![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 3 MARZO 2004 |
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La storia della vita a tre gambe
Pubblicata
la monumentale opera di Stephen Jay Gould «La struttura della teoria
dell'evoluzione». Un importante contributo per comprendere la storia della vita
sul pianeta che innova profondamente il pensiero di Charles Darwin La
differenziazione e la selezione sono i due momenti che costituiscono la
«macchina» della teoria dell'evoluzione. Ma i suoi tre principi logici sono nel
rapporto che si stabilisce tra organismi, selezione naturale e microevoluzione
L'intreccio
fra la teoria di Darwin e le idee dominanti nella società del suo tempo fu, fin
dalla sua nascita, assai stretto. Essa ne fu fortemente influenzata, e, a sua
volta esercitò un condizionamento altrettanto forte sulla loro evoluzione.
Tutti sanno ad esempio che lo stesso Darwin riconobbe di aver tratto dalla
teoria di Malthus sulla diversità fra il tasso geometrico di incremento della
popolazione e quello aritmetico delle risorse disponibili l'idea della
competizione fra gli individui per la sopravvivenza che conduce alla selezione
dei «più adatti». Ed è proprio questa idea che caratterizza l'influenza, che ha
assunto connotati pessimi, esercitata a sua volta dal darwinismo agli inizi del
Novecento sul «socialdarwinismo» di Herbert Spencer, che a sua volta sfocia
nell'eugenetica di Galton e nelle peggiori farneticazioni razziste, diventando
esaltazione della lotta feroce per la vita di tutti contro tutti. Nella seconda
metà del secolo, tuttavia, si è delineato un mutamento sostanziale nel panorama
delle scienze. Parafrasando Koyré, esso si potrebbe riassumere con la formula: Dall'universo
delle leggi naturali al mondo dei processi evolutivi.
Dall'evoluzione dell'universo all'evoluzione della vita sulla terra;
dall'evoluzione della mappe cerebrali all'evoluzione del sistema immunitario;
dall'evoluzione dell'uomo e della sua mente all'evoluzione delle società e
delle loro istituzioni, si è affermato un punto di vista che ha tratti comuni
per spiegare, mediante l'azione congiunta di caso e necessità, il divenire
della realtà. In sintesi, il pensiero evolutivo è diventato componente
essenziale dello spirito del tempo. «Non ci sono - arriva a dire il biofisico
Mario Ageno - per i fenomeni biologici altre spiegazioni che quelle evolutive».
Questa premessa mi serve per spiegare perché il libro di
Stephen J. Gould La struttura della teoria
dell'evoluzione (Codice edizioni, pp. 1732, € 58) rappresenta per me - che
pure non sono di professione biologo - un testo essenziale, anche se difficile,
per la formazione di una cultura scientifica al passo con i tempi. La conoscenza
a fondo delle modalità e delle caratteristiche dell'evoluzione di tipo
darwiniano è infatti necessaria proprio per poterla distinguere da forme di
evoluzione basate su meccanismi differenti, oppure volte a spiegare fenomeni
completamente diversi.
Ricordo di sfuggita, perché è ben noto, che la natura
darwiniana di un processo evolutivo si può riassumere dicendo che esso è il
frutto di due momenti concettualmente distinti, che coinvolgono soggetti
diversi.
Il primo è la differenziazione
degli individui di una «popolazione» omogenea per effetto di una molteplicità
di fattori non finalizzati e indipendenti dall'ambiente, i cui caratteri sono
ereditati da una generazione successiva più numerosa di quella precedente. Il
secondo, che coinvolge l'intera popolazione, è quello della selezione, da parte dei vincoli ambientali ai quali tutta
la popolazione è sottoposta, di quegli individui che hanno acquisito o
ereditato proprietà che li rendono più adatti a sopravvivere e a riprodursi a
un tasso più elevato.
Secondo Gould, tuttavia, l'essenza e la forza della
rivoluzione darwinianana - ed è questo il filo conduttore di tutto il libro -
non stanno in questi due momenti che della teoria costituiscono, per così dire,
soltanto la «macchina». Sono invece tre principi logici fondamentali a renderla
capace di generare una spiegazione coerente dell'intera storia della vita.
Questi tre principi sono, nell'ordine: gli organismi sono gli unici soggetti sui quali si esercita la selezione; la
selezione naturale è l'unica causa dell'evoluzione; la microevoluzione è
l'unico processo in grado di produrre l'intera panoplia della diversità
tassonomica e della complessità anatomica della storia della vita.
Poste così le basi concettuali della teoria darwiniana - che
Gould metaforicamente identifica con le gambe di un tripode sulle quali essa
poggia - l'autore procede nella sua ambiziosa operazione di restauro e di
rinnovamento intesa a ridare ad essa il suo ruolo storico di interpretazione
unitaria, ma flessibile e articolata, dell'intera storia della vita. Ognuna
delle tre gambe, senza perdere la propria originaria specificità, si
arricchisce così di nuove forme.
La prima vede una moltiplicazione dei soggetti, introducendo
così un modello gerarchico dell'evoluzione. Dal livello unico degli organismi,
i livelli capaci di evoluzione autonoma diventano molti, al disotto (geni e
cellule) e al disopra (demi, specie, cladi) di esso. Il caso più discusso è
quello della selezione di specie, che si pone la domanda se le specie possano
essere considerate alla stessa stregua degli organismi darwiniani come unità di selezione - che nascono, si riproducono a tassi
differenti e si estinguono, dando origine alla macroevoluzione delle cladi - e,
in caso affermativo, quali siano i fattori del processo che le coinvolge.
Tra di essi emerge, a tutti i livelli, la natura degli
individui in quanto «interattori» (cioè capaci di interagire attivamente oltre
che passivamente con l'ambiente) e non semplici «replicatori». E questo, tra
l'altro, l'argomento principale della polemica serrata di Gould nei confronti
della teoria del «gene egoista» di Richard Dawkins.
Ancor più vario e articolato è l'arricchimento delle
caratteristiche della seconda gamba del tripode, sia dal punto di vista
dell'impianto teorico, che di quello della corroborazione empirica, fondato
sulla discussione degli effetti, talvolta molto vistosi, dei vincoli storici e
strutturali che si aggiungono all'unica causa postulata da Darwin
dell'evoluzione, la selezione naturale. Fra i primi Gould cita come
fondamentali due scoperte recenti: l'omologia
profonda, e il parallelismo, ossia
l'osservazione che i maggiori phyla separati
da centinaia di milioni di anni di evoluzione - per esempio gli insetti e i
vertebrati - condividono ancora canali di sviluppo a base genetica comune.
Per i secondi, l'esempio centrale è quello fondato
sull'analogia con le «lunette di S. Marco», elementi architettonici
originariamente derivanti da necessità strutturali di elementi primari - nel
caso specifico cupole o archi - e successivamente utilizzate per altri fini. Da
questo processo nasce il concetto di ex-attamento
(exaption) che sta appunto a indicare la
trasformazione di un sottoprodotto o di un effetto collaterale in qualcosa che
adempie a una nuova funzione non prevista. Ed è nell'insieme di tutti i
potenziali possibili ex-attamenti che Gould vede uno dei fattori fondamentali
della macroevoluzione.
E' da sottolineare inoltre che, in materia di vincoli
strutturali, Gould apre la porta a tutto il filone delle teorie strutturaliste,
da D'Arcy Thompson fino a Brian Goodwin e Stuart Kauffman, sia pure
criticandone l'aspirazione a fornire spiegazioni universali in antitesi a
quella darwiniana. Del primo, ad esempio coglie l'attenzione per il ruolo
determinante delle leggi fisiche e delle regolarità geometriche nel plasmare la
crescita e la forma degli organismi, e dell'ultimo la individuazione di «ordine
gratuito» nella materia vivente come risultato dei processi di
autorganizzazione e di evoluzione della vita «sul bordo del caos».
Da ultimo, ma non per importanza, è la novità introdotta a
modifica della terza gamba. Essa non si propone di sostituire la
microevoluzione - che rimane fonte di cambiamento continuo e graduale nel breve
periodo - come meccanismo del cambiamento evolutivo, ma ne altera
sostanzialmente la forma, concentrando in momenti di rapido mutamento gli
eventi della formazione e della scomparsa delle specie, separati da un lungo
(geologicamente parlando) periodo di stasi durante il quale esse rimangono immutate.
E' la teoria degli «equilibri punteggiati» introdotta appunto da Eldredge e
Gould nel `72, fondata sulla constatazione empirica del fatto che la
documentazione fossile non mostra evidenza di quelle modificazioni lente e
graduali delle specie che avrebbero dovuto trasformarle l'una nell'altra.
Per finire voglio tornare rapidamente sulle considerazioni
iniziali relative alle possibili estrapolazioni di alcuni tratti del processo
dell'evoluzione biologica a fenomeni evolutivi di altra natura e in particolare
a quelli culturali e sociali.
Anche da questo punto di vista, che a me interessa
particolarmente, questo libro apre prospettive interessanti. In esso infatti
compaiono spunti per possibili estensioni di alcuni aspetti particolari del
processo di evoluzione biologica, contribuendo a far uscire la questione
dell'evoluzione culturale dalla banalità dei due errori speculari - da una
parte l'affermazione liquidatoria che essa è soltanto di tipo lamarckiano e
dall'altra la stravagante invenzione dei «memi» di Dawkins - che si compiono in
genere quando si parla di queste cose. Non è del resto la prima volta: chi
conosce i trecento saggi scritti da Gould per Natural
History, raccolti negli straordinari libri che ne hanno fatto il migliore e
più popolare scrittore contemporaneo di scienze della natura sa bene che questi
temi non gli sono estranei.