RASSEGNA STAMPA

18 MARZO 2005
MARGHERITA DE BAC
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Il Comitato di bioetica: farmaci alternativi riservati agli adulti informati

«I bimbi non vanno curati con l'omeopatia»

Ma è scontro: «Paternalismo inutile». Saggi divisi sull'appello ai pediatri: usatela per i malesseri più leggeri

ROMA — « Sì alle medicine alternative per gli adulti, purché vengano informati su tutte le opportunità terapeutiche tradizionali. Non dovrebbero invece essere prescritte ai bambini, se non per patologie molto lievi, che hanno alta probabilità di guarire spontaneamente » . Oggi il Comitato nazionale di bioetica voterà un documento dove il presidente, Francesco D'Agostino, propone una soluzione di compromesso su un tema che lo scorso mese ha spaccato i 50 saggi, spingendoli a scambiarsi parole grosse e mandare all'aria un lavoro preparatorio durato mesi. Le cure praticate, secondo i sondaggi, da 9 milioni di italiani, omeopatia in testa, non ricevono condanna e non si entra nel merito della loro efficacia. Né vengono colpevolizzati i pazienti convinti di trarne giovamento. Ma ai medici viene raccomandata una particolare attenzione nell'utilizzarle sui bimbi anche nel caso siano i genitori a richiederle.

« L'impossibilità di ottenere da un piccolo paziente il consenso informato — spiega D'Agostino, augurandosi che la sua bozza oggi venga accettata — dovrebbe indurre i pediatri a suggerire il ricorso alle terapie scientifiche » . In parole semplici, sì alle goccine omeopatiche per trattare trascurabili colpi di tosse o sporadici starnuti. Ma quando subentra la febbre, accompagnata da complicazioni respiratorie, insomma quando si è in presenza di patologie serie, la scelta « etica » è quella di preferire l'affidabile antibiotico. Il parere del Comitato di bioetica, organismo consultivo della presidenza del Consiglio dei ministri, si rivolge a un Paese dove il 10,4% dei bambini è trattato con medicine alternative. E, se approvato, non passerà inosservato anche se è un parere di riferimento e non vincolante.

I dottori potranno continuare a fare di testa loro, ma almeno questa indicazione li spingerà ad avere più accortezza, con grandi e piccini: « Nella pratica di tutti i giorni succede raramente che un omeopata avverta dei rischi legati a una certa sostanza o che illustri con completezza vantaggi e svantaggi di medicine di efficacia consolidata — spiega D'Agostino — . Non c'è quasi mai un'accettazione basata sulla conoscenza».

E insiste sul paragrafo dedicato ai minori: «Se è vero che il consenso è necessario, è molto discutibile utilizzare le cure alternative su di loro tranne nei casi di minima importanza, con probabile remissione spontanea. Non sarebbe etico applicarle ai bambini se ci sono farmaci di efficacia provata per quelle specifiche patologie. Non solo, i genitori non dovrebbero sottrarre i loro figli a cure certe » . Il documento affronta anche il problema dell'interferenza di questi trattamenti con i farmaci chimici. L'opinione pubblica non sa, e non viene sufficientemente chiarito, che spesso alle cure tradizionali è pericoloso abbinare, ad esempio, la fitoterapia: « Abbiamo un'ampia documentazione sull'interazione dell'ipericum con la pillola anticoncezionale, che perde la sua azione contraccettiva — dice il presidente — . Insomma, spazziamo via l'idea che queste medicine siano dolci e innocue, a volte creano danni spaventosi » .

Il Comitato di bioetica è spaccato. I difensori di omeopatia e compagne sono rappresentati, tra gli altri, da Luisella Battaglia, ordinario di filosofia morale a Genova, spalleggiata da colleghi della più diversa estrazione come il ginecologo Carlo Flamigni, il farmacologo Bruno Silvestrini, l'endocrinologa Isabella Coghi: « Mi sembra un compromesso accettabile, ma non chiamiamole alternative, meglio dire non convenzionali. In quanto al paragrafo su bambini e donne, lo trovo imbevuto di paternalismo. I minori non hanno capacità di dare consenso neppure su farmaci ufficiali, dagli esiti dannos » .

Di opposte opinioni Giovanni Federspill, ordinario di medicina interna a Padova, autore con Dario Antiseri e Cesare Scandellari di un libro dal titolo che la dice tutta sulla sua estrazione: « La questione delle medicine eretiche » . « Sono profondamente convinto che siano inutili e in più sottraggano i pazienti a terapie efficaci. Un fenomeno che espone la società a un pericolo reale — attacca Federspill, criticato da alcuni colleghi del Comitato per il suo rigore — . Voterò il parere, con qualche riserva. Se vogliamo sottilizzare, anche i cittadini meno informati che vivono in campagna andrebbero paragonati a bambini inconsapevoli e quindi protetti da prescrizioni sconsiderate » .

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