RASSEGNA STAMPA

20 FEBBRAIO 2004
MARIO COFFARO
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Il giudice Santosuosso: «Operarla per forza sarebbe stato un reato»

Giudice a Milano dal 1978, tra i fondatori della Consulta di bioetica, autore del “progetto di formazione dei giudici in bioetica” approvato dal Csm nel 1998, Amedeo Santosuosso, ha scritto numerosi saggi sui diritti della persona di fronte alle cure, l’ultimo, “Corpo e libertà. Una storia tra diritto e scienza” (Raffaello Cortina, 2001).
Dottor Santosuosso, la vicenda della signora Maria, ci insegna qualcosa?
«Situazioni del genere sono le più drammatiche tra quelle di fronte alle quali possa trovarsi un medico. Perché è il caso in cui il medico non incontra un ostacolo di tipo tecnico, ma la stessa volontà del paziente. Ma la Costituzione (art.13 e 32), la Convenzione Europea sulla biomedicina, la Carta dei diritti di Nizza, sanciscono il diritto fondamentale del cittadino all’integrità della persona. Il medico non può intervenire sul corpo di una persona senza il consenso della stessa. Qui non si tratta di disporre del proprio corpo, ma del diritto di impedire a qualcuno di intervenire sia pure a fin di bene sul proprio corpo».
Cosa l’ha colpita in questa vicenda?
«In modo positivo mi ha colpito l’orientamento della Procura di Milano che fin dal primo momento ha escluso la possibilità di intervento senza il consenso della persona, perché in caso contrario sarebbe stato commesso un reato. È cambiato qualcosa rispetto a qualche anno fa quando in un ospedale milanese fu fatta una trasfusione ad un testimone di Geova non consenziente che poi morì e la procura dell’epoca non ebbe a rilevare elementi di reato. Mi ha colpito negativamente la pressione di televisioni e stampa tesa a convincere la persona a lasciarsi amputare il piede. Un conto è trarre spunto dal fatto per discuterne gli aspetti etici, sociali o giuridici, diverso è fare pressioni. A me è parsa una violenza».
È stata presentata un’altra proposta di legge sull’eutanasia, che ne pensa?
«Secondo me sarebbe possibile già allo stato attuale della legislazione consentire ad un malato terminale, impossibilitato nel fisico, ma perfettamente lucido di chiedere e ottenere da un medico consenziente aiuto a morire, senza che questo costituisca reato. Ma, con tutte le cautele e i limiti per evitare abusi, ben venga una legge chiara che tolga ogni dubbio su ciò che si può o non si può fare».

 

 

 

 

 

 

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