![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 8 APRILE 2004 |
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Il corpo
elettronico in gioco
La società della
sorveglienza è resa possibile dalle tegnologie digitali e dalla diffusione di
Internet. La privacy diventa così una risorsa e uno strumento di competizione
economica. Per questo motivo, il controllo sui dati personali è al centro di un
conflitto che vede come protagonisti le imprese, lo stato e i singoli.
Un'intervista a Stefano Rodotà
Prima il decreto cosiddetto «Grande fratello», poi quello
antipirateria chiesto dal Ministro dei beni culturali Giuliano Urbani, infine
il conflitto sui dati dei passeggeri da e verso gli Usa. Sono solo gli ultimi
episodi di una una lunga serie di fatti che attestano come il tema della
privacy sia diventato questione dirimente nelle società democratiche. Questo
accade perché oggi la nozione di «riservatezza» non definisce più soltanto il
limite dell'azione dello stato o delle imprese nella vita privata, ma investe
il diritto, e quindi il potere di controllo sulle proprie informazioni,
indipendentemente da chi le ha raccolte e ovunque si trovino. La privacy è
infatti divenuta un diritto fondamentale della persona nella «Carta dei
diritti» dell'Unione europea e che ha un riflesso nei primi due articoli del
nuovo Codice sulla privacy, entrato in vigore all'inizio dell'anno. Alla luce
di questa novità, abbiamo chiesto a Stefano Rodotà, presidente dell'Autorità
Garante della Privacy, che significato assume la «riservatezza» in un mondo interconnesso
fatto di tracce elettroniche e database digitali. E' nota l'attenzione di
Rodotà su questo «tema», riscontrabile non solo nella sua veste istituzionale
di garante, ma anche nella sua attività di filosofo del diritto, come
testimoniano ad esempio i volumi Tecnologia e diritti (Il Mulino) e Questioni di bioetica (Laterza). L'esordio di Rodotà
è sintetico e lucido come è sua consuetudine: «La privacy tutela l'insieme
delle informazioni che riguardano il nostro "corpo elettronico" e
rappresenta uno strumento necessario per rendere effettiva la tutela di altri
diritti fondamentali. Quello alla salute, ad esempio: solo sapendo che i dati
medici non saranno conosciuti , una persona sieropositiva si sottoporrà al
test, e qualsiasi cittadino deve avere sempre la garanzia che la conoscenza del
suo stato di salute non generi discriminazioni. La tutela della privacy è
divenuta un potente fattore di eguaglianza».
La rilevanza della privacy non sembra più prerogativa di
una elite culturale...
Sono state le innovazioni scientifiche e tecnologiche a
mutare la dimensione qualitativa e quantitativa delle raccolte di informazioni
personali accrescendo, accanto ai vantaggi legati al trattamento elettronico
delle informazioni, i timori per la nascita di una società della sorveglianza e
della classificazione. Leggi e autorità di garanzia hanno trasferito queste
preoccupazioni nella dimensione istituzionale, attribuendo ai cittadini un
potere diretto di controllo sui detentori delle informazioni, contribuendo così
ad un radicamento sociale dell'esigenza di tutela dei dati personali. In questa
direzione, l'incidenza di Internet è stata e rimane fortissima, come dimostrano
in particolare le richieste di anonimato in rete e le preoccupazioni per le
norme sulla conservazione dei dati di traffico.
Il rapporto dell'«eurobarometro» dice che il 63% degli
italiani teme di lasciare i propri dati su Internet....
Si tratta di un timore che ha ragioni diverse. Timori di
essere posti sotto controllo, furti d'identità, interferenze indesiderate come
quelle prodotte dal cosiddetto spamming, quando
cioè diventiamo bersaglio di invio di posta elettronica pubblicitaria da parte
di imprese che hanno avuto chissà come il nostro indirizzo telematico. Poiché
questi sono gli effetti di dinamiche di mercato e di interventi autoritari di
poteri pubblici, una rassicurazione può venire solo da specifiche regole di
garanzia, da una vera «Costituzione per Internet».
Aumentare la fiducia dei cittadini circa la sicurezza
delle transazioni via internet potrebbe trasformare la privacy da costo a
risorsa?
E' davanti agli occhi di tutti l'offerta di strumenti di
difesa contro lo spamming: la privacy come
occasione per nuove attività d'impresa. Conosciamo già casi in cui l'offerta di
un bene o servizio è accompagnata dall'assicurazione che i dati dell'acquirente
saranno cancellati appena conclusa la transazione: si pensa che - proponendo
insieme beni, servizi e privacy - l'offerta diventi più competitiva. La privacy
si trasforma così in una risorsa da spendere nel mercato.
L'esistenza di leggi a tutela della privacy può indurre i
cittadini ad abbassare la guardia?
L'idea che esiste una autorità di garanzia può tradursi in
un affidamento, in una delega, e quindi in una caduta di attenzione. E'
indispensabile, allora, insistere con forza sul fatto che la vera novità delle
leggi sulla privacy sta nel costituire ciascuno di noi come «garante di se
stesso», dunque titolare di un potere che può essere agevolmente esercitato in
forme individuali o collettive. Le autorità di garanzia non monopolizzano la
tutela. Sono il segno di una indispensabile attenzione pubblica,
dell'impossibilità di lasciare i cittadini soli a competere con i signori
dell'informazione, ma in un contesto dove è auspicabile l'attivismo dei
cittadini.
Ma chi è veramente in grado di farlo? E come?
Esiste un privacy divide
che riguarda le aree territoriali, il reddito, l'istruzione, l'accesso alle
nuove forme di conoscenza. Ma può essere ridotto da politiche di
alfabetizzazione informatica concepite come apprendimento critico della
tecnologia per evitare squilibri tra coloro che hanno piena disponibilità del
sapere e chi non è consapevole della propria condizione di esclusione,
occultata dalla disponibilità materiale dei mezzi informatici.
Serve un'alleanza tra norme di garanzia e privacy enhancing technologies. E' palese la necessità di
un quadro di adeguate garanzie «costituzionali» per la comunicazione in rete.
Ma la consapevolezza che questo è un tema rilevante ha
modificato il comportamento delle imprese? In altri termini, le aziende
rispettano la legge sulla privacy?
In generale, continuiamo ad incontrare più difficoltà a far
rispettare la legge nel settore pubblico che in quello privato. Casi
significativi di violazione si sono verificati nel settore bancario, in quello
dei servizi di telefonia. Sono state effettuate ispezioni, e sono già numerosi
i casi di denunce all'autorità giudiziaria.
Oggi le imprese pretendono di controllare la posta
elettronica ai dipendenti. Non e' una violazione dello statuto dei lavoratori?
Il controllo della posta elettronica incide anzitutto sulla
«libertà e segretezza della corrispondenza e di ogni
altra forma di comunicazione», come recita l'articolo 15 della
Costituzione. Può diventare, insieme ad altre forme di sorveglianza
elettronica, parte di programmi di controlli a distanza, vietati dallo Statuto
dei lavoratori. In via di principio, dunque, non è ammissibile. Può diventarlo
solo in contesti particolari, in casi specifici, e con ulteriori e forti
garanzie. Il divieto di raccogliere informazioni sulle opinioni politiche
religiose o sindacali del lavoratore da parte del datore di lavoro è la
premessa necessaria per manifestarle liberamente senza correre il rischio della
discriminazione.
La moltiplicazione e l'integrazione dei database che a
livello europeo monitorizzano i comportamenti dei cittadini europei ci pone una
domanda: chi controlla il controllore?
Sarebbe troppo facile sostenere che le autorità di garanzia
sono soggette al controllo diffuso dei cittadini. Per quanto riguarda le
autorità specificamente volte alla tutela dei diritti fondamentali, come sono
appunto quelle riguardanti la privacy, in esse si esprime una precisa linea:
accompagnare l'attribuzione individuale dei diritti con istituzioni che possono
contribuire a renderne effettiva la realizzazione. Rimane comunque essenziale
assicurarne l'indipendenza.
L'Unione europea è impegnata in un braccio di ferro con
gli Usa circa le garanzie del trasferimento dei dati dei passeggeri dell'Unione
verso il dipartimento americano per l'«Homeland security» che non darebbe
adeguate garanzie di tutela dei dati. Qual è la situazione oggi?
La Commissione non è mai riuscita ad essere, o piuttosto non
ha mai voluto rappresentare, una vera controparte ai diktat
dell'amministrazione americana. Oggi è reale il rischio che i dati riguardanti
i passeggeri delle linee aeree tra Europa e Stati Uniti vengano trasferiti
senza adeguate garanzie, contribuendo ad accrescere il potere americano di
controllo planetario delle persone. Ma il parlamento europeo ha chiesto uno
stop a tutto questo e noi oggi siamo più fiduciosi in un esito della vicenda
che dia adeguate garanzie ai cittadini europei..
Si continua a ritenere che la raccolta e l'analisi dei
dati dei singoli cittadini siano funzionali a garantire la sicurezza di tutti.
Ma come si spiegano gli attentati dell'11 settembre?
Le nuove richieste di sorveglianza vengono giustificate
proprio con l'argomento che le passate raccolte di informazioni non sono state
in grado di evitare gli attentati. Si omette così di prendere in considerazione
le gravi manchevolezze dei sistemi di intelligence,
ci si affida ad una deriva tecnologica che trasforma tutti i cittadini in
potenziali sospetti, si entra in rotta di collisione con il quadro dei diritti
fondamentali. L'esperienza invece dimostra possibile trovare il giusto
equilibrio tra sicurezza e privacy. Con l'argomento della lotta al terrorismo,
invece, si vuole estendere la sorveglianza senza limiti. Il conflitto, allora,
diviene quello tra sicurezza e democrazia.