensabile, tanto per la storia degli animali, quanto per le loro caratteristiche fisiche».
| Lei ha scritto che a questo punto l'evoluzione degli uomini si può considerare finita. Ci può spiegare perché? |
«Al momento, secondo me, non esistono più le condizioni per compiere dei passi sostanziali come quelli avvenuti in passato. L'evoluzione è stata il frutto delle difficoltà incontrate dall'uomo, alle quali sono state trovate risposte diverse a seconda dei luoghi del mondo dove ci trovavamo. Ora però queste distanze non esistono più.
La Terra è molto più popolata del passato, e i vari continenti, come le varie civiltà, si trovano più vicini in termini di trasporti e di comunicazioni. Questo scenario elimina le condizioni che sono state alla base dell'evoluzione. Naturalmente non possiamo prevedere il futuro, e l'evoluzione potrebbe rimettersi in moto nel momento in cui dovessero cambiare le condizioni in cui viviamo. Se la situazione resta questa, però, lo stato dell'uomo moderno diventerà quello definitivo». |