UN PENSIERO CRITICO IN COMPAGNIA DI ALFRED HITCHOCK| Studioso di Jacques Lacan e marxista eretico nella Jugoslavia di Tito
ha studiato la produzione
di immaginario attraverso
il cinema, fino alla critica
radicale del nazionalismo
nei Balcani.
Un incontro con il filosofo
Slavod Zizek |
| Immaginiamo un moderno Laurence Sterne che, anziché dilettare i
lettori con le storie di Tristam Shandy, proponga una rilettura
marxista dei classici della filosofia moderna (Descartes, Kant,
Schelling,Hegel) attraverso l'apparato concettuale delle teorie
psicoanalitiche di Lacan. Un filosofo che, come Sterne, sia un
maestro della digressione, e che - per spiegare le sue teorie -
ricorra alla storia del cinema, della letteratura, della musica o
alla realtà virtuale. Un intellettuale che, tra un aneddoto e un
motto di spirito, riesca a costruire una sua Teoria
dell'Ideologia. Per quanto incredibile possa sembrare, questa
persona esiste e si chiama Slavoj Zizek ed è nato nel 1949 a
Lubiana. Filosofo e psicoanalista, Zizek è il fondadore della
scuola lacaniana slovena, insegna all'Istituto di Sociologia
all'Università di Lubiana ed è autore di molti testi pubblicati
in Francia, Inghilterra, Germania. Stranamente in Italia nessuno
sembra essersi mai accorto di lui. Il suo primo libro fu
pubblicato a Parigi nel 1988, Tout ce que vous avez toujours
voulu savoir sur Lacan, sans jamais oser le demander a
Hitchcock ("Tutto quello che avreste sempre voluto sapere su
Lacan, e non avete mai osato chiedere a Hitchcock"), un tentativo
di applicare le teorie psicanalitiche al cinema e alla cultura
popolare, in particolare ai film di Hitchcock, al genere horror e
alle detective story.
Nel 1989, con The Sublime Object of Ideology (Il
Sublime Oggetto dell'Ideologia) inizia una lunga
collaborazione con la casa editrice londinese Verso, che ha ora
pubblicato il suo ultimo libro The Plague of Fantasies
(Verso, London New York, 1997) che, partendo dal "tormentone"
delle fantasie, si pone come una summa dei suoi lavori precedenti
e ritorna ossessivamente all'idea di jouissance o
enjoiment (godimento, piacere), ripresa da Lacan dal
concetto marxista del plusvalore.
Con l'humour che lo
caratterizza, Zizek passa in rassegna i rapporti che legano
fenomeni politico/ideologici come il cinismo, il totalitarismo,
la pulizia etnica, il nazionalismo, alle fantasie sessuali, il
feticismo, il cyberspace. Per il filosofo sloveno un tipico
soggetto "cinico" dei nostri giorni sarebbe la "vittima": "Oggi -
ci ha dichiarato Zizek - molte persone si proclamano vittime.
Tutto ci minaccia: certi cibi, gli zuccheri, l'alcool, la
nicotina, la violenza sessuale, verbale e via discorrendo. I
contatti tra soggetto e esseri sociali appaiono pericolosi. Un
cittadino del Terzo Mondo è accettato solo in quanto oggetto di
compassione e se può dimostrare di essere una vittima: bambini
uccisi a Sarajevo, bambini morenti in Somalia, in Congo e così di
seguito. Il buon "altro", è l'altro vittimizzato. Nel
momento in cui l'"altro" non soffre, non è più una vittima,
diventa un pericolo, un fanatico, un fondamentalista. Limitare
l'autenticità dell'"altro" ad una condizione di vittima è la più
violenta forma di negazione della sua soggettività. I
fondamentalismi, l'esplosione delle etnie, sono il risultato di
questa ideologia".
La fitta rete di stimolanti digressioni contenute nel libro,
riporta infine al tema chiave di quest'ultimo lavoro:
l'autenticità. "Il tormento delle fantasie", a cui si riferisce
il titolo, è il flagello rappresentato dall'antagonismo tra la
sempre maggiore astrazione delle nostre vite e una inondazione di
immagini pseudo-concrete. Infatti, se tradizionalmente il
pensiero critico ricercava le radici delle nozioni astratte nella
realtà sociale, oggi si deve procedere nel senso opposto e si
deve partire da un immaginario pseudo-concreto per arrivare a
definire i processi astratti che strutturano le nostre vite. I
quesiti posti da Zizek non trovano risposta nella democrazia
liberale: "Prima dell'avvento del capitalismo selvaggio i
lavoratori erano, in qualche modo, integrati nella società
civile. Oggi a New York circa metà della città è riservata alla
popolazione abbiente, il resto è ghetto. Ci troviamo di fronte ad
una nuova forma di antagonismo sociale (per usare un termine
marxista) molto più radicale della vecchia lotta di classe. Ormai
si parla di chi è dentro e di chi resta fuori, ovvero gli
altri, coloro che sono esclusi dalla comunità civile,
dallo spazio sociale, dall'ordine giuridico".
Slavoj Zizek nasce non solo alla scuola di Lacan, ma anche in un
paese socialista, la Jugoslavia di Tito, dissoltasi in una
esplosione di nazionalismi. I suoi libri, in particolare Ils
ne savent pas ce qu'ils font: le sinthome idéologique del
1990 ("Poichè non sanno quello che fanno: il piacere come fattore
politico"), sono colmi di riferimenti alle divisioni etniche e al
nazionalismo. I conflitti in corso nei Balcani rappresentano per
Zizek un tipico esempio di cynical postmodern war, dove
per cinica intende una guerra di fantasie che
cerca di distruggere l'universo simbolico dell'altro. Per Slavoj
Zizek la gente si identifica di norma in una causa nazionale
utilizzando gli stilemi dell'identificazione nazionale. Ovvero,
in termini psicanalitici, le forme dell'identificazione
simbolica. "Penso che nel nazionalismo - dichiara il filosofo
- sia sempre al lavoro una forma di jouissance, di
piacere, che prende corpo in ciò che chiamiamo abitualmente un
certo modo di vivere. Vediamo come di manifesta il razzismo
dell'europeo occidentale nei confronti dell'"altro": c'è qualcosa
nel modo di vivere degli altri che lo disturba. La
reazione abituale è: "non ho nulla contro turchi, arabi,
albanesi, ebrei o quant'altro" però segue una serie di "ma...":
"ma puzzano, la loro musica è rumorosa, il loro cibo è scadente,
sono pigri...". Psicoanaliticamente parlando, sono le loro
pratiche sociali, il loro modo di divertirsi: danze, canzoni,
cibi, comportamenti che lo disturbano e infastidiscono. Ciò che
l'europeo occidentale trova eccessivo e insopportabile è che
quelle pratiche sociali siano sempre finalizzate al
raggiungimento, da parte dell'"altro", di determinati livelli di
jouissance, di piacere".
Anche in questo ultimo libro di Slavoj Zizek i riferimenti al
cinema sono numerosissimi, da Rossellini al "buon marxista"
Hitchcock, da Spielberg a Bunuel. Ma cosa significa per Slovoj
Zizek il cinema, l'immagine virtuale? "Ci troviamo di fronte ad
una scissione epocale del soggetto, ovvero tra soggettività
visiva e soggettività acustica, divisione che, spinta alle sue
estreme conseguenze, porta agli esperimenti di realtà virtuale.
Ho parlato con molti fanatici del computer, con molti
hackers, e da tutti è arrivata la stessa storia. Quello
che veramente attrae la gente è il fatto che con il computer si
può giocare il gioco della comunità virtuale. Da quando le
comunità hanno iniziato a dissolversi si è manifestata una
terribile necessità di comunicare, di fondare nuove comunità
alternative. Comunità dove ognuno crea una sua identità sessuale,
religiosa, politica. Per quanto paradossale possa sembrare,
questa non è affatto la fine della soggettività cartesiana. Al
contrario, è un autentico, puro, soggetto cartesiano il
protagonista di questa realtà o comunità virtuale. Infatti nella
comunicazione virtuale si può falsificare tutto, ma ciò che resta
alla fine è puro, autentico cogito".
Ci stiamo
finalmente avvicinando alla moderna soggettività. "Desidero
sottolineare nuovamente che, per comprendere cosa accade oggi,
anche nel mondo reale, più che non in ogni testo sociologico,
filosofico o quant'altro, è necessario studiare film di registi
come David Lynch. C'è un'immagine che condensa tutta la
sensibilità postmoderna di questo autore. Penso alla scena
iniziale di Blue Velvet quando, dopo l'attacco di cuore
del padre, la camera da presa si avvicina al protagonista e poi
guarda a terra, tra l'erba, da dove arrivano strani, ripugnanti
rumori di vita. L'erba brulica di disgustosi vermi e di insetti
vari. La realtà è qualcosa dalla quale bisogna mantenere una
certa distanza, se ti avvicini troppo vedi questa specie di vita
mortale, che è disgustosa. Dettagli come questi mi attraggono.
Per relazionarti alla realtà hai bisogno di uno schermo che possa
rendertela sopportabile. Se ti avvicini troppo, la realtà
esplode. E per questo motivo sono diventato cine-dipendente". |