![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 26 LUGLIO 2004 |
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Una lezione preziosa per l’oggi |
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Una delle principali
conquiste della cultura occidentale è il concetto di persona, intesa come un
essere che presenta sia caratteri fisico-corporali sia caratteri intellettivi
e spirituali. Con Socrate, il pensiero comincia a definire tali aspetti
dell’uomo, sottolineando la sua specificità, che non può ridursi alla mera
dimensione fisica, ma implica anche una cifra spirituale, connotata
dall’intelligenza, dalla volontà, dalla coscienza. Questo percorso teoretico
è stato seguito da altri grandi filosofi, quali, ad esempio, Platone,
Aristotele, Agostino, Tommaso, Kant, Rosmini. Una parte della cultura
moderna e contemporanea, invece, a partire da alcuni filoni del pensiero del
Seicento e del Settecento, come l’empirismo scettico, fino al positivismo
dell’Ottocento e al nichilismo del Novecento, mette in discussione il valore
della persona umana, che viene vista non come una realtà unitaria, bensì come
un insieme di elementi diversi, destinati a consumarsi e a sparire nel nulla.
Il nostro modo attuale di vedere l’essere umano risente molto di tali
impostazioni filosofiche: infatti, spesso, noi non dedichiamo attenzione al
nostro mondo interiore, alla spiritualità, alle infinite potenzialità
dell’intelletto, al valore della volontà, ma siamo maggiormente attratti dalle
esigenze del corpo, dai fenomeni esteriori, dalla dimensione materiale. Il
testo di Silvio Spiri, «Essere e sentimento, la persona nella filosofia
di Antonio Rosmini» (Città Nuova editrice), ci dà la possibilità di
riprendere il discorso sul valore della persona umana, approfondendo il
pensiero rosminiano, quindi una delle più imponenti costruzioni teoretiche
dell’Occidente. Dalla lettura del libro, emerge tutto il travaglio
intellettuale di un filosofo che pensa, che s’interroga su uno dei nodi più
difficili del pensiero occidentale, rispettando il vero spirito della
filosofia, che è ricerca continua, porre domande, cercare di capire il reale.
Innanzitutto, Spiri sottolinea il punto di partenza dello studio di Rosmini:
l’uomo coglie l’idea dell’essere, con un’intuizione dell’intelletto, grazie
alla quale può conoscere le cose. Secondo il Roveretano, l’essere umano ha in
sé questa cifra unica, per cui può aprirsi al reale, può capire i
significati, può elaborare i concetti. Come si vede, alla base di tutto, per
Rosmini, si colloca l’essere, che dà senso all’esistenza: si tratta di una
prospettiva metafisica, in cui l’uomo trova il suo valore specifico, come
creatura che, unica tra i viventi, può oltrepassare l’ambito fenomenico, per
entrare nella sfera dei significati profondi delle cose. La prima
caratteristica, allora, dell’essere umano, è l’intelligenza, che si sviluppa
dal coglimento dell’essere. Nell’analisi di Spiri, troviamo un altro aspetto
rilevante: l’uomo è anche sentimento e corpo. Infatti, secondo Rosmini, noi,
attraverso il "sentimento fondamentale", percepiamo la nostra
corporeità, immediatamente: esso è una specie di esperienza originaria, che
ogni uomo ha, mediante la quale abbiamo coscienza del nostro sentire, delle
nostre pulsioni, della nostra vita fisica. Per il filosofo di Rovereto,
quindi, la sfera corporale e sensoriale non è qualcosa di secondario o di
trascurabile per l’esistenza umana, ma appartiene, intrinsecamente, alla
nostra natura: essa costituisce il terreno, sul quale costruiamo le
sensazioni, i sentimenti, le conoscenze; noi non siamo angeli eterei, pura
spiritualità, ma siamo immersi nel mondo fisico e dobbiamo anche, per certi
aspetti, adeguarci alle leggi di questa dimensione. Tuttavia, come ci ricorda
Spiri, la corporeità, benché sia elemento costitutivo del nostro essere, non
è il perno dell’esistenza umana, ma è governata da un principio interno, che
Rosmini chiama "principio sensitivo o senziente", vale a dire
l’anima. L’uomo, allora, è una sintesi di anima e corpo, di pensieri e
sentimenti, di intuizioni e azioni; esso è un essere complesso, che trova la
sua unità profonda nel mondo interiore dello spirito, che attraverso
l’intelligenza, si apre all’essere, quindi all’eternità. Per Rosmini, l’uomo
realizza pienamente se stesso, quando attua tutta la sua natura, sia
spirituale sia corporale: nella sfera morale, in cui esso cerca il bene,
avviene il vero completamento della natura umana. La sola intelligenza non
può realizzare l’uomo; così come la sola corporeità non basta per rispondere
alle esigenze umane. Nella moralità, quindi nel bene, l’uomo trova se stesso,
poiché si attua come pensiero, come volontà, come essere senziente, ma,
soprattutto, come essere che ama. Trovando se stesso, l’essere umano diventa
persona, che, con le sue qualità, tende al bene. Il testo di Silvio Spiri
richiama la lezione di Rosmini, che per noi, oggi, è particolarmente
preziosa: essa ci insegna il valore assoluto della persona umana, che, in quanto
tale, va sempre rispettata, dall’inizio della vita fino alla fine, perché, in
ogni uomo, c’è una traccia di infinito, una tensione spirituale, che rivela
un destino non legato al nulla, ma finalizzato all’eternità. |
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