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Non un evento istantaneo ma un processo che termina
con la fusione dei gameti: ricerca o tentativo di aggirare i limiti imposti
dalla recente normativa sulla procreazione medicalmente assistita?
Fecondazione, il fronte delle 40 ore
Il documento presentato ieri a Roma ha già sollevato
perplessità anche sul versante politico
Sull'inizio della vita umana gli studi sono sempre più
specialistici e sottili. Complici le tecniche di procreazione medicalmente
assistita, che hanno messo nella disponibilità degli scienziati i passaggi
di un processo che avviene normalmente al sicuro del ventre materno e all'oscuro
del mondo, le varie fasi dello sviluppo dell'embrione sono state sempre
meglio studiate, sia nell'animale, sia nell'uomo. E un convegno in corso a
Roma - dal titolo «Dall'oocita alla blastocisti» - pone nuovi dati sul
tavolo del dibattito, che non mancherà di accendersi vista la chiara
intenzione degli studiosi di indicare termini utili a superare o aggirare i
limiti imposti dalla legge sulla procreazione medicalmente assistita (n.
40/04).
Ieri è stato presentato un documento in cui si identifica nello zigote
l'inizio della vita umana, ma si sottolinea come tale stadio inizi circa
30-40 ore dopo la fecondazione. Il documento, i cui primi firmatari sono il
genetista Antonino Forabosco (Università di Modena) e l'embriologo Paolo
Carinci (Università di Bologna), ma che è appoggiato anche dal ginecologo
Carlo Flamigni, verrà presentato oggi al Comitato nazionale per la
bioetica, con un'audizione di quattro-cinque esperti. Il documento, che è
stato approvato dai professori delle facoltà mediche italiane presenti al
convegno, sembra fatto apposta per trovare una «mediazione» ai divieti
attualmente previsti dalla legge 40 al congelamento degli embrioni:
favorevole accoglienza ha ottenuto dal senatore Antonio Tomassini (Fi),
negativa dal suo collega Riccardo Pedrizzi (An).
«L'inizio del nuovo individuo», secondo il documento approvato ieri è lo
zigote, ma questa entità si forma 30-40 ore dopo l'ingresso dello
spermatozoo nell'ovocita, nel momento in cui gli assetti cromosomici
paterni e materni si sono congiunti. «La transizione ovocita-embrione - si
legge nella bozza di documento - risulta da una successione di eventi che
si susseguono nel tempo... In tale transizione un evento peculiare sul
quale basare la criticità del passaggio generazionale, e quindi l'inizio di
un nuovo essere umano, è rappresentato dalla costituzione del nuovo assetto
cromosomico diploide (con 46 cromosomi), proprio della specie umana e dal
successivo inizio della segmentazione». Quindi secondo gli esperti la
fecondazione «non è un evento "istantaneo" e anche a volerlo
considerare solo dal punto di vista cellulare più restrittivo, consiste di
un processo» che «termina molte ore dopo la fusione dei due gameti, con la
formazione dello zigote». Viceversa l'ootide, «l'oocita a due pronuclei», non
sarebbe considerabile un embrione.
Il documento, si diceva, verrà discusso oggi nella commissione ristretta
che si occupa di procreatica al Comitato nazionale per la bioetica, e
dovrebbe essere poi presentato al ministro della Salute Girolamo Sirchia. Per
ora ha ottenuto il plauso di Antonio Tomassini, presidente della
commissione Igiene e Sanità del Senato, che guarda a possibili modifiche
alla legge sulla procreazione assistita: «È necessario trovare una strada
di mediazione e il congelamento dell'ootide, anche alla luce del documento
presentato oggi dagli embriologi, rappresenta la base di partenza per
possibili integrazioni alla legge 40». Parere totalmente respinto da
Riccardo Pedrizzi, responsabile delle politiche per la famiglie di An: la
vita umana - afferma il senatore - «inizia con il concepimento. La verità è
che ogni tentativo di collocare l'embrione umano, in un certo periodo della
sua esistenza, è destinato a fallire» e «nessuno scienziato può definire
una linea di demarcazione nello sviluppo dell'embrione che attribuisca ad
esso maggiore o minore dignità». «Nel dubbio - ha concluso - razionale,
quindi laico, è applicare il principio di precauzione».
Nessuna volontà di «pol-etica» nel dibattito degli esperti, puntualizza il
genetista Bruno Dallapiccola (Università «La Sapienza« di Roma), chiamato
ieri a coordinare gli interventi degli esperti, ma solo una descrizione
scientifica di quanto accade dopo la fecondazione. Ma che l'intento di
qualcuno sia quello di trovare un termine sempre più arretrato aldilà del
quale proteggere o meno l'embrione è evidente dal regredire dei termini:
dai 14 giorni dei britannici ai 6 dei francesi, ora alle 30-40 ore
dell'ootide. Nonostante il ministro Sirchia abbia recentemente istituito
una commissione per studiare le possibilità di congelamento dell'ovocita,
si preferisce il congelamento dell'ootide, perché comunque più
stabile. A conferma che dopo la fecondazione comunque l'ovocita si comporta
in modo diverso e, per esempio, impedisce a qualunque altro spermatozoo di
entrare.
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