![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 17 SETTEMBRE 2004 |
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Altro che rotondo, il mondo è “sconfinato”
«QUESTO triste mondo, che veste chi è vestito e spoglia gli ignudi» (Pedro
Calderòn de la Barca, 1600-1681, Il grande teatro del mondo ).
«L’unica difesa contro il mondo è conoscerlo bene» (John Locke, 1632-1704, Pensieri
sull’educazione ).
«Cos’è er
monno! E’ una gran meditazzione»
(Giuseppe Gioachino Belli, 1791-1863, Sonetti ).
Tre aforismi, fra i tanti: di vecchia data, ma sempre attuali. Il mondo nelle
sue declinazioni, sia esso finito o infinito, locale o globale, mitico o
disincantato, storico o utopico, terrestre o marziano, è il tema del quarto
atto del Festival filosofia che comincia domani a Modena, Carpi e
Sassuolo, dove si conclude domenica. La manifestazione, che nelle passate
edizioni ha discusso della felicità (2001, 31.000 presenze), della bellezza
(2002, 51.000 presenze), della vita (2003, 75.000 presenze), si svolge sotto
l’alto patronato del Presidente della Repubblica, ed è un’iniziativa dei tre
comuni, della Provincia, della Regione Emilia-Romagna, della Fondazione
Collegio San Carlo, della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena (sponsor
Gamma due, Meta Spa, Vivaceramica, Unione industriali di Modena).
L’obiettivo del Festival è stato, fin dall’inizio, di cercare di
chiarire le condizioni del presente, di avvicinare la filosofia ai grandi
problemi che investono l’uomo. E il mondo, la cui crisi non è stata mai così
profonda come in questi anni, «fa problema» anche per la filosofia, dice
Michelina Corsari, padovana di nascita, modenese di adozione, 53 anni,
formazione filosofica, direttrice scientifica della Fondazione San Carlo, che
cura il programma. «Tramontate le grandi categorie che ne ordinavano la
totalità, sembra non esservi più uno spazio in cui rintracciare segni familiari
per orientarsi». Il mondo aggiunge sembra essersi sottratto a tutti i
significati, eccetto quello di universo, «anch’esso tuttavia reso mobile e
incerto dalla sua costante e inerziale espansione». Impegnare le risorse
intellettuali su questo argomento è stata una scelta quasi obbligata.
Il Festival filosofia , per seguire il quale si sono accreditati 150
giornalisti (il 50 per cento in più dell’ultima edizione, determinato dalla
partecipazione dei giornali regionali), fermerà quindi la sua attenzione sulle
tematiche della mondializzazione culturale e della globalizzazione (tenendosi
ufficialmente lontano dalla politica, come in passato, anche se non è escluso che,
fra le pieghe dei dibattiti e degli interventi, la politica finisca per
insinuarsi); sui confini, geografici e culturali, vecchi e nuovi, che segnano
la frammentazione dello spazio sociale contemporaneo; sui mondi a venire della
fede religiosa e dell’utopia politica; sul mondo esterno e sul mondo interiore
(Che cosa c’è fuori di noi? Per la filosofia moderna il mondo coincide con
l’àmbito della nostra esperienza). Spiega Michelina Borsari: «Siamo lontani
ormai tanto dal Cosmo bello e ordinato degli antichi, quanto dalla fiduciosa
proiezione verso i mondi perfetti della Fede o quelli migliori della Storia.
Questo mondo, di cui possiamo fare il giro in molto meno di 80 giorni, ci pare
avviato ad assumere un senso interamente umano proprio mentre ci segnala, nell’infinita
espansione cosmica, la nostra insignificanza».
La pista dei confini è un argomento particolarmente forte: la Fondazione San
Carlo l’ha individuata a conclusione di una ricerca poliennale sulle “Politiche
e mitologie dei confini”. Aree cuscinetto, frontiere, sistemi di controllo,
zone protette disegnano uno spazio increspato ovunque da confini e scandito da
un alternarsi di badges, codici d’ingresso e d’identificazione, passwords,
sottolineano i curatori del cartellone. «I confini sono l’altra faccia della
globalizzazione, la cornice dei flussi di individui, merci, informazioni che
scorrono nel mondo. Proliferano per difendere privilegi e abitudini, servono a
controllare porzioni di territorio, aiutano a dosare scambi di culture e di
linguaggi». Ecco perché oggi non sono soltanto linee e non sono soltanto muri.
Alcuni (confini) sono poli d’attrazione di spostamenti caotici: è il caso delle
carrette del mare che trasportano immigrati da una parte all’altra del
Mediterraneo. «Altri sembrano tubi impenetrabili, come le strade di scorrimento
veloce che attraversano Israele e la Palestina». E ne nascono nelle rientranze
di territori di popolazioni in conflitto. E ne «continuano a funzionare anche
quando non esistono più». Ma ce ne sono anche che, «come spugne, attraggono
popolazioni e investimenti, creando nuove comunità».
Tema di grande impatto, che conferma la determinazione del Festival di
misurare il discorso filosofico sul vissuto: come gli altri percorsi, compreso
quello scientifico, ciascuno dei quali allettante o intrigante o stimolante per
la sua parte.