![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 26 GIUGNO 1998 |
Incurante del "corpus" di teorie che negano all'arte un qualsiasi scopo, il professor Zeki gliene assegna uno e precisamente quello di aumentare la nostra conoscenza del mondo: "Un'opera d'arte è grande quando ci dà tanta conoscenza. Prendiamo un ritratto eseguito da un ritrattista di qualità, per esempio da un Tiziano: il volto non è solo l'immagine del personaggio ma la rappresentazione di un carattere universale, di una quintessenza spirituale in cui un po' tutti, noi uomini, ci riconosciamo". E ancora: "Il famoso quadro di Vermeer con l'uomo e la donna al piano evoca molte situazioni, tutte plausibili: lei potrebbe suonare il piano per lui, lui potrebbe essere l'insegnante o il fratello o l'amante di lei. Nel dipinto c'è una intrinseca ambiguità, che ne dilata il contenuto informativo". La funzione dell'arte - sostiene il neurobiologo - è dunque fornire all'osservatore la conoscenza degli aspetti permanenti della realtà, una funzione analoga a quella del sistema cerebrale visivo. E "l'arte per l'arte" - insistiamo - dove va a finire? "Resta una esercitazione filosofica", risponde il neurobiologo. "Prendiamo il cubismo. Il cubismo vuole rappresentare gli oggetti come sono e non come li vediamo. La visione prospettica tipica dell'arte narrativa non ti dà vera conoscenza dell'oggetto e perciò l'autore cubista cerca di rappresentarne i diversi lati. Anche Matisse affermava che, della mutevole realtà, l'artista sa cogliere i punti essenziali, quelli che danno del mondo più duratura interpretazione". Chi si dedica alle arti visive conosce il travaglio del rappresentare le cose, da un lato, e, dall'altro, quanto si impari dalla loro rappresentazione. "Credo che a questo tipo di processo risalga l'inizio dell'esperienza artistica dell'Uomo, ovvero che la conoscenza della realtà sia stata una funzione importante, anche se non unica, dell'arte ancestrale". E oggi? "La funzione dell'arte, ieri come oggi, mi pare sia estendere la capacità del sistema visivo cerebrale, in particolare della corteccia visiva a cui è affidata gran parte della nostra conoscenza del mondo". Dunque l'arte, primitiva e non, sarebbe nient'altro che un tentativo di capire meglio la realtà, di estendere la capacità del cervello. Una spiegazione di disarmante semplicità, quella di Zeki, che qui riportiamo non fosse altro che per una ragione: nessun antropologo è mai riuscito, per quanto ne sappiamo, a spiegare in modo convincente il perché un giorno un antenato cominciò a istoriare le pareti della caverna, e perché lo fece con tanta efficacia.
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