![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 10 APRILE 2005 |
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Sinapsi della
decisione
In un recente
articolo del Domenicale (27 marzo) dedicato al bel volume Economia
cognitiva e sperimentale, curato da Matteo Motterlini e Francesco
Guala, Armando Massarenti ha messo in luce con una pluralità di esempi le
ragioni che motivano la convergenza tra psicologia cognitiva ed economia. La
ricerca di modelli più realistici dei processi "razionali" di
deliberazione e scelta messi in atto dai soggetti umani non si limita però al
campo della psicologia, e negli ultimi tempi sembra. coinvolgere in maniera
crescente anche le neuroscienze, come ben testimonia un recenteesperimento
pubblicato su «Science» - e citato da Massimo Piattelli Palmarini sul
«Corriere» di venerdì l aprile - che sembra individuare un nesso tra generosità
e basi neurali del piacere (anche fisico). Una significativa illustrazione di
questo stato di cose ci è presentata nell'ultimo numero di «Sistemi
Intelligenti» che contiene un lungo articolo di Colin Camerer, George
Loewenstein e Drazen Prelec, dall'ambizioso titolo: «Neuroeconomia, ovvero
come le neuroscienze possono dare una nuova forma all'economia». Il volume, che
esce in contemporanea sull'autorevole «Journal of economic literature», offre
un'ampia presentazione di un settore di studi, la neuroeconomia appunto, il
cui compito principale è l'individuazione delle basi" cerebrali dei
processi deliberativi rilevanti in ambito economico.
Come nel caso
delle ricerche che provengono direttamente dalla psicologia, il punto di
partenza delle neuroeconomia è la critica al paradigma classico della deliberazione
(vista come una sorta di calcolo logico). I difetti di fondo imputati a questo
modello sono due: esso trascura i processi automatici e quelli emotivi. Le
deliberazioni coscienti sono infatti solo una parte minoritaria delle attività
umane, che scaturiscono invece da una gran massa di processi cerebrali veloci e
automatici, accompagnati da poca o nessuna consapevolezza. Il che spiega i
molti casi in cui il comportamento umano mal si adatta agli assiomi normativi
della scelta razionale. In secondo luogo, lo studio circa le basi affettive
(ed emotive) del comportamento ha mostrato come le nostre azioni sono influenzate
in profondità da meccanismi affettivi molto specifici, il cui corretto
funzionamento è essenziale per il buon andamento delle nostre scelte, come è
provato dal fatto che in caso di lesioni cerebtali, stress, cattiva
regolazione dei neurotrasniettitori «il sistema deliberativo entra in crisÌ».
Gli autori si
soffermano a lungo sui vantaggi della loro disciplina; dalla conferma che
essa puòapportare alle teorie che vedono l'intelligenza e la razionalità come
fortemente domino-dipendenti; ai dubbi circa i modelli economici tradizionali
dei rapporti tra motivazione e piacere; al peso teorico da attribuire alla non
accessibilità cognitiva delle basi neurali dei processi deliberativi. Tra le indicazioni
più rilevanti e propriamente neurobiologiche, forse quella che colpisce di più riguarda le ricerche (basate su metodi
di di neuroimmagine), su vincite e perdite di denaro, le quali suggeriscono che
il denaro «attivi aree di gratificazione simili a quelle di altri
"rinforzi primari" come il cibo e le droghe». A sua volta questo
sembrerebbe implicare che al denaro sia associata un'utilità diretta (e non
basata su ciò che esso può procurarci).
Anche se talvolta la lettura
dell'articolo sembra imbattersi in qualche eccesso di entusiasmo e e di fiducia
fin troppo adamantina nelle possibilità di progresso concettuale garantito
dalle tecniche di neuroimmagine, non vi è dubbio che esso appare convincente nel sostenere
che la neuroeconoomia potrà portare significativi contributi
alla comprensione dei micro-meccanismi che sono alla base delle nostre scelte
economiche (e sociali). Specie se essa verrà intesa non come una metodologia
riduzionistica che procede in alternativa ad altri approcci cognitivi, ma come
un'integrazione che arricchisca la pluralità dei modelli disponibili per la
comprensione dell'agire umano.
Colin Camerer, George Loewenstein e
Drazen Prelec, «Neuroeconomia, ovvro come le neuroscienze possono dare una
nuova forma all'economia., «Sistemi Intelligenti., XVI, 3, 2004, pagg.
338-418, il Mulino, Bologna, € 25,00.