La svolta decisiva «nel corso del mondo e della filosofia» sarebbe segnata da Hegel, «il pensatore che inaugura il mondo contemporaneo». La novità del suo pensiero, sostiene Nancy nel saggio, scritto nell'estate del '96 e subito tradotto in italiano, starebbe nell'aver definitivamente allontanato dal mondo ogni trascendenza e nell'aver dissolto ogni istanza «prima, ultima, fondatrice o finale».
L'esperienza della separazione e della perdita «dei punti di riferimento e dell'ordinamento di un mondo (cosmos, mundus)» non comporta però «un bisogno di consolazione, ma di verità». E infatti il valore teoretico dell'opera hegeliana sta nell'aver dato luogo all'elaborazione speculativa dell'immanenza dell'essere nel pensiero: nell'aver pensato con rigore questo mondo, «il regno del finito».
Ritornando sulla "filosofia dello spirito", Nancy non si propone di «esporre un hegelianesimo», intende piuttosto «rimettere Hegel in gioco nel pensiero». Procede dunque alla sua maniera (a tratti un po' troppo manierata), glossando e riscrivendo i testi del filosofo tedesco, parlando dentro la parola di Hegel. Il saggio, fedelissimo alla testualità hegeliana, è senza note: è lo stesso Nancy a riconoscere che alla sua scrittura (di matrice chiaramente derridiana) «non si addice un apparato filologico». Le parole chiave del sistema hegeliano, Però, ci sono tutte: inizio, identità, negativo, infinito, mediazione, riflessione. Nancy lavora sui concetti fondamentali togliendoli dalla mortificazione delle formule (i vari: "tutto ciò che è razionale è reale", tesi-antitesi-sintesi) e li raccoglie attorno ai nuclei tematici (tremito, desiderio, presente, libertà) che fanno l'originalità della sua interpretazione e della sua invenzione filosofica. |