![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 2 LUGLIO 2004 |
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In libreria un doveroso omaggio
al suo pensiero, alle sue lotte, al suo impegno |
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Ricordando Geymonat |
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Credo
sia un omaggio doveroso alla figura straordinaria di Geymonat, al suo
impegno civile, alla sua tensione politica, la pubblicazione del libro
"Filosofia, scienza e vita civile nel pensiero di Ludovico
Geymonat" (casa editrice "La città del sole"). Ho avuto la fortuna di
conoscerlo e frequentarlo; mi affascinò come studioso e come persona. La sua
curiosità intellettuale, che si coniugava ad una rigorosa scientificità, dava
il segno della "ricerca infinita, continua"; la sua alta tempra
morale tracciava il percorso dell'intellettuale militante che aderiva ad un
nuovo e articolato razionalismo critico, aperto, costruttivo. La mia
generazione di militanti della nuova sinistra, al di là della condivisione,
piena o parziale, del merito della sua ricerca, si è formata discutendo anche
alcuni testi, tra i quali certamente "Attualità del materialismo
dialettico", del 1974. È stato giustamente scritto che Geymonat «ha
sempre difeso le ragioni di una nuova concezione coerentemente materialistica
e dialettica della scienza e della filosofia, prendendo le distanze sia dalla
tradizionale vulgata staliniana e da quella marxista occidentale, sia dalla
tradizionale cultura filosofica italiana». La passione della
ragione è, non a caso, il paradigma interpretativo che, al suo pensiero,
volle dare, nel 2001, a 10 anni dalla scomparsa, la giornata di studio
dedicata a Geymonat. E' stato, infatti, un personaggio importante e scomodo,
per l'accademismo borghese, tra i più significativi del novecento italiano,
che seppe indagare a fondo i nessi, indissolubili, tra la ricerca filosofica
e quella scientifica e, insieme, essere testimone e promotore degli eventi,
militante appassionato tra militanti appassionati. Ci insegnò, con grande
capacità critica, l'intreccio tra studio e lotta. Non si comprenderebbe,
infatti, il Geymonat filosofo della scienza se non si narrasse la
straordinaria coerenza di una persona che lottava, senza compromessi ed
ambiguità, per trasformare la società. Fu fiero della sua coerenza (che,
spesso, pagò aspramente). Fu avversario della dittatura fascista, a cui mai
si piegò; fu, non a caso, tra i 12 docenti universitari (su 1200) che
rifiutarono il giuramento di fedeltà al fascismo. Non cadde mai
nell'accademismo, ma mise sempre in gioco se stesso, la propria autorevolezza,
perfino il proprio corpo. Quante volte "protesse" dalla
repressione, a volte con la sola presenza fisica, noi che tentavamo
l'"assalto al cielo"? In quanti passaggi storici l'"assalto al
cielo" lo tentò, con limpida coscienza civile, insieme a noi? Era spesso
in testa ai nostri cortei nei momenti di maggiore stretta repressiva; a volte
si autodenunciò perché non fossimo dal potere isolati. Fu con noi, dopo
Piazza Fontana, di fronte all'emergenzialismo autoritario della
"strategia della tensione" a spiegare, con convinzione: «la strage
è di Stato». Quando lasciò il Pci
noi, giovani dirigenti di Democrazia Proletaria, lo avemmo con noi, come
indipendente: ne fummo emozionati ed onorati. Si candidò anche tre volte alle
elezioni, con Dp. Non volle mai essere,
come altri illustri docenti, solo un eccellente candidato "di
bandiera"; faceva i comizi, arrampicandosi, non giovane, su improbabili
ed instabili palchetti formati da quattro legni da noi stessi inchiodati.
Andava a parlare agli operai dell'Alfa; a loro parlava delle sue ricerche; da
loro si faceva spiegare i meccanismi dello sfruttamento in fabbrica, i ritmi,
la catena di montaggio, le forme della lotta. Era un intreccio tra
testimonianza civile, inchiesta operaia, conflitto di classe. Mario Capanna, che ebbe
con lui assidua frequentazione e un confronto continuo, ricorda, nel libro,
un episodio significativo, emblematico: un incontro di Geymonat con gli
studenti dell'85. Un timido studente chiese a lui quali consigli potesse egli
dare ai giovani. Rispose: «contestate e create». Binomio bellissimo e
calzante, commenta giustamente Capanna; «vale a dire chiamatevi in
testimonianza e quindi spendetevi e conquistate altri al cambiamento; e
create, inventate qualcosa di nuovo, riflettete». Fu tra i fondatori del
"movimento per la Rifondazione Comunista". |