![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 21 GIUGNO 1998 |
Sentiamo Giorello In molti affermano: con la somatostatina gratuita scienza e salute sono diventate ostaggio dei sogni, della demagogia. Condivide quest'allarme? «Ho una posizione più sfumata. intanto la medicina non è strettamente una scienza, ma qualcosa di più. E' tecnologia, cioè applicazione di principi scientifici alla produzione di massa. Poi è tecnica terapeutica, mirante alla guarigione in tempi brevi. Infine è un servizio, vale a dire un insieme di prestazioni, pubbliche o private, fornite ad utenti. Il caso Di Bella, con tutta la sua emotività di massa, nasce innanzitutto su quest'ultimo piano. Non è una sconfitta della scienza, ma della organizzazione medica italiana ... » Una rivolta emotiva del «diritto alla salute», autogestito contro gli apparati? «La salute è un terreno su cui decide il singolo. Certo, molte scelte dettate dall'emotività possono risultare errate. E questo pesa enormemente su un sistema di Welfare come il nostro, in termini di costi. Ecco perché, con Di Bella, c'è stata una sconfitta delle istituzioni, e non del sistema della ricerca scientifica. In altri paesi comunque il ventaglio dei conflitti e delle alternative di ricerca è più ampio. E può accadere che un ricercatore sia osteggiato, isolato. Se però scopre qualcosa, il suo lavoro prima o poi viene validato. In Italia prima ancora dei malati, entrano in gioco altri fattori: politici, sociali e istituzionali» Vuol dire inefficienze, sprechi, burocrazia e corporazioni? «Voglio dire che c'è un senso di sfiducia generale del pubblico verso la Sanità, una diffidenza stratificata verso il sistema medico. Il che genera un'emotività incontrollabile ... » Nel caso Di Bella però la pressione popolare ha sfondato gli argini del controllo scientifico. Andava gestito con maggiore apertura, per non farlo esplodere?.. «La realtà americana ci insegna che la pratica scientifica accetta anche alcune deviazioni e rallentamenti, per arrivare a validare qualcosa. Si ragiona di più su quel che può venir fuori sul lungo periodo, sebbene ciò comporti costi, lentezze, errori. Lì il pericolo della pressione demagogica sulla scienza non c'è. Perché le ricadute esterne sono tangibili, e la fiducia è più alta. Il che non toglie che anche negli Usa ci siano lotte di interessi, polemiche, e chiusure dogmatiche verso singoli scienziati. Ma alla fine, da tutto questo scaturisce sempre un qualche risultato. Misurabile e utilizzabile. Da noi invece c'è una generale crisi di fiducia verso il sistema "politico" medico-scientifico...» Lei vuoi dire che negli Usa il conflitto nella scienza è produttivo, mentre in Italia, quando esiste, è distruttivo? «Negli Usa l'istituzione riesce a sfruttare i conflitti locali dentro le scienze. Nella chimica, nella fisica, nella biologia. Dai tempi di Reagan la fisica di base è stata penalizzata. Provocando, tra contraccolpi e polemiche, l'intervento dei privati. in altri settori, trascurati dai privati, è accaduto il contrario. E ricercatori solitari sono stati improvvisamente ricoperti di finanziamenti... » Quanto contano, in tutto questo, le lobbies e i movimenti di opinione? «Molto, se pensiamo alle strategie di mercato o alle lotte sull'ambiente. Tuttavia ho avuto l'impressione di un maggiore pluralismo, sicché anche chi si trova su posizioni eretiche riesce a trovare spazio. Da noi invece c'è lo scontro tra comunità scientifica più chiusa e istanze salvifiche. In Italia, su Di Bella, prima c'è stato il muro contro muro, poi il cedimento. E ciò non ha contribuito a offrire un'immagine esaltante del paese» La scienza ufficiale, in altri termini, dovrebbe accettare l'eresia, magari governandola? «Bisognerebbe accettare il conflitto, l'eterodossia. Senza far gravare troppo il costo sulla collettività. E' una questione di soglie. Un certo tasso di eresia è da incoraggiare. Mentre va rifiutato il passaggio da un'ortodossia all'altra. Tra un po', dopo le chiusure ministeriali, avremo un'ortodossia di Bella. Una specie di caso Lysenko a furor di popolo. Quel che bisogna cambiare, ad ogni modo, è il rapporto tra la medicina e i malati, non le tecniche di ricerca scientifica» Ormai c'è il boom delle medicine alternative. Una «volontà di salute» che assume connotati religiosi. Solo un fenomeno regressivo? «Condivido quanto ha scritto il filosofo Gadamer in "Dove si nasconde la salute". E cioè: ad un sistema asettico e spersonalizzante della medicina non potrà che contrapporsi una visione salvifica e "interiorizzante". Sono due facce della stessa medaglia. Per cui scientismo e antiscientismo si sostengono in un gioco perverso. La rigidità del medico "duro", di stato o privato, suscita la fuga nell'irrazionale. E questa fuga spesso non è meno dogmatica e fanatica rispetto alla cultura di quei medici indisponibili ad accogliere esperienze altre. Scegliere tra i due corni del dilemma diventa impossibile» Non teme oggi un'alleanza su vasta scala tra l'anarchia epistemologica di Feyerabend e la New Age spiritualista? «A me pare che quella di Feyerabend fosse una lezione molto più intelligente della New Age. Lui era per buia soluzione saggiamente relativistica: lavorare sii piani molteplici. Non voleva prendere il potere per fucilare gli altri. Certe uscite di Garattini su Di bella non mi sono piaciute. Ma Garattini va pur difeso dall'eventualità di un linciaggio! Insomma è da respingere l'abitudine a disconoscere le ragioni degli altri, il rifiuto dell'argmentazione razionale. Ormai siamo allo scontro all'arma bianca...» Resta il fatto che mai come oggi si parla tanto di salute. Di salute minacciata dalla tecnica, e da anonime potenze d'apparato. Perché? «Se ne parla tanto perché l'abbiamo perduta, perché non stiamo tanto bene. Un po' come come la libertà, quando non c'è. Non viviamo bene nelle metropoli, tra la burocrazia. Ci sentiamo schiaccìati, e stare in un ospedale non è una bella esperienza. Ricordiamoci però di una cosa. Fino a tre secoli fa si moriva ancora per le strade in Europa. Dopo, con l'igieiie e gli antibiotici, l'età media è cresciuta esponenzialmente...» Non coltiva suggestioni alla Foucault contro la moderna repressione medicale consumata negli ospedali contro il corpo.... «Foucault va bene per la storia della clinica e della follia. Per la liberazione dai reclusorí psichiatríci.... Ma ciò non significa rimpiangere un passato arcaico, in cui si stava male. Né idealizzare santoni improvvisati, oppure medìci che si atteggiano a santoni. Anche perché, in certi terapeuti alternativi, c'è un puritanesimo e un moralìsmo ancor più fastidioso di quello in voga tra i medici ufficiali clìe ci diffidanodal bere, fumare, e anche dal fare all'amore. E' una bella gara tra rompiscatole!»
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