RASSEGNA STAMPA

3 NOVEMBRE 2004
DAVIDE PICCINI
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Il no di Vico al corpo come oggetto

 

Da oggi al 6 novembre Napoli ospita un convegno sul filosofo settecentesco



CHE COSA pensiamo del nostro corpo da quando l'ingegneria genetica opera sul nostro patrimonio cellulare? E cosa dire della chirurgia estetica che modifica, spesso con eccessiva disinvoltura, il nostro aspetto? La risposta possiamo trovarla nell'opera di un filosofo del '700: Giambattista Vico. Da oggi fino al 6 novembre a Napoli, nell'Aula dedicata a «Pietro Piovani» della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, studiosi di calibro internazionale discuteranno di questi temi in un convegno intitolato «Il corpo e le sue facoltà. G. B. Vico».
Vanna Gessa Kurotschka, tra gli organizzatori del convegno, ci tiene a precisare che l'obiettivo dell'incontro non sarà solo storico, ma muoverà da un interesse attuale. «L'idea di fondo è che una concezione meccanica della vita non basti più. Serve recuperare quell'unità tra corpo e mente che è stata distrutta dal dualismo di Cartesio. Vico può aiutarci in questo».
In che modo?
«Vico ci ha insegnato a concepire il nostro corpo integrato con la mente. Quindi il nostro corpo non può essere studiato o curato dalla medicina come se fosse un oggetto».
In questo rientra anche l'abuso della chirurgia estetica nella nostra società?
«Certo. Chi considera il proprio corpo come un oggetto che si possiede, e non come una parte di sé, sarà portato a modificare chirurgicamente il proprio aspetto con estrema leggerezza. Si sta diffondendo insomma l'idea che l'uomo consista solo nella propria mente».
E il pensiero di Vico può costituire un argine a questa tendenza?
«Sì. Se pensiamo al nostro corpo non come ad una parte della nostra persona, le scienze saranno automaticamente legittimate ad agire su di esso come vogliono. Ma Vico può insegnarci che noi siamo il nostro corpo, non lo possediamo».
Paolo Cristofolini, professore di Storia della Filosofia alla Scuola Normale Superiore di Pisa, è tra gli studiosi più competenti del pensiero di Vico e parteciperà attivamente all'incontro napoletano.
Vico aveva interesse per la medicina?
«Certo, nella "Scienza nuova", nel capitolo "Fisica poetica", c'è una parte intitolata "Fisica poetica intorno all'uomo", che è l'equivalente della medicina nelle sue parti: fisiologia, anatomia e patologia. Quindi la medicina non è esclusa dai suoi interessi, è solo inglobata nella fisica».
Cosa dice Vico nella «Scienza nuova» della cura dell’aspetto estetico in generale?
«Vico parla di popoli barbari che si tingono il volto e che si coprono di pelli, ma questi sono aspetti sempre legati al rapporto col divino o con la guerra».
Allora l'abbellimento estetico ha un senso per Vico solo in relazione alla dimensione culturale e religiosa?

 

 

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