RASSEGNA STAMPA

28 GIUGNO 1998
GIOVANNI REALE
HEGEL INTERPRETE
La filosofia antica ricostruita dal pensatore tedesco
Una serie di saggi curati da Giancarlo Movia ne rilegge l'opera
Giancarlo Movia (curatore), «La logica di Hegel e la storia della filosofia», Edizioni AV, Cagliari 1996 (contiene saggi di: R. Bodei, F. Chiereghin, P.L. Lecis, L. Lugarini, N.C. Molinu, G. Movia, A. Peperzak, F. Valentini, J.L. Viellard-Baron), pagg. 292, L. 38.000.
Giancarlo Movia (Curatore), «Hegel e Aristotele», Edizioni AV, Cagliari 1997 (contiene saggi di: M. Mignucci, A. Moretto, P. Zizi, R. Porcheddu, C. Ferrini, L. Samonà, A. Ferrarin, C. Meazza, G. Movia), pagg. 540, L. 70.000.
Giancarlo Movia (curatore), «Hegel e la filosofia ellenistica», Edizioni AV, Cagliari 1998 (contiene saggi di: A.M. Battegazzore, M. Isnardi Parente, G. Cambiano, L. Repici, R. Milan, G. Varnier, G. Movia), pagg. 412, L. 70.000.
Ci sono almeno tre modi di fare storia della filosofia: un primo di carattere prevalentemente "filologico-dossografico", un secondo di carattere prevalentemente "teoretico", e un terzo che mi sembra corretto denominare "ermeneutico"
E' appena il caso di rilevare che proprio il terzo è il più complesso, in quanto impegna a fondo nel difficile compito di saper entrare nel giusto "circolo ermeneutico", e quindi impegna nel difficile compito di una continua rielaborazione e riformulazione dei preconcetti, delle pre-conoscenze con cui si inizia l'interpretazione, fino a che, dopo essere stati messi più volte a confronto con il testo, si adeguino in maniera corretta al testo dell'autore interpretato. L'interprete che affronta la lettura con coscienza ermeneuticamente educata, deve essere disposto a delimitare in modo sempre crescente i propri preconcetti e sentirsi pronto ad ascoltare e intendere il testo nella sua alterità
Si può ben dire che la coscienza ermeneutica si è sviluppata in modo adeguato soprattutto nel nostro secolo. Ma a seguire correttamente questa via non sono molti. E i primi due modi di cui sopra ho detto rimangono sostanzialmente preminenti
Diciamo subito che per quanto concerne la comprensione della storia della filosofia il metodo più limitato, e sotto certi aspetti in larga misura perdente in partenza, è quello filologico-dossografico. Infatti, la storia della filosofia è storia non di eventi e di fatti, ma dì idee; e le idee non possono essere trattate se non si entra in simbiosi con esse
Il metodo "teoretico" ha un peso certamente più consistente e può aiutare alla comprensione dell'idea più di quello interamente dossografico. Non poche volte chi lo applica cade nel "teoreticismo", e l'interprete, più che comprendere l'autore di cui parla, tende a ripensare le proprie idee
La storia della filosofia di Hegel, naturalmente, è di carattere fortemente teoretico, ma é di rango assai alto, e, ben si può dire, raggiunge in certi casi veri e propri vertici in questo campo
Heidegger, nel suo Nietzsche, affermava: «La storia della filosofia non è un affare della storiografia, ma della filosofia. La prima storia filosofica della filosofia è quella di Hegel. E forniva le seguenti acute motivazioni del suo asserto: «La storia hegeliana della filosofia è rimasta finora l'unica filosofica e lo resterà fino a quando la filosofia dovrà pensare storicamente, muovendo dalla domanda fondamentale più propria, in un senso essenzialmente ancora più originario. Dove questo accade già nei primi prodromi, rimane viva la parvenza che si tratti soltanto dì una diversa posizione del problema della tradizionale interpretazione "storiografica" della storia della filosofia. A ciò si aggiunge l'ulteriore apparenza secondo la quale la considerazione storica si limiterebbe a ciò che è stato, e non avrebbe il coraggio, e soprattutto la capacità di dire, essa, qualcosa di "nuovo". Questa apparenza persiste fintanto che nessuno avverte e, soprattutto, fintanto che nessuno può stimare nella sua portata il fatto che, nonostante la strapotenza della tecnica e la "mobilitazione" tecnica complessiva del globo terrestre, dunque nonostante un predominio ben determinato della natura catturata, insorge una affatto diversa potenza fondamentale dell'essere: la storia, la quale, tuttavia, non è più raffigurata come oggetto proprio e nella prospettiva della storiografia» (traduzione Volpi, edizioni Adelphi)
Heidegger, pur cadendo in certi eccessi, dice del vero: la storia della filosofia di Hegel vuole essere proprio una storia rivelativa di quella "potenza dell'essere" che si manifesta in quel complesso modo di rivelarsi della verità (o della non-verità) a coloro che l'hanno ricercata nel corso dei secoli e continuano a ricercarla
Ricordiamo che la storia della filosofia dì Hegel non è un'opera da lui composta e scritta in modo sistematico, ma è costituita da una serie di lezioni, e il suo titolo è infatti: Lezioni sulla storia della filosofia. Ciò che può sorprendere il lettore di oggi è il fatto che le pagine dì gran lunga più belle sono quelle dedicate alla storia della filosofia antica, e in particolare quelle dei capitoli su Platone, su Aristotele e sul Neoplatonismo
Il capitolo su Platone è quello più riuscito, e, sotto certi aspetti, è un piccolo gioiello nel suo genere. Hegel ha capito che la scoperta delle Idee da parte di Platone, costituisce una tappa fondamentale nella storia spirituale dell'Occidente, e ha scritto: «La sua vera grandezza speculativa grazie alla quale egli segna una pietra miliare nella storia della filosofia e quindi in generale nella storia universale, sta nell'aver determinato più dappresso l'Idea: conoscenza, questa, che in seguito doveva costituire l'elemento principale del fermento manifestatosi alcuni secoli più tardi nella storia universale e nella nuova forma che venne assumendo lo spirito umano» (traduzione Codignola-Sanna)
Inoltre, ha portato in primo piano i dialoghi "dialettici", Sofista, Filebo e soprattutto il Parmenide, che egli considera addirittura «capolavoro della dialettica platonica»
Non ha invece compreso la portata conoscitiva del "mito" di Platone, formulando una teoria che sì è a lungo imposta: «Per quanto si usi celebrate in Platone anche i filosofemi in forma mitica, e per quanto ciò costituisca l'attrattiva dei suoi dialoghi, certo è che essa costituisce una forma di malintesi: ed è già un equivoco il fare di questi miti la cosa più eccellente. Senza dubbio, con la rappresentazione mitica molti filosofemi vengono resi più comprensibili, ma essa non è la maniera esatta di rappresentarli: i filosofemi sono pensieri, che, per essere puri, debbono essere presentati come pensieri. Il mito è una forma di esposizione che, in quanto più antica, suscita sempre immagini sensibili che sono adatte per la rappresentazione, e non per il pensiero; ma questo attesta l'impotenza del pensiero che non sa ancora reggersi di per sé, e quindi non è ancora pensiero libero»
E', questa, una idea oggi caduta in larga misura in crisi: Walter Hirsch, per esempio, che è della scuola di Heidegger, ha sostenuto la tesi esattamente opposta, affermando che il mito platonico coglie quegli aspetti della realtà che il logos non sa cogliere, e precisamente la vita. La mito-logia sarebbe la più alta espressione del pensiero platonico. In generale, poi, va rilevato che il mito viene ricuperato a vari livelli come una particolare forma di conoscenza non sostituibile
Su Aristotele ha espresso giudizi che hanno fatto epoca. Proprio all'inizio del capitolo dedicato a questo filosofo afferma: «Dobbiamo ormai lasciare Platone, dal quale ci si distacca mal volentieri. Passando al suo discepolo Aristotele proviamo ancora maggiormente la preoccupazione di dover dare alla nostra trattazione eccessiva ampiezza. Infatti egli è uno dei più ricchi e profondi geni scientifici che siano mai esistiti, un uomo a cui nessuna età può porre a fianco l'eguale». E più avanti ribadisce: «Se la filosofia venisse presa sul serio, non vi sarebbe cosa più degna che tenere un corso di lezioni su Aristotele, il più degno di essere studiato fra i filosofi antichi»
In particolare, Hegel giudica il De anima, un'opera «di grande profondità speculativa», e la espone in modo analitico. Nella Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio scrive addirittura: «I libri del De anima di Aristotele, con le sue trattazioni degli aspetti e degli stati particolari dell'anima, restano sempre l'opera più importante sull'argomento, o l'unica che presenti al riguardo un interesse speculativo» (traduzione Cicero)
Sulla filosofia tardo-antica meritano una particolare segnalazione le pagine dedicate a Proclo, che egli giudica superiore addirittura al grande Plotino, in quanto Proclo procede, come è noto, in modo sistematico secondo la legge dialettica triadica, della "manenza", della "processione" e della "con-versione", che corrisponde analogicamente alla legge triadica della dialettica hegeliana, che implica il momento "tetico", quello "antitetico" e quello "sintetico"
Hegel scrive espressamente: «Proclo segna l'apogeo della filosofia neoplatonica»; e precisa, senza mezzi termini: «Proclo è molto più determinato di Plotino e si è spinto molto più innanzi di lui; anzi si può affermare che in questo rispetto egli contenga quanto di meglio e di più perfetto abbiano saputo dare i Neoplatonici»
Naturalmente, sì potrebbero fare molti altri interessanti rilievi; ma quanto ho detto credo sia sufficiente per rendersí conto del fatto che le Lezioni sulla storia della filosofia di Hegel, soprattutto nella trattazione del pensìero antico, costituisca una vera e propria miniera
Giancarlo Movia professore di Storia della filosofia antica a Cagliari, che ha studiato a fondo aspetti del pensiero platonico e dì quello aristotelico e della storia dell'aristotelìsmo, ma che ìn parallelo ha studiato per lungo tempo e continua a studiare Hegel, ha organizzato presso l'Università di Cagliari un ciclo di convegnì annuali, iniziati nel 1993 e conclusisi nell'aprile dì quest'anno, con la partecipazione di celebrì studiosi italiani e stranieri
Ha iniziato con il tema generale La logica di Hegel e la storia della filosofia (1993), ha proseguito con Hegel e Aristotele (1994), poi con Hegel e la filosofia ellenistica (1995), quindi con Hegel e il Neoplatonismo (1996), e con Hegel e la filosofia preplatonica (1997), per concludere con Hegel e Platone
A partire dal 1996, a uno a uno, stanno anche uscendo gli atti dei singoli convegni (Edizioni AV, Cagliari; Pubblicazioni dell'Università degli Studi di Cagliari). Da poche settimane è uscito il terzo volume Hegel e la filosofia ellenistica, e in corso di stampa è quello su Hegel e il Neoplatonismo, la cui pubblicazione è prevista per l'inizio del prossimo anno
Il progetto costituisce un unicum, e fa onore al suo organizzatore e all'Università di Cagliari che se ne è assunto l'onere. Le idee di fondo che ispirano il lavoro iniziato e portato a termine con grande impegno da Movia sono due
La prima è contenuta in un passo di Hegel stesso, che Movia riproduce come "motto", all'inizio della sua presentazione del primo volume: «Tutto ciò che noi siamo nella scienza e particolarmente nella filosofia lo dobbiamo alla tradizione, la quale, come ha detto Herder, s'intreccia come una sacra catena attraverso tutto ciò che è mutevole e quindi è passato, e ci ha conservato e trasmesso tutto ciò che è stato fatto da coloro che ci hanno preceduto»
La seconda è che Hegel sia stato e continui a essere un vero e proprio maestro di "filosofia prima", ossia di quel tipo di filosofia oggi da molti dimenticato, e che, invece, è il cuore della filosofia. Hegel diceva che un pensiero senza la metafisica è come un tempio senza altare. E Movia è profondamente convinto che proprio Hegel ci può aiutare a ricostruire questo altare.
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vedi anche
Storia della filosofia