![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 13 GIUGNO 1998 |
Nato ad Ockam, nella contea del Surrey, nel 1280 circa Guglielmo si formò ad Oxford, dove conseguì il titolo prima di baccalaureus sententiarum e poi di baccalaureus formatus. Negli anni che corrono tra il 1318 e il 1324 egli insegnò, ma soprattutto compose le sue maggiori opere logiche, filosofiche e teologiche. Questa fervida attività venne tuttavia, interrotta nel 1324, allorché Guglielmo fu convocato ad Avignone dal Papa Giovanni XXII perché rendesse conto di 51 articoli raccolti nel Libelllus contra doctrinam Guglielmi de Ockham dal domenicano Giovanni Lutterell, ex cancelliere di Oxford. Dopo la condanna, nel 1327, delle sue tesi (dei 51 articoli incriminati 7 furono dichiarati eretici, 34 falsi, 4 temerari o ambigui, 3 non censurati), la posizione di Ockam si fece sempre più grave giacché egli si schiero con l'ala intransigente - quella pauperistica - del movimento francescano, in accordo con il ministro generale dell'ordine francescano Michele Fuschi da Cesena. Nel frattempo, il capitolo generale di Bologna aveva, contro la volontà del Papa, riconfermato alla guida dell'ordine Michele da Cesena. La situazione era, dunque, grave. E, rompendo ogni indugio, Michele da Cesena, il suo procuratore Bonagrazia da Bergamo, e Guglielmo d'Occam fuggono a Pisa, allora quartier generale di Ludovico il Bavaro, a cui chiesero protezione. Al rientro in Germania, l'imperatore fissa la sua sede a Monaco - ed è qui che Guglielmo attende all'elaborazione delle sue opere ecclesiologico-politiche, avendo come compagno inseparabile Michele da Cesena. Costui si spegne nel 1342 e pare che, prima della morte, abbia nominato Occam suo vicario consegnandogli l'antico sigillo dell'ordine. Non risulta del tutto improbabile una formale pacificazione di Occam con papa Clemente VI Occam - scrive Todisco «preferì il processo in Avignone e la fuga alla ritrattazione e al compromesso; la condanna come eretico al cedimento sul tema della povertà assoluta», anima della Chiesa e cifra della tensione ideale della sua famiglia francescana; la vita avventurosa al seguito dell'imperatore Ludovico il Bavaro alla vita obbediente dell'Ordine francescano». Occam morì fra il 1348 e il 1349 Due erano gli indirizzi filosofici che egli trovò dell'Ordine francescano: quello agostiniano-bonaventuriano e quello scotista. Per il primo indirizzo le cose create costituiscono un unico, articolato, discorso divino: le creature sono parole di Dio e nel loro insieme formano il discorso che Dio ha fatto fuori di sé. Da ciò consegue che la ragione o è cristiana o non è ragione. Ben diverso è, invece, l'orientamento di Scoto, il quale tenne a distinguere la filosofia dalla teologia, la ragione dalla fede. Annota Todisco: «Se ritiene Platone il filosofo più lontano dalla realtà (phantasticus Plato) e di Bonaventura non parla affatto, Occam riserva a Scoto un posto di rilievo, prolungandone l'ispirazione libertaria e contingentista». In altri termini, per Occam «la filosofia è altra cosa rispetto alla teologia, sorrette ognuna da logiche distinte anche sé non divergenti» Dietro alle grandi tesi occamiste preme una profonda riflessione sulla natura e sulle funzioni del linguaggio, il «rasoio di Occam» non è altro che lo stenogramma di una filosofia che devasta la presunta validità di molti schemi linguistici che avevano opacizzato e irrigidito la realtà: si pensi all'idea di un necessitarismo vincolante per lo stesso Dio, oltre che per le creature; o - fa presente Todisco - «si pensi all'indirizzo razionalizzatore della fede, in nome della logica metafisica che pretendeva di stringere in categorie del tutto umane verità che trascendono ogni logica»; ovvero ancora ad istituzioni di fatto negatrici della libertà degli individui: «In campo filosofico-teologico come in quello più propriamente ecclesiologico e politico, Occam ha provveduto ad un costante snellimento a favore dell'ampliamento dello spazio di libertà sia dei fedeli che dei cittadini, nell'ambito della vita ecclesiale come in quella civile» Occam ha pensato la coesistenza del potere ecclesiastico col potere civile; ha sottolineato la dignità delle creature umane, approfondendone la loro radicale contingenza; ha guardato a Francesco d'Assisi «come all'uomo più vicino a Cristo per la libertà interiore non offuscata dal fascino delle cose»; e «più che parlare di Dio che resta, nonostante tutto, al di là di ogni possibile discorso, Occam insegna a parlare a Dio, in linea con la dimensione più viva della tradizione agostiniano francescana», «Credo in unum Deum Patrem omnipotente »: è questo l'atto di fede con cui Guglielmo di Occam fa il suo ingresso in filosofia. Per Occam - scrive Todisco - «alla fede nel Dio onnipotente non si dà preambolo che ne faciliti l'accesso o ne spiani il percorso. L'Onnipotente non è oggetto di dimostrazione. Egli lo riceve in dono dalla rivelazione divina e l'assume a grammatica di lettura del mondo [
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