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CHE COSA pensiamo del nostro corpo da quando l'ingegneria genetica opera sul
nostro patrimonio cellulare? E cosa dire della chirurgia estetica che
modifica, spesso con eccessiva disinvoltura, il nostro aspetto? La risposta
possiamo trovarla nell'opera di un filosofo del '700: Giambattista Vico. Da
oggi fino al 6 novembre a Napoli, nell'Aula dedicata a «Pietro Piovani» della
Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Napoli Federico
II, studiosi di calibro internazionale discuteranno di questi temi in un
convegno intitolato «Il corpo e le sue facoltà. G. B. Vico».
Vanna Gessa Kurotschka, tra gli organizzatori del convegno, ci tiene a
precisare che l'obiettivo dell'incontro non sarà solo storico, ma muoverà da
un interesse attuale. «L'idea di fondo è che una concezione meccanica della
vita non basti più. Serve recuperare quell'unità tra corpo e mente che è
stata distrutta dal dualismo di Cartesio. Vico può aiutarci in questo».
In che modo?
«Vico ci ha insegnato a concepire il nostro corpo integrato con la mente.
Quindi il nostro corpo non può essere studiato o curato dalla medicina come
se fosse un oggetto».
In questo rientra anche l'abuso della chirurgia estetica nella nostra
società?
«Certo. Chi considera il proprio corpo come un oggetto che si possiede, e non
come una parte di sé, sarà portato a modificare chirurgicamente il proprio
aspetto con estrema leggerezza. Si sta diffondendo insomma l'idea che l'uomo
consista solo nella propria mente».
E il pensiero di Vico può costituire un argine a questa tendenza?
«Sì. Se pensiamo al nostro corpo non come ad una parte della nostra persona,
le scienze saranno automaticamente legittimate ad agire su di esso come
vogliono. Ma Vico può insegnarci che noi siamo il nostro corpo, non lo
possediamo».
Paolo Cristofolini, professore di Storia della Filosofia alla Scuola Normale
Superiore di Pisa, è tra gli studiosi più competenti del pensiero di Vico e
parteciperà attivamente all'incontro napoletano.
Vico aveva interesse per la medicina?
«Certo, nella "Scienza nuova", nel capitolo "Fisica
poetica", c'è una parte intitolata "Fisica poetica intorno
all'uomo", che è l'equivalente della medicina nelle sue parti:
fisiologia, anatomia e patologia. Quindi la medicina non è esclusa dai suoi
interessi, è solo inglobata nella fisica».
Cosa dice Vico nella «Scienza nuova» della cura dell’aspetto estetico in
generale?
«Vico parla di popoli barbari che si tingono il volto e che si coprono di
pelli, ma questi sono aspetti sempre legati al rapporto col divino o con la
guerra».
Allora l'abbellimento estetico ha un senso per Vico solo in relazione alla
dimensione culturale e religiosa?
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