RASSEGNA STAMPA

3 SETTEMBRE 1998
ELISABETTA D'ERME
UN PENSIERO CRITICO IN COMPAGNIA DI ALFRED HITCHOCK
Studioso di Jacques Lacan e marxista eretico nella Jugoslavia di Tito ha studiato la produzione di immaginario attraverso il cinema, fino alla critica radicale del nazionalismo nei Balcani. Un incontro con il filosofo Slavod Zizek
Immaginiamo un moderno Laurence Sterne che, anziché dilettare i lettori con le storie di Tristam Shandy, proponga una rilettura marxista dei classici della filosofia moderna (Descartes, Kant, Schelling,Hegel) attraverso l'apparato concettuale delle teorie psicoanalitiche di Lacan. Un filosofo che, come Sterne, sia un maestro della digressione, e che - per spiegare le sue teorie - ricorra alla storia del cinema, della letteratura, della musica o alla realtà virtuale. Un intellettuale che, tra un aneddoto e un motto di spirito, riesca a costruire una sua Teoria dell'Ideologia. Per quanto incredibile possa sembrare, questa persona esiste e si chiama Slavoj Zizek ed è nato nel 1949 a Lubiana. Filosofo e psicoanalista, Zizek è il fondadore della scuola lacaniana slovena, insegna all'Istituto di Sociologia all'Università di Lubiana ed è autore di molti testi pubblicati in Francia, Inghilterra, Germania. Stranamente in Italia nessuno sembra essersi mai accorto di lui. Il suo primo libro fu pubblicato a Parigi nel 1988, Tout ce que vous avez toujours voulu savoir sur Lacan, sans jamais oser le demander a Hitchcock ("Tutto quello che avreste sempre voluto sapere su Lacan, e non avete mai osato chiedere a Hitchcock"), un tentativo di applicare le teorie psicanalitiche al cinema e alla cultura popolare, in particolare ai film di Hitchcock, al genere horror e alle detective story.
Nel 1989, con The Sublime Object of Ideology (Il Sublime Oggetto dell'Ideologia) inizia una lunga collaborazione con la casa editrice londinese Verso, che ha ora pubblicato il suo ultimo libro The Plague of Fantasies (Verso, London New York, 1997) che, partendo dal "tormentone" delle fantasie, si pone come una summa dei suoi lavori precedenti e ritorna ossessivamente all'idea di jouissance o enjoiment (godimento, piacere), ripresa da Lacan dal concetto marxista del plusvalore.
Con l'humour che lo caratterizza, Zizek passa in rassegna i rapporti che legano fenomeni politico/ideologici come il cinismo, il totalitarismo, la pulizia etnica, il nazionalismo, alle fantasie sessuali, il feticismo, il cyberspace. Per il filosofo sloveno un tipico soggetto "cinico" dei nostri giorni sarebbe la "vittima": "Oggi - ci ha dichiarato Zizek - molte persone si proclamano vittime.
Tutto ci minaccia: certi cibi, gli zuccheri, l'alcool, la nicotina, la violenza sessuale, verbale e via discorrendo. I contatti tra soggetto e esseri sociali appaiono pericolosi. Un cittadino del Terzo Mondo è accettato solo in quanto oggetto di compassione e se può dimostrare di essere una vittima: bambini uccisi a Sarajevo, bambini morenti in Somalia, in Congo e così di seguito. Il buon "altro", è l'altro vittimizzato. Nel momento in cui l'"altro" non soffre, non è più una vittima, diventa un pericolo, un fanatico, un fondamentalista. Limitare l'autenticità dell'"altro" ad una condizione di vittima è la più violenta forma di negazione della sua soggettività. I fondamentalismi, l'esplosione delle etnie, sono il risultato di questa ideologia".
La fitta rete di stimolanti digressioni contenute nel libro, riporta infine al tema chiave di quest'ultimo lavoro: l'autenticità. "Il tormento delle fantasie", a cui si riferisce il titolo, è il flagello rappresentato dall'antagonismo tra la sempre maggiore astrazione delle nostre vite e una inondazione di immagini pseudo-concrete. Infatti, se tradizionalmente il pensiero critico ricercava le radici delle nozioni astratte nella realtà sociale, oggi si deve procedere nel senso opposto e si deve partire da un immaginario pseudo-concreto per arrivare a definire i processi astratti che strutturano le nostre vite. I quesiti posti da Zizek non trovano risposta nella democrazia liberale: "Prima dell'avvento del capitalismo selvaggio i lavoratori erano, in qualche modo, integrati nella società civile. Oggi a New York circa metà della città è riservata alla popolazione abbiente, il resto è ghetto. Ci troviamo di fronte ad una nuova forma di antagonismo sociale (per usare un termine marxista) molto più radicale della vecchia lotta di classe. Ormai si parla di chi è dentro e di chi resta fuori, ovvero gli altri, coloro che sono esclusi dalla comunità civile, dallo spazio sociale, dall'ordine giuridico".
Slavoj Zizek nasce non solo alla scuola di Lacan, ma anche in un paese socialista, la Jugoslavia di Tito, dissoltasi in una esplosione di nazionalismi. I suoi libri, in particolare Ils ne savent pas ce qu'ils font: le sinthome idéologique del 1990 ("Poichè non sanno quello che fanno: il piacere come fattore politico"), sono colmi di riferimenti alle divisioni etniche e al nazionalismo. I conflitti in corso nei Balcani rappresentano per Zizek un tipico esempio di cynical postmodern war, dove per cinica intende una guerra di fantasie che cerca di distruggere l'universo simbolico dell'altro. Per Slavoj Zizek la gente si identifica di norma in una causa nazionale utilizzando gli stilemi dell'identificazione nazionale. Ovvero, in termini psicanalitici, le forme dell'identificazione simbolica. "Penso che nel nazionalismo - dichiara il filosofo - sia sempre al lavoro una forma di jouissance, di piacere, che prende corpo in ciò che chiamiamo abitualmente un certo modo di vivere. Vediamo come di manifesta il razzismo dell'europeo occidentale nei confronti dell'"altro": c'è qualcosa nel modo di vivere degli altri che lo disturba. La reazione abituale è: "non ho nulla contro turchi, arabi, albanesi, ebrei o quant'altro" però segue una serie di "ma...": "ma puzzano, la loro musica è rumorosa, il loro cibo è scadente, sono pigri...". Psicoanaliticamente parlando, sono le loro pratiche sociali, il loro modo di divertirsi: danze, canzoni, cibi, comportamenti che lo disturbano e infastidiscono. Ciò che l'europeo occidentale trova eccessivo e insopportabile è che quelle pratiche sociali siano sempre finalizzate al raggiungimento, da parte dell'"altro", di determinati livelli di jouissance, di piacere".
Anche in questo ultimo libro di Slavoj Zizek i riferimenti al cinema sono numerosissimi, da Rossellini al "buon marxista" Hitchcock, da Spielberg a Bunuel. Ma cosa significa per Slovoj Zizek il cinema, l'immagine virtuale? "Ci troviamo di fronte ad una scissione epocale del soggetto, ovvero tra soggettività visiva e soggettività acustica, divisione che, spinta alle sue estreme conseguenze, porta agli esperimenti di realtà virtuale.
Ho parlato con molti fanatici del computer, con molti hackers, e da tutti è arrivata la stessa storia. Quello che veramente attrae la gente è il fatto che con il computer si può giocare il gioco della comunità virtuale. Da quando le comunità hanno iniziato a dissolversi si è manifestata una terribile necessità di comunicare, di fondare nuove comunità alternative. Comunità dove ognuno crea una sua identità sessuale, religiosa, politica. Per quanto paradossale possa sembrare, questa non è affatto la fine della soggettività cartesiana. Al contrario, è un autentico, puro, soggetto cartesiano il protagonista di questa realtà o comunità virtuale. Infatti nella comunicazione virtuale si può falsificare tutto, ma ciò che resta alla fine è puro, autentico cogito".
Ci stiamo finalmente avvicinando alla moderna soggettività. "Desidero sottolineare nuovamente che, per comprendere cosa accade oggi, anche nel mondo reale, più che non in ogni testo sociologico, filosofico o quant'altro, è necessario studiare film di registi come David Lynch. C'è un'immagine che condensa tutta la sensibilità postmoderna di questo autore. Penso alla scena iniziale di Blue Velvet quando, dopo l'attacco di cuore del padre, la camera da presa si avvicina al protagonista e poi guarda a terra, tra l'erba, da dove arrivano strani, ripugnanti rumori di vita. L'erba brulica di disgustosi vermi e di insetti vari. La realtà è qualcosa dalla quale bisogna mantenere una certa distanza, se ti avvicini troppo vedi questa specie di vita mortale, che è disgustosa. Dettagli come questi mi attraggono.
Per relazionarti alla realtà hai bisogno di uno schermo che possa rendertela sopportabile. Se ti avvicini troppo, la realtà esplode. E per questo motivo sono diventato cine-dipendente".
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vedi anche
Decostruzionismo