RASSEGNA STAMPA

4 GIUGNO 1998
BRUNO GRAVAGNUOLO
I filosofi? Simpatici e antipatici
«No, è un'attività odiosa»
«La verità, l'opinione». E' il titolo di un volume che Gennaro Sasso, storico teoretico della filosofia, sta per pubblicare presso il Mulino. «Lì - ci dice Sasso - si potrà vedere quanto è "odiosa" la mia visione, altro che antipatia o simpatia!». Già, perché per lo studioso la verità del filosofare sta agli antipodi dell'opinione corrente: niente storicità, passioni, o quant'altro. Ma rigore di un procedere logico-ontologico che ha di mira solo se stesso. Cioè l'essere di tutto quel che è
Professor Sasso, perché è sbagliato costruire la filosofia sulle passioni e perché la filosofia è necessariamente «antipatica»?
«Un filosofo passa certamente attraverso passioni e angosce. Ma la filosofia è la coerenza stessa dell'essere, la sua incontradittorietà logica. Un orizzonte piccolissimo rispetto all'immensità delle passioni. Inserirvi gli interrogativi relativi alla storia, al destino o al dolore, è fare della metafisica: pretesa totalizzante. Forzosamente inclusiva delle parti. D'altronde, combattere ciò è inutile. Perché sarebbe un riconoscimento implicito di ciò che si combatte»
Cacciate dalla porta, le passioni ritornano dalla finestra?
«Questa è la realtà della prassi e non della filosofia. La quale viceversa è la purezza dell'incontraddittorio. E basta. La filosofia non serve a costruire imperi o a consolare: è struttura dell'essere, della mente. La filosofia non fa che svolgere la sua necessità logica. Prescinde dai drammi dell'uomo o dalle violente inclusioni in essa di progetti sociali estorici»
Il suo discorso è più «destruens», che «costruens»..
«La filosofia non costruisce nulla, ad eccezione del suo stesso senso: il senso dell'essere. Ne derivano questioni complicate, piene di trabocchetti linguistici. Il filosofare poi non è neanche "domanda": la domanda presuppone l'essere. Insomma, da questo punto di vista, la filosofia più che antipatica è odiosa»
Che tipo di attività ne risulta, visto che non si tratta nemmeno di un «domandare»?
«Rimane lo svolgimento in discorso del senso dell'essere, che si esprime in parole spesso inadeguate. Di qui le cautele, la consapevolezza logica che fa una tara del linguaggio. La filosofia è un'attività sterile, se si vuole. E che produce, tramite tempo e fatica, il suo senso»
L'approdo dunque è la semplice, tautologica incontraddittorietà logica dell'essere?
«Si, ma non è approdo, né cammino storico. E' possesso. Conseguibile nel dire, nell'esprimere rigorosamente tale incontraddittorietà. Non c'è in questo un sistema del sapere, un legame organico di forme storiche o simboliche, come in Hegel, Croce o in Cassirer ... »
E' una perenne messa al bando di ogni contraddittorietà e della contraddizione stessa?
«Già, ma non nel senso di mettere alla porta un ospite sgradito, bensì in quello di far "sparire" la contraddizione. Quando il linguaggio, di cui siamo prigionieri, tradisce la logica, il Logo ci mette in guardia. Ci avvisa, e ripristina l'incontraddittorio. 0 cerca di avvicinarci ad esso. Ristabilendo il giusto rapporto tra verità e opinione.
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