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«IN ORIGINE l'Io include tutto, poi separa da sé un mondo esterno», scrisse
Sigmund Freud. È a partire da quella primitiva scissione, da quella
separazione tra il sé e l'altro da sé, che l'uomo non può fare a meno di
interrogarsi sul mondo che lo circonda e sul suo rapporto con tutte le
creature viventi che, come lui, ne sono ospiti o parassiti. Non poteva perciò
mancare, nella storia del Festival Filosofia, un'edizione dedicata al mondo.
Tra i protagonisti della quarta tornata della rassegna modenese ci sarà
ancora una volta Tullio Gregory, docente di Storia della Filosofia
all'Università La Sapienza di Roma.
Professor Gregory, molte sono le visioni del mondo elaborate dal pensiero
occidentale, a cominciare dal "cosmos" greco o dal
"mundus" latino: cosa rimane oggi del mondo di Platone e di Seneca?
«Per indicare il mondo i Greci usavano appunto la parola cosmos, che
significa "ordine", e purtroppo di ordine ce n'è davvero poco nel
mondo di oggi. Rimane invece vivo il bisogno dell'uomo di confrontarsi con
tutto ciò che è al di fuori di sé, con il Non-Io. Questo bisogno è più antico
della stessa cultura greca, appartiene a tutte le culture primitive ed è
arrivato sino a noi».
La visione classica dell'universo è stata modificata profondamente
dall'avvento del Cristianesimo. Che tipo di mondo è quello inaugurato dalla
nascita di Cristo?
«Il Cristianesimo ha dato al mondo una dimensione escatologica, conferendogli
un'origine fissata nella storia - l'incarnazione di Gesù - e una fine
proiettata in un tempo lontanissimo - il Giudizio Universale - stabilito ab
aeterno. Ma ha anche generato due atteggiamenti opposti nei confronti del
mondo: da una parte il suo disprezzo, conseguente alla natura effimera della
vita terrena rispetto a quella eterna che attende il cristiano dopo la morte,
e dall'altra l'impegno per migliorarlo, dal momento che solo ai giusti sarà
aperta la porta dei Cieli».
Un'ulteriore svolta si ebbe poi con la rivoluzione scientifica del Seicento e
l'avvento della scienza sperimentale.
«Certo. Al mondo estremamente antropocentrico proprio della mentalità medievale
si sostituì un mondo policentrico, privo di un centro e una periferia, ma con
tanti diversi centri quanti erano i punti di vista sulla realtà. Con
l'avvento di un pensiero razionale fondato sull'esperimento, le domande
sull'origine e sulla fine del Tutto non furono più appannaggio della
religione, ma divennero dominio esclusivo della scienza».
In cosa si differenzia lo sguardo con cui il filosofo osserva il mondo da
quello dello scienziato ?
«Lo sguardo dello scienziato è disincantato, alla teoria preferisce il dato
sperimentale, alle ipotesi la certezza dei numeri. Il filosofo, invece, tenta
di ricreare quell'incantamento del mondo che la scienza moderna ha mandato in
fumo, e per questo osserva la realtà con l'occhio di chi, per costruire le sue
teorie, non disdegna di ricorrere anche al "mythos", al racconto
che, riconfigurando la realtà attraverso l'immaginazione, la arricchisce di
senso».
La parola "mondo" oggi non può essere disgiunta dal termine
"globalizzazione", tema al centro di molti degli interventi in
programma a Modena.
«La globalizzazione è una delle questioni che più assillano gli studiosi dei
fenomeni sociali. Personalmente credo che possa essere una grande risorsa se
sarà usata per distribuire in maniera più uniforme la cultura e il benessere
nel mondo, ma potrebbe anche rivelarsi una piaga qualora venisse utilizzata
malamente. Ma quello che mi preoccupa ancor più è la sperequazione della
conoscenza: solo un progressivo aumento della conoscenza può far uscire il
mondo dal caos in cui versa».
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