![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 10 LUGLIO 2004 |
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L’arte e il cervello |
Alba, sogno, gioco
Se un raggio rosato di sole al tramonto
colpisce, mettiamo, gli occhi verdi di una bruna ragazza che sta per entrare in
un bosco ombroso, succedono nell'organismo di tale giovane migliaia e migliaia
di reazioni biochimiche intracorporee. Diciamo solo che ad un primo impatto con
l'area visiva occipitale cui arriva il raggio rosato, consegue, in sconfinate
inter-azioni biologiche, la elaborazione di una o più immagini nelle cellule
corticali . Non si può escludere, quindi, che qualsiasi processo che avviene
dentro di noi nasce da un fattore esogeno e da un fattore endogeno, o organico.
I quali fra di loro, inter-agendo, danno luogo ad un fenomeno altrimenti
inesistente. La storia dell'arte, entrando in argomento, ha interessato e
travagliato i maggiori pensatori fin - almeno nell'area mediterranea - da Omero
che puntava sulla «bellezza». Per cui, ad un bel momento, bellezza e arte si
interconnettevano. E' un capitolo lunghissimo che non spetta a noi trattare per
tante ragioni. Ci spetta, al contrario, chiarire, nei limiti di un articolo
sussuntivo, la base del fondo biologico da cui nasce ogni manifestazione d'arte
la quale in sé contiene l'aspetto dello stupore, della meraviglia, della
partecipazione emotiva. Cioè ci troviamo in un «tempo emotivizzabile» ben
diverso dal «tempo psicologico». Un uomo preistorico che assisteva ad un
tramonto luminosissimo, dai mille riflessi, si stupiva, com'è d'altronde, si «emotivizzava»
lo stesso uomo che faceva dei graffiti in una caverna, preso dal desiderio di
ritrarre quanto vedeva con un mondo con cui inter-reagiva.
Sicché possiamo fare entrare in una simile vasta fenomenologia, la beatitudine
del bimbo che succhia il latte dal seno materno, dell'uomo che sogna, del
bambino che gioca, dell'artigiano che di un pezzo di legno crea un oggetto
originale. Ci troviamo di fronte ad una sfera psichica primitiva che ha a che
fare, come oggi si pensa, con le strutture arcaiche del nostro cervello, ossia
con i nuclei, tàlamo e ipotàlamo della «emozionabilità» e «istintività». Ogni
organo degli esseri viventi (pesci, uccelli, ecc.) ha un suo vitalismo detto
metabolismo, divisibile nella fase anabolica, o assimilativa, e nella fase catabolica,
o dissimilativa. E' ben chiaro, se riflettiamo per qualche attimo, che i
graffiti, gli stupori di un tramonto, di un'alba, il sognare, il gioco dei
bambini (perché giocano i bambini?) e, via via che l'uomo ascende nelle sue
manifestazioni spirituali, servono a «nutrire» il paleo-ecefalo? Cioè, a
modularne, per essere precisi, i necessari processi metabolici che consistono
in una successione complessa e lunghissima di reazioni e contro-reazioni
biochimiche. La funzione dell'arte, nelle sue varie sfere, compreso il cinema,
o i cdRom, oppure, se vogliamo, perfino quell'afflato attrattivo che chiamiamo
«amore», servono a determinare, e a favorirne nei giusti limiti, quel
complicato rapporto che è «il nutrimento» dei nostri organi.
Checché si pensi, la struttura fondamentale dell'arte, la sua base
filogeneticamente onnipresente da millenni, resta, con ogni verosimiglianza, la
nutrizione del vecchio cervello. Le decine e decine di interpretazioni
teorizzate sull'arte, sono semplici sovrastrutture, nonostante il loro fascino
diventato ormai luogo comune. Per cui tutte le costruzioni estetologiche,
comprese le ultime quali l'arte come processo conoscitivo (di che? di cosa? -
mi chiedo), quella aurorale del Croce, le utopiche, le antropologiche, le socializzanti,
il riscatto della storia dall'alienazione; o, per fare solo due nomi, la
visione di Adorno che si richiama, fra l'altro, alla instabilità delle
manifestazioni estetiche, o, per finire, assai rapidamente, «l'essere per la
morte» di Heiddeger restano, se partiamo dalla premessa suddetta, delle pure
sovrastrutture teoriche.
Concludendo, diciamo che il gioco dei bambini, la pittura, la scultura, il far
poesia, o musica, la sfera onirica, o quella amorosa, ecc hanno una radice
comune e universale. Ossia, ripetiamo, servono, nel grande gioco a cui tendono
le finalità di quella misteriosa forza che è la natura, a modulare il
biocinismo vitale del vecchio cervello. Indubbiamente, si tratta di una ipotesi
introspettiva, o meglio, inter-reattiva fra la fisiologia perenne, mai ferma,
del nostro corpo, e il mondo esterno. Comunque, mi pare, se non sbaglio, che
non si parli, nella ufficialità teorizzatrice, di simile ipotesi. Vedremo in
futuro, col maggiore sviluppo delle tecnologie sub-nucleari, se si potrà appurare
appieno cosa avviene nel vecchio cervello nel momento della creatività
artistica.