RASSEGNA STAMPA

15 SETTEMBRE 2004
MARIA MATALUNO
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Gregory: «Manca un po’ di ordine»

 

 



«IN ORIGINE l'Io include tutto, poi separa da sé un mondo esterno», scrisse Sigmund Freud. È a partire da quella primitiva scissione, da quella separazione tra il sé e l'altro da sé, che l'uomo non può fare a meno di interrogarsi sul mondo che lo circonda e sul suo rapporto con tutte le creature viventi che, come lui, ne sono ospiti o parassiti. Non poteva perciò mancare, nella storia del Festival Filosofia, un'edizione dedicata al mondo. Tra i protagonisti della quarta tornata della rassegna modenese ci sarà ancora una volta Tullio Gregory, docente di Storia della Filosofia all'Università La Sapienza di Roma.
Professor Gregory, molte sono le visioni del mondo elaborate dal pensiero occidentale, a cominciare dal "cosmos" greco o dal "mundus" latino: cosa rimane oggi del mondo di Platone e di Seneca?
«Per indicare il mondo i Greci usavano appunto la parola cosmos, che significa "ordine", e purtroppo di ordine ce n'è davvero poco nel mondo di oggi. Rimane invece vivo il bisogno dell'uomo di confrontarsi con tutto ciò che è al di fuori di sé, con il Non-Io. Questo bisogno è più antico della stessa cultura greca, appartiene a tutte le culture primitive ed è arrivato sino a noi».
La visione classica dell'universo è stata modificata profondamente dall'avvento del Cristianesimo. Che tipo di mondo è quello inaugurato dalla nascita di Cristo?
«Il Cristianesimo ha dato al mondo una dimensione escatologica, conferendogli un'origine fissata nella storia - l'incarnazione di Gesù - e una fine proiettata in un tempo lontanissimo - il Giudizio Universale - stabilito ab aeterno. Ma ha anche generato due atteggiamenti opposti nei confronti del mondo: da una parte il suo disprezzo, conseguente alla natura effimera della vita terrena rispetto a quella eterna che attende il cristiano dopo la morte, e dall'altra l'impegno per migliorarlo, dal momento che solo ai giusti sarà aperta la porta dei Cieli».
Un'ulteriore svolta si ebbe poi con la rivoluzione scientifica del Seicento e l'avvento della scienza sperimentale.
«Certo. Al mondo estremamente antropocentrico proprio della mentalità medievale si sostituì un mondo policentrico, privo di un centro e una periferia, ma con tanti diversi centri quanti erano i punti di vista sulla realtà. Con l'avvento di un pensiero razionale fondato sull'esperimento, le domande sull'origine e sulla fine del Tutto non furono più appannaggio della religione, ma divennero dominio esclusivo della scienza».
In cosa si differenzia lo sguardo con cui il filosofo osserva il mondo da quello dello scienziato ?
«Lo sguardo dello scienziato è disincantato, alla teoria preferisce il dato sperimentale, alle ipotesi la certezza dei numeri. Il filosofo, invece, tenta di ricreare quell'incantamento del mondo che la scienza moderna ha mandato in fumo, e per questo osserva la realtà con l'occhio di chi, per costruire le sue teorie, non disdegna di ricorrere anche al "mythos", al racconto che, riconfigurando la realtà attraverso l'immaginazione, la arricchisce di senso».
La parola "mondo" oggi non può essere disgiunta dal termine "globalizzazione", tema al centro di molti degli interventi in programma a Modena.
«La globalizzazione è una delle questioni che più assillano gli studiosi dei fenomeni sociali. Personalmente credo che possa essere una grande risorsa se sarà usata per distribuire in maniera più uniforme la cultura e il benessere nel mondo, ma potrebbe anche rivelarsi una piaga qualora venisse utilizzata malamente. Ma quello che mi preoccupa ancor più è la sperequazione della conoscenza: solo un progressivo aumento della conoscenza può far uscire il mondo dal caos in cui versa».

 

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