RASSEGNA STAMPA

10 LUGLIO 2004
GIUSEPPE BONAVIRI
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L’arte e il cervello

Alba, sogno, gioco


Se un raggio rosato di sole al tramonto colpisce, mettiamo, gli occhi verdi di una bruna ragazza che sta per entrare in un bosco ombroso, succedono nell'organismo di tale giovane migliaia e migliaia di reazioni biochimiche intracorporee. Diciamo solo che ad un primo impatto con l'area visiva occipitale cui arriva il raggio rosato, consegue, in sconfinate inter-azioni biologiche, la elaborazione di una o più immagini nelle cellule corticali . Non si può escludere, quindi, che qualsiasi processo che avviene dentro di noi nasce da un fattore esogeno e da un fattore endogeno, o organico. I quali fra di loro, inter-agendo, danno luogo ad un fenomeno altrimenti inesistente. La storia dell'arte, entrando in argomento, ha interessato e travagliato i maggiori pensatori fin - almeno nell'area mediterranea - da Omero che puntava sulla «bellezza». Per cui, ad un bel momento, bellezza e arte si interconnettevano. E' un capitolo lunghissimo che non spetta a noi trattare per tante ragioni. Ci spetta, al contrario, chiarire, nei limiti di un articolo sussuntivo, la base del fondo biologico da cui nasce ogni manifestazione d'arte la quale in sé contiene l'aspetto dello stupore, della meraviglia, della partecipazione emotiva. Cioè ci troviamo in un «tempo emotivizzabile» ben diverso dal «tempo psicologico». Un uomo preistorico che assisteva ad un tramonto luminosissimo, dai mille riflessi, si stupiva, com'è d'altronde, si «emotivizzava» lo stesso uomo che faceva dei graffiti in una caverna, preso dal desiderio di ritrarre quanto vedeva con un mondo con cui inter-reagiva.
Sicché possiamo fare entrare in una simile vasta fenomenologia, la beatitudine del bimbo che succhia il latte dal seno materno, dell'uomo che sogna, del bambino che gioca, dell'artigiano che di un pezzo di legno crea un oggetto originale. Ci troviamo di fronte ad una sfera psichica primitiva che ha a che fare, come oggi si pensa, con le strutture arcaiche del nostro cervello, ossia con i nuclei, tàlamo e ipotàlamo della «emozionabilità» e «istintività». Ogni organo degli esseri viventi (pesci, uccelli, ecc.) ha un suo vitalismo detto metabolismo, divisibile nella fase anabolica, o assimilativa, e nella fase catabolica, o dissimilativa. E' ben chiaro, se riflettiamo per qualche attimo, che i graffiti, gli stupori di un tramonto, di un'alba, il sognare, il gioco dei bambini (perché giocano i bambini?) e, via via che l'uomo ascende nelle sue manifestazioni spirituali, servono a «nutrire» il paleo-ecefalo? Cioè, a modularne, per essere precisi, i necessari processi metabolici che consistono in una successione complessa e lunghissima di reazioni e contro-reazioni biochimiche. La funzione dell'arte, nelle sue varie sfere, compreso il cinema, o i cdRom, oppure, se vogliamo, perfino quell'afflato attrattivo che chiamiamo «amore», servono a determinare, e a favorirne nei giusti limiti, quel complicato rapporto che è «il nutrimento» dei nostri organi.
Checché si pensi, la struttura fondamentale dell'arte, la sua base filogeneticamente onnipresente da millenni, resta, con ogni verosimiglianza, la nutrizione del vecchio cervello. Le decine e decine di interpretazioni teorizzate sull'arte, sono semplici sovrastrutture, nonostante il loro fascino diventato ormai luogo comune. Per cui tutte le costruzioni estetologiche, comprese le ultime quali l'arte come processo conoscitivo (di che? di cosa? - mi chiedo), quella aurorale del Croce, le utopiche, le antropologiche, le socializzanti, il riscatto della storia dall'alienazione; o, per fare solo due nomi, la visione di Adorno che si richiama, fra l'altro, alla instabilità delle manifestazioni estetiche, o, per finire, assai rapidamente, «l'essere per la morte» di Heiddeger restano, se partiamo dalla premessa suddetta, delle pure sovrastrutture teoriche.
Concludendo, diciamo che il gioco dei bambini, la pittura, la scultura, il far poesia, o musica, la sfera onirica, o quella amorosa, ecc hanno una radice comune e universale. Ossia, ripetiamo, servono, nel grande gioco a cui tendono le finalità di quella misteriosa forza che è la natura, a modulare il biocinismo vitale del vecchio cervello. Indubbiamente, si tratta di una ipotesi introspettiva, o meglio, inter-reattiva fra la fisiologia perenne, mai ferma, del nostro corpo, e il mondo esterno. Comunque, mi pare, se non sbaglio, che non si parli, nella ufficialità teorizzatrice, di simile ipotesi. Vedremo in futuro, col maggiore sviluppo delle tecnologie sub-nucleari, se si potrà appurare appieno cosa avviene nel vecchio cervello nel momento della creatività artistica.

 

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