![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 18 FEBBRAIO 2004 |
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Natura
uomo cultura - Intervista al grande filosofo: venerdì la conferenza in Sant'Ilario
Galimberti: la tecnologia ci dominerà
E
nell'era di Internet anche l'eros è narcisistico e solitario
Venerdì 20 febbraio alle 21 in Sant'Ilario, nell'ambito del ciclo di incontri
dedicato al tema “Natura Uomo Cultura” a cura della Provincia, la nostra città
avrà l'onore di ospitare una delle menti più fervide del nostro tempo: Umberto Galimberti.
Galimberti insegna Filosofia della storia e Psicologia generale all'Università
di Venezia.
Con Feltrinelli, che sta curando la ripubblicazione della sua intera opera, ha
pubblicato “Psichiatria e fenomenologia” ('79), “Il corpo” ('83), “La terra
senza il male” ('84), “Gli equivoci dell'anima” ('87), “Il gioco delle
opinioni” ('89) “Idee: il catalogo è questo” ('92), “Parole nomadi” ('94),
“Orme del sacro” (2000, premio nazionale Corrado Alvaro 2001) e il recente “I
vizi capitali e i nuovi vizi”. Galimberti è inoltre l'autore del volume
filosofico più interessante degli ultimi decenni: “Psiche e techne. L'uomo
nell'età della tecnica” (1999), in cui approfondisce le tematiche implicite nel
titolo della rassegna che lo ospita. Tematiche intrinseche all'esistenza
dell'uomo.
E' con infinita ammirazione e grande emozione che abbiamo rivolto, in anticipo,
alcune domande a Galimberti.
Professor Galimberti, la rassegna che la ospiterà venerdì, a Piacenza, è
stata aperta da Piergiorgio Odifreddi che ha sostenuto la necessità, presente e
futura, del connubio fra cultura scientifica e cultura umanistica. Lei cosa ne
pensa?
«Dissento. In futuro, Internet e la tecnologia faranno fuori la cultura
umanistica in maniera radicale. L'uomo non è più soggetto e la tecnica non è
più uno strumento a sua disposizione: è diventata l'ambiente che lo circonda e
lo costituisce, gli permette di misurarsi con i criteri di funzionalità ed
efficienza. In questo scenario, l'uomo è subordinato».
Nel suo ultimo libro “I vizi capitali e i nuovi vizi” c'entra, ancora una
volta, la tecnologia: la lussuria, ad esempio, oggi ha molto a che fare con il
mondo virtuale e i nuovi vizi dell'uomo sono, piuttosto, il consumismo, il
conformismo e la ricerca di un potere “vuoto”. Per quanto riguarda il futuro
dell'Eros, sembrano distanti le concezioni libertarie che sostenne Marcuse nel
suo “Eros e civiltà”, un testo che ho riletto recentemente trovando concetti
molto distanti dalla realtà odierna.
«Marcuse aveva questa idea ottimistica nel '68. Mi pare, invece, che la
struttura della civiltà oggi sia ampiamente tecnologica e consista in apparati
tecnici. E mi pare che anche la direzione erotica, che Marcuse intendeva non
solo come sessualità ma anche come “relazione con l'altro” e che rientrava in
un'idea di maggior tempo libero, a discapito del lavoro, sia lontana dalla
realtà. Oggi l'erotica è narcisistica, non relazionale e voyeuristica. La
visione della corporeità è vissuta da spettatori e non da soggetto all'interno
della relazione duale. Arriveremo a pratiche di onanismo solitario».
Un'amara prospettiva.
«Ma è così. La tecnica ci dà anche, dell'erotismo, un'altra dimensione: quella
della meccanicità del sesso che ha a che fare con il dissolvimento della
personalità. E' così anche nell'amore: oggi, dopo due volte che si esce
insieme, se non si va a letto non si fa nulla. Una volta c'erano l'attesa, la
scoperta, il corteggiamento».
In questo scenario, reale ma cupo, la Filosofia è diventata, negli ultimi
anni, sempre più in auge. Perché?
«La tecnologia dice come le cose devono essere fatte ma non ci dice nulla sul
“perché”, che va ad appannaggio della religione. La religione si occupa delle
cose del mondo e non di Dio, che perde quota. Dunque, la filosofia diventa una
delle domande fondamentali per l'uomo».
Caro professore, di fronte a futuri scenari, tanto aridi e asettici, ci
consigli una lettura particolare..
«Consiglio Kant. Quest'anno ricorre, tra l'altro, il bicentenario della sua
morte».
L'etica kantiana esalta la libertà umana come base dell'azione morale. La
ragione per Kant non è importante solo perché serve ad escogitare tutti i
miglioramenti della vita materiale, ma perché conferisce alla persona una
dignità superiore. Per questo ci è distante ma necessario?
«Kant è un filosofo da un lato molto distante dalla nostra realtà e dall'altro
molto vivo perché propone la scienza come modello. Ma oggi il fine è la merce e
non l'uomo».