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«Meglio il referendum che le modifiche della legge per evitarlo». Il
professor Francesco D’Agostino, presidente del Comitato nazionale per la
Bioetica, sostiene che non ci sono alternative al referendum sulla legge
sulla procreazione assistita. Ma professor D’Agostino, non sarebbe meglio che
su questioni delicate non si decidesse con il referendum? «Certo che sarebbe
meglio. Questioni complesse non si possono certo risolvere con un sì o un no,
ma il referendum c’è. E bisogna farlo». Ma si può anche evitarlo. «In questo
caso bisognerebbe modificare la legge accogliendo in sostanza quello che
propongono i quesiti referendari». E allora? «Tanto vale fare il referendum».
Lei, quindi, concorda con il cardinale Ruini che sostiene che il referendum è
meglio delle modifiche peggiorative della legge? «Il Parlamento se rivede la
legge con l’obbiettivo di evitare il referendum, ripeto, non potrà fare altro
che accogliere la sostanza dei quesiti referendari. È obbligato a farlo. Non
ha alternative. Ma attenti a non fare crociate su questi temi. E a non cadere
nella trappola delle guerre di religione. La procreazione assistita e la
tutela della vita prenatale sono tematiche laiche in tutt’Europa e tali
debbono rimanere anche in Italia. Sarebbe terrificante fare guerre di
religione su questi temi, dividersi fra laici e cattolici». Una divisione che
appare inevitabile? «Non è detto. È una divisione che viene artificiosamente
cercata solo da noi, in Italia. Voluta da chi, irresponsabilmente, punta allo
scontro fra mondo laico e cattolico. Uno scontro che su questi temi non può e
non deve esserci. Uno scontro che va assolutamente scongiurato con la collaborazione
di tutti». Come? «Allineandoci con gli altri paesi d’Europa che su questi
temi delicati non si dividono fra laici e cattolici. E non fanno guerre di
religione. La Chiesa ha tutto il diritto di dire la sua, ci mancherebbe
altro. Ma la procreazione assistita, la tutela della vita prenatale sono e
debbono rimanere tematiche laiche. Gli interventi della Chiesa su questi temi
debbono avere lo stesso valore che hanno, per esempio, le parole del Papa
quando si pronuncia contro la guerra o contro la pena di morte o a favore
dell’accoglienza degli immigrati». Cioè? «Debbono avere un valore sociale,
non etico. Lo stesso valore che dovrà avere il referendum. Solo così si
evitano i conflitti di religione».
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