ROMA — « Sì alle medicine
alternative per gli adulti, purché vengano informati su
tutte le opportunità terapeutiche tradizionali. Non dovrebbero invece essere
prescritte ai bambini, se non per patologie molto lievi, che hanno alta
probabilità di guarire spontaneamente » . Oggi il Comitato nazionale di
bioetica voterà un documento dove il presidente, Francesco D'Agostino, propone
una soluzione di compromesso su un tema che lo scorso mese ha spaccato i 50
saggi, spingendoli a scambiarsi parole grosse e mandare all'aria un lavoro
preparatorio durato mesi. Le cure praticate, secondo i sondaggi, da 9 milioni
di italiani, omeopatia in testa, non ricevono condanna e non si entra nel merito
della loro efficacia. Né vengono colpevolizzati i pazienti convinti di trarne
giovamento. Ma ai medici viene raccomandata una particolare attenzione
nell'utilizzarle sui bimbi anche nel caso siano i genitori a richiederle.
« L'impossibilità di ottenere da un piccolo paziente
il
consenso informato — spiega D'Agostino, augurandosi che la sua bozza oggi venga
accettata — dovrebbe indurre i pediatri a suggerire il ricorso alle terapie
scientifiche » . In parole semplici, sì alle goccine omeopatiche per trattare
trascurabili colpi di tosse o sporadici starnuti. Ma quando subentra la febbre,
accompagnata da complicazioni respiratorie, insomma quando si è in presenza di
patologie serie, la scelta « etica » è quella di preferire l'affidabile
antibiotico. Il parere del Comitato di bioetica, organismo consultivo della
presidenza del Consiglio dei ministri, si rivolge a un Paese dove il 10,4% dei
bambini è trattato con medicine alternative. E, se approvato, non passerà
inosservato anche se è un parere di riferimento e non vincolante.
I dottori potranno continuare a fare di testa loro,
ma
almeno questa indicazione li spingerà ad avere più accortezza, con grandi e
piccini: « Nella pratica di tutti i giorni succede raramente che un omeopata
avverta dei rischi legati a una certa sostanza o che illustri con completezza
vantaggi e svantaggi di medicine di efficacia consolidata — spiega D'Agostino —
. Non c'è quasi mai un'accettazione basata sulla conoscenza».
E insiste sul paragrafo dedicato ai minori: «Se è vero
che il
consenso è necessario, è molto discutibile utilizzare le cure alternative su di
loro tranne nei casi di minima importanza, con probabile remissione spontanea.
Non sarebbe etico applicarle ai bambini se ci sono farmaci di efficacia provata
per quelle specifiche patologie. Non solo, i genitori non dovrebbero sottrarre
i loro figli a cure certe » . Il documento affronta anche il problema
dell'interferenza di questi trattamenti con i farmaci chimici. L'opinione
pubblica non sa, e non viene sufficientemente chiarito, che spesso alle cure
tradizionali è pericoloso abbinare, ad esempio, la fitoterapia: « Abbiamo
un'ampia documentazione sull'interazione dell'ipericum con la pillola
anticoncezionale, che perde la sua azione contraccettiva — dice il presidente —
. Insomma, spazziamo via l'idea che queste medicine siano dolci e innocue, a
volte creano danni spaventosi » .
Il Comitato di bioetica è
spaccato. I difensori di omeopatia e compagne sono
rappresentati, tra gli altri, da Luisella Battaglia, ordinario di filosofia
morale a Genova, spalleggiata da colleghi della più diversa estrazione come il
ginecologo Carlo Flamigni, il farmacologo Bruno Silvestrini, l'endocrinologa
Isabella Coghi: « Mi sembra un compromesso accettabile, ma non chiamiamole
alternative, meglio dire non convenzionali. In quanto al paragrafo su bambini e
donne, lo trovo imbevuto di paternalismo. I minori non hanno capacità di dare
consenso neppure su farmaci ufficiali, dagli esiti dannos » .
Di opposte opinioni Giovanni
Federspill, ordinario di medicina interna a Padova, autore
con Dario Antiseri e Cesare Scandellari di un libro dal titolo che la dice
tutta sulla sua estrazione: « La questione delle medicine eretiche » . « Sono
profondamente convinto che siano inutili e in più sottraggano i pazienti a
terapie efficaci. Un fenomeno che espone la società a un pericolo reale —
attacca Federspill, criticato da alcuni colleghi del Comitato per il suo rigore
— . Voterò il parere, con qualche riserva. Se vogliamo sottilizzare, anche i
cittadini meno informati che vivono in campagna andrebbero paragonati a bambini
inconsapevoli e quindi protetti da prescrizioni sconsiderate » .